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CINACRIA: I NUOVI COLONIZZATORI

L’AEROPORTO SARÀ COSTRUITO A CENTURIPE IN PROVINCIA DI ENNA A POCHI PASSI DA SIGONELLA. SE I CINESI NON RIESCONO A COSTRUIRE LO SCALO IN SICILIA SI SPOSTERANNO IN GRECIA AD ATENE. LE IMMAGINI SI RIFERISCONO AL PROGETTO ELABORATO DAI CINESI PER L’AEROPORTO CHE DOVREBBE NASCERE.LA STRUTTURA REINTERPRETAI PETALI DELLA ZAGARA IN VERSIONE HI TECH

5 kmdi piste e un costo stimato in 300 milioni di euro. I cinesi vogliono creare un aeroporto intercontinentale al centro della Sicilia, a Centuripe, a pochi chilometri da Enna e da Catania.

Un aeroporto che permetterà l’atterraggio di voli intercontinentali commerciali dalla Cina e dovrà servire a trasportare… merci, ma ancora i siciliani non hanno visto un business plan che accerti questa finalità.

Le merci cinesi, è fatto notorio, sono quelle con il minor valore sul mercato, e oggi il trasporto merci funziona con le navi piuttosto che con l’esoso trasporto aereo.

Come mai allora si vuol creare questo aeroporto?

Se lo è chiesto persino il segretario di stato Ilary Clinton, che in visita in Cina ha fatto domande su questa nuova struttura che dovrebbe sorgere accanto alla base statunitense di Sigonella.

 E non bastava che in Sicilia avessero forti interessi i cinesi, da pochi giorni persino una holding argentina ha messo gli occhi sopra la trinacria, dichiarando di voler gestire l’aeroporto di Comiso.

E sa da una parte sembra più una chimera la prospettiva argentina, dall’altra, Cinacria, l’aeroporto cinese sembra una realtà molto più concreta, tanto che vi è già un progetto, una zagara, una struttura che reinterpreta i petali del fiore d’arancio ma naturalmente in versione hi tech. I grandi dirigenti siciliani non si sono ancora confrontati con i progetti industriali e con gli studi di fattibilità di questo aeroporto; l’unico punto di riferimento per gli orientali, sarebbe l’università Kore di Enna con il suo presidente Cataldo Salerno e con il preside della facoltà di ingegneria, Giovanni Tesoriere.

Una cosa è certa, Cinacria servirà a collegarela Cinacon il Mediterraneo, per trasportare merci? Questo dato non sembra così assodato. Se dovessimo parlare di passeggeri, il traffico, come Malpensa, si aggirerebbe intorno ai 20 milioni di passeggeri e a Catania non sarebbe più necessario allungare la pista dell’aeroporto. Poco male, visto che i bene informati affermano, che la pista dell’aeroporto etneo non si allungherà mai. E sa da una parte ci sono coloro che caldeggiano questo progetto, dall’altra si stagliano delle ombre: Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo lancia un’allarme. “La mafia catanese – dice – negli ultimi anni si è dimostrata propensa ad investire negli affari”. E i terreni su cui sorgerà questo aeroporto, che tipo di terreni sono?

Fonte: Sudpress.it

 


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One Response to CINACRIA: I NUOVI COLONIZZATORI

  1. avatar

    admin Rispondi

    24 aprile 2012 at 17:16

    Non prendeteci per visionari perché il progetto può sembrare un sogno, ma è serio. E lo ha proposto Pier Paolo Maggiora. Per chi lo non ricordasse è l’archistar torinese che ha disegnato le “cento città” per l’urbanizzazione di 400 milioni di persone in Cina, ha progettato il nuovo sistema aeroportuale in Russia e si stava occupando della ristrutturazione del porto di Bengasi prima che scoppiasse la rivoluzione (“Ma le cose anche lì stanno andando avanti lo stesso”).

