Al Teatro Comunale di Noto, per la Rassegna Esplora Palcoscenico Contemporaneo, è andata in scena Libellula nera, dialogo impossibile tra Rosa Balestrieri e Ignazio Buttitta.
Un lavoro teatrale e musicale tra poesia e canzone, con Salvatore Tringali, che oltre ad essere il Direttore Artistico del Teatro Comunale di Noto, è anche un Attore della Scuola del teatro di ricerca e d’Avanguardia di Pippo Di Marca, che ha letto con la dovuta professionalità e passionalità le poesie in dialetto siciliano di Buttitta, citando anche le critiche positive fatte da Pasolini e Sciascia alla poesia di Buttitta, dialogando con una brava cantante, Santinella Ferla, interprete singolare delle canzoni di Rosa Balestrieri, con una voce in armonia con il corpo e il gesto, lasciando un’impronta positiva della sua bravura, nel pubblico presente in Sala.
Salvatore Tringali e Santinella Ferla, con Salvo Nastasi alla chitarra e Tino Muscarà, un Pittore che ha dipinto in un quadro la Balestrieri, hanno costituito un quartetto perfetto e sincronizzato, che per più di settanta minuti, hanno rievocato i tempi, i luoghi, i personaggi e le atmosfere culturali e politiche di un recente passato, che oggi continua in un contesto in cui “l’ideologia dei consumi“ diviene una delle tante varianti del potere del passato, con quella attuale, riconfermando al di là delle forme il sistema e il rapporto autoritario tra Capitalismo e lavoratori, tra Padroni e sfruttati, con quel fuoco e quella cenere sotto traccia che brucia, che spesso confligge e si perde in dinamiche sbagliate e tossiche senza via d’uscita, e in alternativa sfocia nel qualunquismo politico, divenendo funzionale al potere, a causa di una cultura ornamentale e di una politica non più di sinistra, ma liberista, che ha dimenticato la lotta di classe e le istanze sociali, facendo a pezzi un patrimonio culturale e politico, che nell’arco di alcuni decenni ha prodotto il “ soggetto generico, “ che “ la dittatura de i consumi, “ non fa che promuovere attraverso la superproduzione delle merci, quel consumatore di massa che si autoconsuma.
Sento che sono doverose alcune mie impressioni, che ho notato e colto, fuori dalle scena teatrale, durante l’attesa nel foyer del teatro.
Si può dire che, facendo le dovute eccezioni, mi sono sorpreso per il pubblico presente a questo lavoro teatrale, che non aveva secondo me a che fare con il contenuto politico di classe delle Poesie di Ignazio Buttitta, che parlava ai lavoratori sfruttati, ai ragazzi che finivano a lavorare sottoterra nelle miniere di zolfo, dove morivano spesso schiacciati dalle frane, agli operai e ai contadini, che facevano la fame, a tutti gli sfruttati sia economicamente che culturalmente, cioè a dei “ dannati della terra”.
Così anche per le Canzoni di Rosa Balestrieri, di una Cantante e una Cantastorie popolare, di una donna reale, definita “ la cantatrice del Sud,” con un timbro di voce dura, carnale e passionale, e con una esistenza familiare durissima, che l’ha messa a dura prova durante la sua giovinezza, ma che è riuscita con la sua forza di volontà ad incanalare la sua energia in quella musica popolare, che è divenuta strumento di comunicazione, di ribellione e di lotta culturale e politica.
Perché ho voluto fare questa nota quasi polemica?
Perché ho conosciuto Rosa Balestrieri, intorno agli anni settanta proprio a Noto, in un incontro organizzato dal Centro Culturale ISES, dove cantò le sue amare Canzoni di protesta davanti al Teatro, con conseguente dibattito pubblico, ed in quell’occasione vi erano pochissime persone ad ascoltarla, dei giovani quasi tutti del PCI, ma anche qualche artigiano e dei lavoratori, più qualche piccolo borghese del tempo, che cominciò a denigrarla, che il Prof. Paolo Uccello, intervenendo con autorevolezza in difesa della Balestrieri, mise a tacere completamente.
Così come ho conosciuto Ignazio Buttitta, che recitò le sue Poesie in un palco ai Giardini Pubblici, anche lui con una voce in cui vi era quella rabbia dal tono politico, che lo caratterizzava, che era anche nei lavoratori sfruttati del tempo, e una passione di chi aveva fatto della scelte politiche contro i padroni del tempo.
Roberto Bellassai










