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OSPEDALE TRIGONA E COVID19: NON SIAMO LA SVIZZERA!

Esattamente un anno fa aveva luogo l’ultima manifestazione contro il definitivo smantellamento dell’Ospedale Trigona. Smantellamento avvenuto lentamente, ma, inesorabilmente a partire dal 2009.

L’ultimo atto si è consumato nell’autunno del 2019 con la chiusura del Pronto Soccorso del Trigona, riaperto dalle 8.00 alle 18.00, il 7 dicembre 2019, un “grande risultato” per alcuni.

Per noi di Passione Civile l’ennesima umiliazione non soltanto verso la comunità netina, ma verso un intero territorio che, nel Trigona, ha sempre avuto un punto di riferimento importante.

Centomila persone, che nel periodo estivo raddoppiano, lasciate allo sbando, in balia di promesse mai mantenute da parte di chi è, in realtà, complice del depauperamento di un grande Ospedale, che doveva essere un punto di forza e che, invece, in poco più di venticinque anni dalla sua inaugurazione, da polo sanitario territoriale, è diventato “polo” della discordia tra due comuni, in cui a vincere, nel solito campanilismo di paese, non è nessuno, mentre a perdere siamo tutti.

Chi, fino ad oggi è stato a capo dell’amministrazione della città, non ha inteso arrestare o saputo invertire la rotta di questo declino.

A nulla sono serviti, la partecipazione di massa, l’occupazione del nosocomio, gli incontri, le tavole rotonde, i consigli comunali aperti, gli interventi delle TV locali e nazionali e, da ultimo, l’appello accorato di un nutrito gruppo di avvocati della provincia. O meglio, sono serviti per dare luogo al solito squallido teatrino tra Sindaci, Assessore regionale alla Sanità e vertici dall’ASP 8 di Siracusa che si sono autoassolti secondo una visione presuntuosa e falsamente vicina alla gente.

Eppure, nei cinici piani di chi ci impone dall’alto le sue decisioni, infischiandosene della salute dei cittadini, nel momento in cui pensavamo che i riflettori sulla dolorosa vicenda del Trigona si fossero spenti e la parola fine cadesse come un macigno sulle nostre teste, ecco che, un virus fa vacillare il sistema sanitario nazionale, indebolito da anni di spending review, mostrando i limiti di una gestione che ha più o meno velatamente favorito la sanità privata. Migliaia di contagi, migliaia di morti, morti di virus e di spending review.

Mentre l’eccellente Sanità lombarda affonda e le altre Regioni del Nord sono in affanno, in Sicilia si cincischia, si perde tempo, ci si bea del “colpo di fortuna” che abbiamo avuto nella fortuita circostanza che il virus sia partito dal Nord.

Dalla Regione e dall’ Asp continuano ad arrivare  voci rassicuranti, la Sicilia, Siracusa e provincia una isola felice…………………….

Finché la stampa, attraverso il racconto dell’on.le Di Pasquale – amico di famiglia – ci fa conoscere il tragico epilogo dell’odissea vissuta dal compianto Calogero Rizzuto, direttore del parco archeologico di Siracusa, e la conseguente denuncia alla magistratura della famiglia Rizzuto dell’eclatante caso di mala sanità.

Finché non si infetta parte dell’Umberto I, medici, paramedici e infermieri fino alla sospensione dei ricoveri per Covid19.

Finché non partono le denunce di medici che, senza dispositivi di protezione individuale, senza reparti attrezzati adeguatamente, sono stati mandati a mani nude a combattere l’epidemia, come soldati disarmati in trincea.

Finché i vertici Asp, in tutto ciò, non riescono a rendere operativi come Covid Center, né il Trigona di Noto né il Di Maria di Avola, lasciando tutta la zona sud in balia del caso.

Finché il direttore generale dell’Asp 8, Dott. Salvatore Ficarra, non fa un clamoroso autogol mediatico, rifiutando di rispondere ai microfoni della trasmissione Report sulla morte dell’architetto Rizzuto e sulle sue implicazioni. Un atteggiamento del manager dell’Asp di Siracusa considerato da molti presuntuoso, omertoso e irrispettoso del dolore familiare.

Immagini, diventate virali e acquisite dalla magistratura, che hanno scosso le coscienze della comunità siracusana e che ha indotto il sindaco di Siracusa a chiedere le dimissioni dei vertici dell’Asp Siracusana.

Invece, in piena coerenza con quanto fatto nel passato, non si hanno notizie di interventi del Sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, e di Avola, Luca Cannata mentre l’on.le Gennuso, da sempre “presunto difensore” del Trigona fa sapere che chiedere la testa di Ficarra e Company non servirebbe a niente.

Però è lecito chiedersi, dunque, chi pagherà per la mala gestio del caso Rizzuto?

Chi pagherà per la mala gestio dell’emergenza dell’epidemia in provincia di Siracusa?

Chi pagherà per l’abbandono di migliaia di cittadini al loro destino?

Nel frattempo, si scopre che il Piano Pandemia della Regione Sicilia, a firma dell’ex assessore alla Sanità M. Russo, è fermo al 2009 e mai rinnovato secondo la legge che ne prevede il rinnovamento e l’adeguamento triennale.

Qualcuno ci dica, a questo punto, dove inizia e dove finisce la discrezionalità politica degli organi deputati all’osservanza di una legge, considerato che il Piano Pandemia può tranquillamente dormire in un cassetto, mentre la logica della rifunzionalizzazione non può essere rivista nell’interesse della salute dei cittadini.

Di ieri la notizia che la prima testa è caduta, quella del Direttore Sanitario dell’Umberto I. Probabilmente, non sarà l’ultima.

Cadrà la testa di Ficarra?

E di Anselmo Madeddu, direttore distrettuale dell’Asp 8, che ci ha sbattuto in faccia le sue indegne parole “Non siamo la Svizzera!” che ne sarà?

Resteranno saldamente a cavallo come l’assessore Razza?

Possiamo tentare una facile previsione: cadranno solo quelli non più ritenuti utili alla sopravvivenza di un sistema collaudato che mai si è basato sul metro del merito, ma sull’aggancio politico.

Su di essi saranno scaricate le responsabilità per l’oggi e non per ieri, quando tutti banchettavano sul cadavere della Sanità pubblica della provincia.

Cadrà chi non serve e verrà sostituito da altri, utili alla sopravvivenza di un sistema profondamente marcio.

Cadranno, si, alcuni cadranno per tacitare l’opinione pubblica e accontentare il popolo.

Ma a quanta ipocrisia dovremo ancora assistere?

Quanti insulti dovremo subire prima che qualcuno si assuma la responsabilità di un disastro annunciato?

La lezione più grande che il coronavirus ha impartito a tutti i Governi del mondo è sotto i nostri occhi: non si risparmia sulla pelle dei cittadini.

In attesa che la Magistratura faccia luce sulla scandalosa gestione della pandemia nella provincia di Siracusa, non possiamo abbassare la guardia sulla questione dell’ospedale Trigona di Noto, su cui non debbono spegnersi i riflettori passata l’emergenza Covid19.

Oggi, la città di Noto ha bisogno di conoscere il destino del Trigona, non domani, poiché al di là dell’epidemia, il nostro è un territorio vasto e fragile, a cui non serve una cattedrale nel deserto, ma un ospedale attrezzato ed efficiente in tutti i suoi reparti, pronto a far fronte, sempre e tempestivamente, alle necessità dei suoi cittadini.

Non si può morire di Coronavirus e tantomeno di spending review!

Passione Civile

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