    Qual è questo grandioso piano di Maggiora che ne ha discusso con politici e imprenditori trovando interesse e condivisione? E’ trasformare l’intera Sicilia in «città metropolitana», capitale del Mediterraneo, quel “mare nostrum” ridiventato per i capricci della storia luogo di incontro e di scontro tra le Americhe e i Paesi asiatici emergenti, e tra Europa e Africa. “E paradossalmente quello che sta avvenendo nella fascia nordafricana e in quella mediorientale rafforza la posizione strategica della Sicilia come luogo di riferimento, anche culturale e intereligioso”.

    Più che “città metropolitana”, la Sicilia come “città globale, come piazza degli scambi del Mediterraneo nel terzo millennio”. Togliamoci per un momento dalla testa le piccole patrie, della Sicilia divisa tra parte orientale e parte occidentale, dei guelfi e ghibellini, “ma facciamoci un’idea di una Sicilia unificata, con al centro un hub aeroportuale intercontinentale nell’area ennese dove confluiscano le linee ferroviarie ad alta velocità e le autostrade, per cui da Catania ad Agrigento su treno invece delle attuali 3 ore e 40 si impiegherà 42 minuti, o la Palermo-Catania invece di 3 ore si farà in 55 minuti, la Messina-Agrigento 50 minuti invece di 4 ore e 48. Dall’hub aeroportuale del centro Sicilia a Palermo sono venti minuti, dall’hub a Catania sono 18, dall’hub ad Agrigento sono 13. E nel frattempo si completerebbero l’anello autostradale nella zona sud e le direttrici Nord-Sud. Sarebbe una infrastrutturazione straordinaria dell’Isola in funzione di zona nevralgica del Mediterraneo, con delle linee ferroviarie e autostradali che corrono assieme ai canali informatici. In sostanza le due grandi strutture su cui si innerva il sistema sono il Ponte e l’aeroporto intercontinentale, con la Sicilia divisa in tre spicchi, come quando prima dell’Unità d’Italia c’erano il Val di Noto, il Val di Mazara e il Val Demone. Gli antichi in qualche modo ci hanno preceduto”.

    Direte: ma questo è un sogno irrealizzabile, occorrerebbe una montagna di miliardi per portare l’alta velocità o l’alta capacità in Sicilia, per completare i bracci ferroviari e per l’anello autostradale. Attenzione, perché a questo «progetto Sicilia» guarda con molto interesse la Cina che deve trovare una sua collocazione nel Mediterraneo a cavallo tra Africa ed Europa, e anche l’Emirato di Abu Dhabi. “Non è questione di soldi – dice Maggiora – ma di progetti seri e chiari su cui poter investire sul futuro. Intanto uno di questi progetti c’è già, ed è il Ponte sullo Stretto di Messina. A costruirlo sarà la cordata Impregilo, ma poi bisognerà trovare sul mercato il 60% dell’investimento che si aggira sui 4 miliardi. E la Cina, a quel che mi risulta, sarebbe fortemente interessata a investire sul Ponte più lungo del mondo, un po’ perché è affascinante e un po’ perché c’è un progetto chiaro. Parlando con vari esponenti politici della Regione ho detto con chiarezza questo: il progetto dev’essere condiviso da tutti, senza divisioni e senza preclusioni perché l’interesse della Sicilia non è divisibile. Questo è il futuro della Sicilia, non sciupiamolo”.

    Architetto, ma come si fa a mettere insieme cinque milioni di siciliani, che storicamente non hanno mai trovato un punto d’incontro?

    “Una comunità di cinque milioni di persone non rappresenta un problema, perché ad esempio Shanghai e Pechino sono abitate da quaranta milioni di persone e ci sono nel mondo altre enormi megalopoli, non dobbiamo inventare niente di straordinario. L’importante è avere le strutture adatte a fornire i servizi adeguati per lo sviluppo delle grandi comunità umane”.

