La voce della cenere è il titolo di una Mostra di Nunzio Fisichella, di un Artista di Catania, che attraverso la ricerca artistica basata sull’utilizzo di materie locali, come la pietra lavica dell’Etna, la sabbia del Vulcano insieme ad atri elementi naturali del luogo, che trasforma alchemicamente per creare dei Monocromi, che rappresentano il grado zero della pittura, divenendo un linguaggio aperto al divenire dei significati e dei significanti.
Una Mostra che dal 7 al 30 Agosto si può visitare nei Bassi dell’ex Convento di Santa Chiara a Noto, presentata dal critico PaoloPatanè, e curata dalla collaboratrice e incaricata alla gestione della Galleria, Vittoria Brunetti.
Una Mostra a cui viene dato un titolo singolare, minoritario, fuori dalle modalità ordinarie, in cui non sembra esserci un nesso con ilpensiero razionale, c’è invece una “ sottile sensazione “ Deleuziana “ che fa venire fuori un nuovo sentire e un nuovo pensiero, quelpensiero che nel campo non solo dell’Arte, ma della filosofia, della letteratura, del Teatro e del Cinema, oltre a fessurare il linguaggioesprime in maniera molto critica e radicale quella “ differenza nomade “ sempre in divenire nei confronti dell’Arte e dei saperitradizionali e maggioritari.
Si tratta di una dimensione filosofica ed artistica basata sugli opposti, cioè sul razionale e l’irrazionale, sul visibile e l’invisibile, sulconscio e l’inconscio, sull’Apollineo e il Dionisiaco, quindi sull’io non statico del filosofo o dell’Artista, ma soprattutto su un io che sidisfa dall’Edipizzazione non solo del soggetto o della singolarità, ma di ogni forma di Potere a cominciare dal Mercato dell’Arte, dell’Opera d’Arte e del suo Feticcio, connettendosi con la molteplicità dell’essere, quindi con la dimensione della costante ricercache non si blocca sulla ricerca del semplice bello dell’Arte o dell’Avanguardia artistica, ma al suo costante dinamismo permanente, per raggiungere e cambiare la vita.
Il rapporto tra l’Etna e il Barocco o Tardobarocco, è un po’ azzardato, ma concepibile solo in merito al rapporto e alla suaricostruzione fisica della Città, cioè al “ fare e disfare “ per dirla con Dino Campana.
Perché l’Etna è un Vulcano in costante movimento, che diviene sempre, mentre il Barocco o Tardobarocco è esteticamente statico,ancora bloccato sul suo stile e modello confessionale, che oltre ad avere colonizzato l’immaginario dei Cittadini, esclude le idee e lasua pratica, di conseguenza si continua non solo simbolicamente ma realmente a “ subirlo “ , direbbe il Prof. Bruno Zevi,nonostante “ l’ideologia dei consumi “ di oggi!
Roberto Bellassai











