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UN MORTO OGNI TANTO

Un morto ogni tanto

Per  Solferino, I libri del Corriere della Sera, è stato pubblicato a fine Ottobre  del 2018 il libro del Giornalista Paolo Borrometi dal titolo:  “Un morto ogni tanto“ e dal sottotitolo: La mia battaglia contro la mafia invisibile.

Un libro di 262 pagine già alla seconda edizione scritto con un linguaggio semplice, chiaro, molto scorrevole nella lettura che, in forma di diario, racconta fatti accaduti e documentati che hanno riscontri nei conseguenti arresti dei vari mafiosi e capi clan soprattutto delle varie Città e Paesi della Sicilia, in particolare delle provincie di Ragusa e di Siracusa, provincie dove si coltiva  e si spedisce in grandissima quantità  “l’oro rosso“ ,cioè il pomodorino di Pachino, da dove partono 300 camion al giorno,150 dalla sola Città di Vittoria.

Paolo Borrometi è un Giornalista d’inchiesta di Ragusa che scrive di mafia, da anni vive a Roma sotto scorta per avere subito insulti, pestaggi da cui ha riportato una menomazione a una spalla.

A Modica, nella Città dei suoi genitori, gli è stato incendiato il portone di casa subendo minacce di morte dai capi clan di Ragusa, Siracusa e Catania a causa delle sue inchieste fatte con degli articoli pubblicati sul giornale online La Spia, di cui è Direttore.

Negli ultimi tempi ha subito anche un furto di documenti importanti per le sue inchieste nella sua casa di Roma.

Applicando nelle sue inchieste la teoria del doppio schermo, cioè distinguendo la mafia grezza, che spara e ammazza, da quella dei colletti bianchi, silenziosa, quella degli imprenditori, molto spesso infiltrata nella politica, che si nasconde dietro quella violenta facendo corruzione e di conseguenza affari, ha decostruito  e smascherato i giuochi dei vari clan scoprendo anche che nelle  “provincie babbe“, così vengono definite le provincie di Siracusa e Ragusa, hanno trascorso la latitanza Matteo Messina Denaro e Bernardo Provenzano da dove hanno controllato il territorio e gestito i loro affari.

Le sue inchieste fatte con La Spia non si contano, vanno dallo scioglimento del Comune di Scicli, poi commissariato, al Mercato ortofrutticolo di Vittoria, il Mercato più grande del Sud Italia dove viene utilizzata mano d’opera che proviene soprattutto dalla Romania e dalla Polonia, migliaia di stranieri tra regolari e irregolari, mano d’opera composta soprattutto da donne in cui lo sfruttamento è una norma non scritta ma molto diffusa.

L’ inchiesta sulla droga che partiva dal Porto di Gioia Tauro per arrivare alla provincia di Ragusa.

Sul mercato e spaccio di droga nelle Piazze di Siracusa.

Sulla presenza mafiosa nel Sud Est siciliano di Cosa Nostra.

Alcune inchieste hanno riguardato i rapporti di mafia e politica di Pachino e Avola.

Sui trasporti su gomma gestiti dai Casalesi dei Mercati Ortofrutticoli.

E ancora,sul commissariamento per mafia di Italgas …

Per Paolo Borrometi, Cosa Nostra che ha legami di affari a livello nazionale e internazionale, è diventata impresa che ricicla attraverso le Banche i propri capitali per immetterli nei circuiti della finanza internazionale.

Sembra strano, ma è una realtà, ad esempio che la provincia di Ragusa, scrive nel suo libro Borrometi, ha uno sportello bancario ogni 2000 persone, superando Milano, la Città più industrializzata del Bel Paese con uno sportello bancario ogni 2400 abitanti.

Si potrebbe dire che Paolo Borrometi ha perfezionato il metodo di Giornalismo d’inchiesta, perché documenta dettagliatamente ogni sua inchiesta, facendo nomi, cognomi, parlando di  parentele, rapporti con i vari clan delle varie provincie della Sicilia e non solo della Sicilia.

Un giornalismo d’inchiesta alla Pippo Fava, aggiungendo alle sue inchieste e nei suoi articoli le foto dei vari personaggi che fanno parte dei vari clan.

Articoli che diventano delle Cartografie, cosa mai fatta prima d’ora da un Giornalista riguardo la Zona Sud della Sicilia Orientale dove la ragione non è mai passata, perché facendo le dovute eccezioni, non si pratica l’esercizio della cultura civile, di conseguenza  si alimentano  quelle “radici mafiose“ di cui parla Leonardo Sciascia, che fanno nei fatti del Cittadino un suddito complice della delinquenza organizzata.

Nel suo libro entra a gamba tesa, quello che viene definito  il “Sistema Siracusa“, quel Sistema Siracusa che ha coinvolto Magistrati, Deputati regionali e nazionali, Petrolieri, Politici a più livelli, Professionisti, ex Magistrati, Faccendieri e Giornalisti, definito dalla stampa il più grande scandalo di corruzione di tutta l’Italia.

Paolo Borrometi, oltre ad essere il Direttore de La Spia, collabora con Agenda 21, l’AGI, Agenzia Giornalisti Italiani, Libera Informazione, TV 2000.

Decise di fare il Giornalista subito dopo avere saputo tramite la sua Professoressa del Liceo, che frequentava, della morte del Giornalista Giovanni Spampinato, un Giornalista che denunciava la criminalità mafiosa ragusana che venne ucciso nell’Ottobre del 1972,con sei colpi di pistola.

E’ divenuto sempre di più un Giornalista coraggioso, con la schiena dritta, che oltre ad impegnarsi a presentare libri, viene invitato in Convegni soprattutto nelle Scuole di tutta Italia, dove dialoga con gli Studenti dicendogli anche : che  “ peggio della mafia c’è solo la cultura mafiosa e degradata, quella del clientelismo e della mancanza di regole“ .

Il libro di Borrometi,  “Un morto ogni tanto“, oltre ad avere avuto infinite recensioni delle più importanti testate nazionali, continua ad essere presentato nelle varie Città e Paesi d’Italia.

Ci auguriamo che venga presentato anche a Noto.

Roberto Bellassai

Comitato per i Diritti del Cittadino


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