    Al momento pare che soltanto i fondi sovrani della Cina abbiano la capacità di supportare un simile progetto. Ma la Cina quali vantaggi avrebbe?

    “Investe sulla Sicilia come centro del Mediterraneo per avere una presenza forte in questo scacchiere internazionale. E poi non è detto che siano solo i cinesi, ma ci possono essere anche altri investimenti di chi ha capito la centralità dell’Isola. Io sto vedendo che in Sicilia ci sono condizioni migliori che altrove. Mi sto occupando ad esempio di un progetto di area metropolitana con Venezia, Padova e Treviso, ma è molto più complicato. Lo stesso progetto di Torino-Milano-Genova è molto più complesso. Ho trovato qui molta più disponibilità e intelligenza. Poi ci sono posizioni paradossali, come il governo che è arrivato a proporre Milano capitale del Mediterraneo. Ma stiamo scherzando? La capitale del Mediterraneo è la Sicilia. Io sono convinto che la Sicilia diventerà il vero centro, ma anche il punto di ricchezza di tutto il sistema mediterraneo. Lei capisce che se gira il sistema, a questo punto diventa luogo privilegiato di attrazione di investimenti internazionali. Un’altra cosa da fare qui è la città della salute che non è un ospedale, ma un grande centro di ricerca biomedicale sulle patologie complesse. In Illinois e in Pennsylvania hanno superato la crisi con la scienza biomedicale: la città della salute di Chicago è la prima industria dell’Illinois, che è il terzo Stato americano in ordine di importanza. Nella ricerca sanitaria si investe venti volte quanto si investe nell’automobile. Questo servirebbe a tutto il Mediterraneo e potrebbe entrare in collegamento con la città della salute di Pechino, di Buenos Aires e di Chicago, allora diventerebbe una eccellenza assoluta dal punto di vista mondiale con influssi positivi sul turismo della salute”.

    Fermiamoci un momento, perché la testa gira. Allo stato c’è un progetto di massima di un architetto che lavora per il mondo sulla infrastrutturazione della Sicilia. Occorrono soldi, tanti soldi, ma può darsi che convenga investire su questa vecchia terra millenaria e che la ruota del destino giri a favore. Siamo qua in attesa di sviluppi concreti, incrociando le dita.

    L’analisi: Una grande scommessa sul futuro dell’Isola

     

    Sapete qual è il problema? E’ quello che diceva Elio Vittorini: «Purtroppo spesso la nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio». Cioè siamo noi siciliani i primi a non credere nel futuro, i più restii ad accogliere le novità per timore di altre delusioni. Forse la nostra sicilitudine ci fa vedere le cose in un ambito circoscritto, per cui il mondo cambia, ma non ce ne accorgiamo o ci sembra essere un mondo troppo lontano per poter influire sulla Sicilia. Invece non è così perché restiamo al centro del Mediterraneo.

    E siccome è nel Mediterraneo che si svilupperanno le strategie economiche, e non solo, delle grandi potenze, la privilegiata situazione geografica della Sicilia può avere il suo peso. Non è questione di inseguire sogni, ma di prepararci a un futuro nuovo dove la Sicilia può diventare la grande piazza degli scambi. E come può diventarlo? Ma con le infrastrutture, con i treni veloci, le autostrade e i sistemi portuali da potenziare. E innanzitutto con il Ponte sullo Stretto che ci collegherà all’Italia e all’Europa e che sarà anche un formidabile attrattore di turismo e di investimenti. L’ipotesi di studio dell’architetto Maggiora può sembrare fantascientifica, ma non dimentichiamo che ha alle spalle i grandi progetti realizzati in Cina e in Russia. Certo si tratta di un processo lungo da spalmare nell’arco di almeno un decennio, ma se si comincia a mettere le basi con progetti seri sarà fatto un grosso passo avanti verso il futuro. Del resto, fino a pochi anni fa, chi credeva al Ponte?.
    Tony Zermo – La Sicilia

     

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