Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

708 views

#RICOSTRUIRE

I fischi di Genova al segretario PD Martina, al suo ingresso in chiesa per partecipare ai funerali di Sato per le vittime del crollo del ponte Morandi, sono l’immagine impietosa del crollo del Partito Democratico e della sinistra intera.

Un crollo che non è più solo elettorale.

Ricordano i fischi rivolti a Craxi nel 1992. Ricordano i fischi a Berlusconi nel 2011.

In entrambi i casi segnavano pure la fine di un’epoca, di una leadership.

Nel caso del PD, e con esso tutta la sinistra, quei fischi rappresentano la disapprovazione per una politica e per una classe dirigente, cui non solo si addebitano colpe per errori, ma che viene identificata tout court con l’establishment, corrotto ed incapace.

Sono la rappresentazione plastica della sconfitta elettorale del 4 Marzo.

Il risentimento verso una classe dirigente ed il suo partito, identificati come parte integrante di un sistema di potere che deve essere semplicemente scacciato via, è talmente forte che consente alle forze che oggi governano il paese, Lega e Cinque Stelle, di passare indenni sulle gaffe, sugli errori, sulle incompetenze ed impedisce che si levi tanto spontaneo quanto forte anche un grido di sgomento e di protesta quando sono i valori fondanti della nostra civiltà democratica ad essere scossi.La tentazione aventiniana del PD, attendere gli eventi mangiando pop corn, come il rifiuto di formulare uno straccio di analisi critica rispetto alle politiche di questi ultimi anni, nonché una classe dirigente che ritenendo siano stati gli elettori a sbagliare, rifiuta di guardare in faccia la realtà, di non accorgersi del baratro che ci sta di fronte, e consente l’ingresso di “soldati sciolti in paese vinto”.

Non ci sfuggono le ragioni profonde che consentono a vincitori di una competizione elettorale a porsi come soldati sciolti per dar voce alla necessità di cambiamento in una combinazione scellerata col risentimento.

Rintracciabili nella recente storia del nostro mondo globalizzato che ha tradito speranze ed aspettative. Che ha creato nuove fasce di povertà. Che ha escluso e dimenticato. Che ha allargato la forbice fra garantiti e non.

Non ci sfuggono. Al contrario partiamo proprio da queste ragioni.

Perché possono trasformarsi da fondamento del risentimento contro l’establishment e di una politica che innalza muri e fili spinati, a ragione per una nuova mobilitazione e di impegno per una nuova e moderna sinistra.

Lo sgomento e lo smarrimento di questi giorni sono pure figlie dell’atteggiamento assolutamente e gravemente irresponsabile della classe dirigente delle forze e partiti della sinistra.

Non solo il PD, ma anche il PD.

La waterloo del 4 Dicembre. Lo tsunami del 4 Marzo. Cosa ad altro bisogna assistere per comprendere che una stagione, quella del renzismo e quella dell’anti renzismo è per sempre tramontata.

Cosa altro bisogna attendere per capire che non si è trattato di normali sconfitte elettorali, conseguenza di errori tattici o scelte contingenti o divisioni interne, piuttosto che causate da una politica sbagliata, che ha scordato i valori della sinistra, che nel ritenere tramontato il conflitto di classe non ha visto un nuovo conflitto, quello che in modo strisciante, come un fiume carsico, scorreva sotto i nostri piedi, pronto ad emergere in modo impetuoso e travolgente non appena improbabili leader, uomini incolti, rappresentazioni grottesche, sono stati capaci di dare voce a chi voce non aveva, di urlare il malessere ed il malcontento.

Questa nuova classe è quella composta dagli esclusi. Esclusi dai diritti.

Il diritto al lavoro, il diritto alla pensione, il diritto allo studio, il diritto alla salute, il diritto alla dignità.

A questa classe una sinistra nuova e rinnovata deve essere capace di rivolgersi.

Con la consapevolezza che non si tratta di fare oggi opposizione, ma di costruire una alternativa. Con la coscienza che non si tratta di ribaltare una sconfitta in vittoria elettorale.

Si tratta di evitare, impedire la triste deriva culturale verso cui viaggiamo, per recuperare e far di nuovo prevalere i valori della nostra cultura democratica, della nostra Costituzione, i valori e i diritti dell’uomo.

Di certo questo obiettivo non potrà essere ancora delegato ad una classe dirigente irresponsabile, autoreferenziale e pronta a perpetuarsi, incapace, ancor più che fare opposizione, di creare una alternativa.

Senza rottamazione. Ma con assunzione piena di responsabilità.

Con i partiti. Ma oltre i partiti.

Un campo ampio, che abbia come protagonisti nuove energie, non ridotto a somma di sigle, nel quale tutti possano riconoscersi. Dentro il quale possa nascere una identità collettiva ed un senso di appartenenza.

Gli uomini e le donne con una storia di sinistra oggi disillusi e delusi.

I movimenti civici che nella storia più o meno recente hanno rappresentato un presidio di legalità, di civiltà, di partecipazione. Che hanno incarnato e rappresentato la voglia di cambiamento.

Partire dalle periferie della politica per invadere i luoghi ove in questi anni si sono consumati i tristi riti delle diatribe politiche e delle rese dei conti e con essi le residue speranze di seria assunzione di responsabilità.

Ecco, quindi. Assunzione di responsabilità.

Questo è l’appello che lanciamo a uomini, donne, movimenti che non vogliono rassegnarsi e sentono il dovere di assumersi la responsabilità.

Organizziamoci, creiamo una rete di contatti, confrontiamoci, discutiamo.

Con un nuovo linguaggio, che ponga al centro l’uomo, in quanto titolare di diritti, oggi negati.

Con una nuova consapevolezza, del baratro che si apre dinnanzi a noi e della ineludibile necessità di invertire la rotta.

Senza richiesta di abiure. Senza pretendere sconfessioni e ammissioni di colpa.

Tutti. Insieme. Da noi, solo da noi può iniziarsi un nuovo percorso. Il percorso per i diritti.

“Cosa si fa quando cade un ponte, Lloyd?”

“Ne si ricostruisce immediatamente uno più solido, sir”

“Ma quale ponte può essere costruito in così poco tempo?”

“Quello che unisce il dire al fare, collegando tra loro le persone, sir”

“Un ponte che non crolla, Lloyd…”

“Come tutto ciò che viene fatto più dall’umanità che dagli uomini, sir” “Rimbocchiamoci le maniche, Lloyd”

“Immediatamente, sir”.

FIRMATO

 

SESTO AVOLIO
ROSEMARIE BEVELACQUA
ROSA BOLOGNA
SALVO BOSCARINO
ALBERTO CALVO
LUIGI CALVO
NATALE CARISTIA
SEBY FERLISI
CARMELO FILINGERI
CORRADO FIORETTI
FRANCESCO FIORETTI
GIORGIO GIANNONE
SANTO GIUCA
MARCO LOREFICE
LUCA LOREFICE
GIUSEPPE MALANDRINO
GIOVANNI MAZZONE
CORRADO MODICA
LARA MONACO
FRANCESCO MONACO
ALESSANDRO NOVITA’
SILVANA PITTORE
CETTINA RAUDINO
GIOVANNI RUBINO
GIUSI RUBINO
ALDO TIRALONGO
PAOLO TIRALONGO
GIOACCHINO TIRALONGO
SALVATORE TORO
SALVATORE VACCARELLA

Questo articolo è stato visualizzato 710 volte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.