Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

966 views

BEATA INCOSCIENZA

Ancora siamo inTESTA NELLA SABBIA diciannove“. Così ha dichiarato non più tardi di ieri, un notabile di Bruxelles riguardo all’imminente possibilità della “Grexit”. Sembra la vecchia barzelletta di quello che cascando dal diciannovesimo piano, si meraviglia per quelli che gridano, al suo veloce passaggio ai vari piani, dicendo loro, di rimando, di non accalorarsi perché, in fin dei conti, al momento è ancora vivo.

A noi poveri osservatori di provincia, lontani mille e più miglia dai centri di potere che contano, non resta che attenerci ai fatti. E i fatti, al di là della salutare tara che occorre doverosamente fare ai mezzi di informazione italiani e non solo, dobbiamo ammetterlo, non sono per niente rassicuranti. Specie se si constata che tali tendenze dipendono, per la quasi totalità,  da fattori talmente “macro” che  li rende difficilmente modificabili, se non con compiute strategie di medio e lungo periodo. Proprio quelle che, sembra, manchino del tutto ai livelli nazionali ed europei.

Ognuno di noi, anche in funzione del grado di paranoia che ci affligge,  darà, più o meno consapevolmente, maggiore o minore peso all’uno o all’altro motivo, sia esso la “selvaggia” e a tratti autolesionista – almeno per noi – finanza internazionale, o l’epocale coincidenza ormai consolidatasi tra sviluppo demografico ed economico in aree come la Cina, l’India, il Brasile, il Sudafrica e la Federazione Russa (il cosiddetto BRICS) che da soli comprendono, rispetto al resto del mondo, il 42 percento della popolazione e il 20 percento del PIL. O a quello che appare ormai il conclamato fallimento del progetto di unità politica europea.

Certamente problemi di dimensioni tali da far tremare i polsi ai sistemi di governo “occidentali”, tutti condizionati da scadenze elettorali di breve periodo e quindi, in un certo senso, strutturalmente poco attrezzati a promuovere e mantenere strategie, più o meno trans-nazionali, di lungo respiro come richiedono le sfide in atto.

Parole come “sviluppo sostenibile“, “capitalismo etico“, “solidarietà internazionale“, “globalizzazione” (nella sua accezione non economica) sono destinate, inesorabilmente, a cozzare sempre di più con altre  come, “ragione di stato“,  “esigenze di mercato“, “mantenimento dello stile di vita“, “interesse nazionale“, “identità nazionale“.

A ben vedere sembra proprio che l’allineamento di tanti astri sfavorevoli o, se vogliamo, l’affollarsi di tutti questi “nodi che vengono al pettine“, sia frutto non del caso, ma della sistematica miopia con cui si è affrontata l’espansione del teatro dello sviluppo economico e/o demografico mondiale senza un altrettanto adeguato sviluppo politico e culturale da parte dei nuovi attori in gioco. Negli anni, inevitabilmente, anche loro, ciascuno a proprio modo, si evolverà verso modelli di sviluppo più “sostenibile“. Sì, ma nel frattempo?

Un’ipotesi, di certo non peregrina, è che nel giro di un paio di generazioni l'”occidente” che noi conosciamo, verrà definitivamente surclassato, politicamente ed economicamente, dalle superpotenze asiatiche. Nella storia delle civiltà non sarebbe per nulla una novità. Non saremmo né i primi, né gli ultimi a scomparire.

Ma potrà sembrare una banalità, quasi una forma di ottuso egoismo, ma la variabile tempo, in relazione alla durata delle  vite nostre e dei nostri figli, rischia di monopolizzare tutte le nostre risorse, giustificando cedimenti di “tensioni morali“, dei più elementari principi di civile convivenza. Dati i “mala tempora” e i limitati mezzi a disposizione, già per tanti è abbastanza riuscire a garantirsi una parvenza di serenità per se stessi, a volte persino per i propri figli. Ai nipoti ci pensi Iddio, il Misericordioso.

Con questo brevissimo respiro, basta un niente per mutare le sorti di intere comunità, se non di nazioni. Due o tre attentati e si mette in ginocchio il turismo in Tunisia (7 per cento del loro PIL). Tragiche cause e disastrose conseguenze facilmente riproducibili anche dalle nostre parti, dove l’economia legata al turismo, così debole nei confronti di pericoli come quelli accennati, la si intende come rapida soluzione taumaturgica anche dell’annosa “questione meridionale“.

