La comunicazione politica, nonostante i luoghi comuni, non è necessariamente dannosa, anzi può essere utile alla crescita democratica delle comunità, basti pensare al circuito virtuoso, proprio della vera democrazia partecipata, dell’informazione, della consultazione e della partecipazione.
Diventa, invece, particolarmente pericolosa, in quanto tecnica di manipolazione, al verificarsi di due condizioni:
La prima, necessaria, che i politici-amministratori tentino di mascherare incapacità o inconcludenza attraverso una strategia comunicativa fatta di proclami e annunci solenni che sorreggono, anche con una certa maestria funanbolica, quel miscuglio indistinto di piccolissime realtà oggettive e grandissime realtà “fantasiose”, la seconda, sufficiente, che il “quarto potere” si accontenti di pubblicare, senza alcuna verifica, le mezze-verità o le mezze-bugie della comunicazione politica promuovendola in questo modo al livello di “Informazione” che il lettore glocalizzato percepisce come verità.
Quando si riscontrano queste condizioni, inevitabilmente, si innesta un meccanismo di mistificazione della verità che, capziosamente, riesce a conservare qualche riferimento parziale alla realtà, magari le bellezza monumentali e paesaggistiche ereditate dagli Antenati e da Madre Natura, in modo da dare l’impressione dell’esistenza di un “qualcosa” che in ogni momento si potrebbe eventualmente verificare e vivere.
Ogni singolo cittadino che subisce, seppur con latente sofferenza, ma con sostanziale ”indifferentismo” etico-politico questa squallida situazione è, in buona misura, responsabile delle conseguenze.
In questo ingranaggio le comunità sono inesorabilmente schiacciate fra due dimensioni parallele che per definizione non si incontreranno mai.
Una prima, un universo immaginifico, una meravigliosa Second Life, tanto bella quanto irreale, piena di glamour, elegante, seducente, scintillante, da presentare al mondo esterno, alle Istituzioni, al consesso civile, culturale e scientifico nazionale e planetario, con l’unico scopo di ottenere bollini e titoli fittizi, utili solo ad acquisire fama e consensi personali.
La seconda, la difficile vita di tutti i giorni, in cui marciscono gli autoctoni, gli indigeni, i locali, fatta di disagio sociale, di disoccupazione, emigrazione, malasanità, abusivismo, disservizi, disagio giovanile, emarginazione, microcriminalità, sottocultura clientelare e omertà perbenista.
Fatta questa lunga e amara premessa torniamo velocemente al duro presente.
Alla fine lo spettacolo delle frecce tricolori è stato apprezzato dal popolo netino che se ne è infischiato dell’irresponsabilità dell’amministrazione comunale, sindaco e assessori, che hanno buttato oltre 125.000 euro per un paventato ritorno di immagine e ritorno economico di qualche attività economica al lido di Noto e qualche B&B della città.
Resta un senso di amarezza nei confronti di una comunità che non riesce a rendersi conto di una realtà quasi catastrofica in cui versa la città.
Passata la sbornia, si intravede già la prossima ubriacatura generale che arriverà con l’agosto netino, condita da Selfie, promozioni personali con l’idea di dare al popolo l’illusoria immagine di appartenenza ad una città da favola.
Settembre arriverà, e tanto per dirne una si dovranno consegnare gli impianti idrici e depurativi alla società di gestione AretusaAcque e non è detto che questo sia in male, anzi.
La disastrata azienda speciale Aspecon sarà svuotata di ogni attività, ponendo un problema non di poco nei confronti dei celati e misteriosi conti cittadini.
Ogni anno è negli ulti quattro anni almeno abbiamo anticipata circa 1 milione e mezzo di euro per interventi sostitutivi, per un totale di 6 milioni di euro, soldi che il comune non rivedrà più e che graveranno ancora una volta sulle tasche di tutti i cittadini che tuttavia non sembrano stanchi di pagare con le proprie tasse le follie dell’amministrazione.
E CU TUTTU LU CORI CIAMAMULU EVVIVA SAN CURRAU!!!











