Mare Nostrum è una Mostra fotografica aperta, di un viaggio visivo di Giovanni Ruggeri, curata da Valentina Capizzi, che ha come tema il mare della Sicilia, che può essere visitata a Noto, nei bassi di Palazzo Ducezio.
Una Mostra che si concatena con il suo paesaggio, la sua luce, la pluralità dei volti dei siciliani, quindi dei Saperi, a cominciare dalla filosofia, la letteratura, l’arte, i viaggi, le esperienze visive, interiori, spirituali ed esistenziali, che permettono la crescita e l’evolversi del potenziale percettivo e intellettuale, che potenzialmente è in ognuno di noi.
Un viaggio visivo non solo siciliano, essendo la Sicilia una metafora sotto ogni aspetto, specie oggi in un sistemaglobalizzato, di cui parlava un illuminista come Leonardo Sciascia.
Per chi abita in una Città con il mare vicino, come ad esempio, la Città di Noto, è come avere una finestra in più sul Mondo.
Una dimensione sempre aperta, che sollecita il pensiero a riflettere e a farlo fluire.
Il mare è anche la costante metafora filosofica del movimento, di quel divenire continuo, di cui parlava Eraclito, che sidifferisce a ogni onda, in cui si possono anche intraprendere dei viaggi da fermo, per deterritorializzarsi per poiriterritorializzarsi e riconoscersi in altro da sé, in un divenire sempre nuovo, come hanno fatto tanti Artisti, Scrittori ePoeti, come ad esempio, Hermann Melville, Paul Gaugain, Arthur Rimbaud, Antonin Artaud. per citarne solo alcuni.
Melville nel suo romanzo Moby Dick, si potrebbe dire che attraverso il Capitano Achab lascia la terra, per sondare gliabissi del mare, ma anche per sfidare la natura, andando in cerca di quell’assoluto a cui aspirava.
Oppure con il Racconto “Bartleby lo scrivano“, che alla richiesta di una commissione da parte del suo Direttore, Bartlebyrisponde con molta franchezza: “Preferirei di no“, frase che viene ripetuta sempre per altre richieste, e che Bartlebyrisponde sempre “Preferirei di no“.
Questa frase secondo Gilles Deleuze, simbolicamente fessura il linguaggio, fino a spezzarlo, mettendo in crisi il Direttoreidentificato con il proprio ruolo sociale e burocratico di classe.
Paul Gaugain, attraverso i suoi continui viaggi va in cerca di nuove ragioni di vita, di nuovi amori e di nuove espressioniartistiche lontano dall’Occidente, di un Occidente che lo aveva deluso profondamente, che non permetteva le dovute metamorfosi, di cui ogni essere umano ha bisogno per vivere degnamente la propria vita.
Rimbaud da appena ragazzo, pur non avendo visto mai il mare, scrive quel famoso poemetto, il Battello Ebbro, divenendoun viaggiatore instancabile, prima per tutta l’Europa, poi per l’Africa e il Deserto.
Anche per lui, Parigi, quindi l’Europa dopo averla frequentata e attraversata da Bohèmien, “saluta la Bellezza“ , perché latrovava amara, quel Poeta alchemico, che voleva “cambiare la vita“, per metterla realmente in atto.
Artaud, anche lui, stanco e deluso di Parigi e della civiltà Europea, attraverso il mare arriva in Messico, dove va allaricerca di Comunità e linguaggi arcaici, ma soprattutto di stili di vita e di una ”lingua non articolata“ , che sfugge alleconvenzioni e alle strumentalizzazioni del Potere.
Infatti, in Messico conosce e frequenta la Tribù dei Tarahumara, partecipando ai suoi Riti, una Tribù che viveva inmaniera semplice e senza sovrastrutture sociali, religiose e artistiche, ma con dei Riti naturali, in cui attraverso delledanze che si svolgevano tutta la notte, gli permetteva di sentire e provare quella catarsi, che predisponeva al Rito delPeyote, risvegliando lo spirito e la percezione dell’infinito, essendo i Tarahumara non separati tra corpo, mente e linguaggio, ma in un rapporto naturale e armonioso, vivendo e facendo divenire Arte i propri comportamenti e le proprieazioni, sia nei rapporti con se stessi, con la natura e con gli altri, comunicando con un linguaggio non articolato, ma pervia dei flussi vitali.
Roberto Bellassai