Siamo a due passi dal teatro di esodi biblici, da zone di instabilità politica e militare in preoccupante peggioramento. Siamo forse nella parte di Europa più vicina agli avamposti dell’ISIS. La Sicilia è più vulnerabile al recepimento di problematiche sanitarie, proprie di altre aree del mondo,  derivanti dallo sconcertante sistema di “accoglienza” & “fuga incoraggiata”, adottato dalla nostra impareggiabile nazione per le centinaia di migliaia di disperati che utilizzano la nostra regione come scoglio per guadare il Mediterraneo. Non è un segreto, tra l’altro meritevolmente segnalato anche in questo blog, l’impennata (più del 600 per cento in dieci anni, se ben ricordo) della positività alla tubercolosi in Sicilia. Un’altra bella potenziale tegola per il turismo salva tutto.

Basta guardarci intorno ed anche interrogarci, per verificare che nulla di tutto questo ci turba più di tanto. I martellanti telegiornali riescono a delocalizzare in lontane zone neutre del nostro immaginario anche ciò che avviene davanti al nostro uscio di casa.

Caschi il mondo, alzi la mano chi ha già pronto un suo piano B.

Gli antichi dicevano “unni va l’acqua va u bruoru“. Perché quindi affannarci? Crollerà l’attuale sistema politico-economico? Il tarlo dell’impotente insicurezza da terrorismo infesterà anche le nostre più elementari abitudini di vita?

No problem. Gli antichi, sempre loro, quelli che per definizione sono passati già da tempo a miglior vita, dicevano anche “il tempo è galantuomo“. Ma quanto tempo?

LINCONTINENTE


Questo articolo è stato visualizzato 1.117 volte

3 Responses to BEATA INCOSCIENZA

  1. avatar

    Dubbioso Rispondi

    29 giugno 2015 at 12:51

    Che faccio, vado in banca a ritirare i quattro euro che posseggo?

  2. avatar

    pericle Rispondi

    30 giugno 2015 at 08:12

    Finalmente è chiara l’intenzione dei capi dell’unione europea, mandare a casa l’attuale governo greco. Forti ingerenze sulla sovranità nazionale ellenica da parte di tutti i governi. Nel 2011 decretarono la fine di berlusconi. A Renzi hanno fatto capire la lezione e si è stato immediatamente a cuccia, Tsipras è un osso più duro e si è appellato al popolo greco.

  3. avatar

    Varufakis Rispondi

    30 giugno 2015 at 08:29

    Bruxelles e i Paesi europei hanno scelto: non si tratta più. L’unica via che il popolo greco ha per restare nell’euro è votare sì al referendum di domenica. È una discesa in campo senza precedenti nella storia dell’integrazione europea quella messa in atto oggi dalla Commissione, seguita a ruota dal Parlamento, allineati a loro volta con le indicazioni arrivate poco dopo dai leader europei, Merkel in testa. Un ingresso diretto nella campagna referendaria che ha l’effetto di chiedere di fatto ai cittadini di sfiduciare il proprio premier in carica. Un’iniziativa storica, che indipendentemente dall’esito dalla consultazione crea un precedente per il futuro dell’Unione. Quello che, senza ormai nemmeno troppi misteri, era stato realizzato sottotraccia nel 2011, con le manovre per costringere alle dimissioni Silvio Berlusconi durante la crisi dello spread, ora si replica in modo più scoperto con il premier greco Alexis Tsipras. Le istituzioni vogliono la sua testa per tornare a negoziare con un nuovo governo. Quasi inevitabile, in caso di un successo dei sì che sconfesserebbe la politica del premier greco costringendolo alle dimissioni.

    Ma se Hollande, la Merkel, e tutti gli altri vogliono decidere sul destino di uno stato sovrano, ne vogliono cambiare il governo perchè non si sciolgono le sovranità nazionali e si realizza lo stato unito d’europa?

    Semplice, perchè hollande e la Merkel e Camerun vogliono comandare sia a casa loro che in casa d’altri.

    Forza Grecia e forza Tsipras

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *