E’ un titolo chiaro, semplice, sintetico, che sembra non lasci spazi oltre all’interpretazione razionale, ma che invece si presta oltre al significato a dei significanti.
Una Mostra, anzi una Installazione che si può visitare a Noto, nei Bassi del Palazzo Nicolaci di Villadorata, a cura di VincenzoMedica, collocata in tre Sale, composta da delle tele lunghe di garza sottili e trasparenti, che scendono dalle volte, con delleimmagini di donne di cui alcune vestite e altre nude, che simbolicamente ed esteticamente rappresentano l’archetipo femminile didonne in posture che fanno pensare alla Donna Dea del passato, ma che sono soprattutto delle donne che hanno attraversato tuttiquei processi autoritari e repressivi da parte del sistema patriarcale, maschilista e clericale, che gli hanno imposto con la forza econ la violenza la subordinazione al Potere e al maschio autoritario, cercando sempre la dovuta autonomia e affermazione attraverso l’emancipazione culturale e politica, riconoscendosi in quella dimensione della molteplicità dell’essere donna, aperte adei saperi sempre in divenire, che permette la pratica responsabile dell’esercizio dei ruoli, e la non identificazione con essi, del suosuperamento costante e la loro autoliberazione.
Nella prima Sala, in una delle tele ci sono dei brani della Scrittrice surrealista Anais Nin, che con i suoi Romanzi e i suoi famosi Diariha decostruito l’eros intriso di potere, dandogli quel respiro e quella dimensione evolutiva e libera fuori da ogni modalità piccoloborghese e consumistica.
In un’altra tela c’è un verso di R. Maria Rilke in cui si legge: “ Qualcosa nasce sempre dagli eccessi “.
Si, perché senza i dovuti eccessi l’Arte e non solo l’Arte non esprime niente, divenendo un semplice esercizio meccanico,decorativo e consolatorio, in cui si insinua il “sistema del falso io“, di conseguenza del falso Artista, del falso politico, del falsosoggetto, che contribuisce a produrre il “ soggetto generico “ , quel nuovo e attuale soggetto funzionale “ all’ideologia dei consumi “ .
Nella seconda Sala, in un’altra tela vi sono due donne, una con un viso cancellato, l’altra con una espressione vitale e gioiosa, in cuisi legge: “Così è, potevamo fare meglio, ma stiamo facendo questo“.
Si potrebbe dire che in questa tela vi è la presa di coscienza attiva della condizione della donna e del suo potenziale infinito, che poisi traduce in organizzazione culturale e politica, in Movimento culturale e politico del “ Femminismo della differenza “.
Nella terza Sala vi è un pannello in cui viene raffigurata una bambina che gioca con dei giocattoli, soprattutto delle bambole, chesotto l’aspetto educativo simboleggiano la divisione dei sessi attraverso i giochi, quindi l’assunzione e l’indirizzo verso un ruoloobbligato, che ha il suo corrispettivo culturale e sociale nel patriarcato, nel maschilismo e nella religione.
In un altro pannello dal titolo: ”Nel nome del padre“, vi sono delle vecchie foto di famiglia, foto di matrimoni, di figli, di padri,simboli religiosi.
Un titolo che ironicamente decostruisce millenni di Storia, di Cultura e Religione, che autoritariamente hanno represso, edipizzato econformato la Società Occidentale, in particolare le donne attraverso la sfera del corpo, della sessualità e degli affetti, di quel corpoe di quella sessualità, di cui F. Nietzsche scriveva in un suo Aforisma: “Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza.
L’Autrice della Installazione, cioè Rita Giliberto, una Artista singolare ed eclettica, molto critica nei confronti dell’Arte, specie quelladei Mercati, a cui “non interessa il bello estetico dell’Arte“ , gli interessano invece le storie reali delle donne, su cui lavora conpassione e creativamente parlando del corpo ribelle e incodificabile delle donne, che oltre a vivere nel tempo cronologico e anchein quello Ajon, in cui affinano sempre di più l’intuizione e la creazione artistica, contemplando la dimensione della ragione dinamica, ma anche quella dei flussi e dei riflussi, cioè la dimensione Dionisiaca, che la ragione a volte sottrae, e che il “linguaggio articolato“ , né diviene la sua cristallizzazione, in cui è pericoloso inciampare.
La sua Arte, per la dimensione artistica, culturale e politica, mi fa pensare a una filosofa “femminista della differenza nomade“ , come Rosi Braidotti, che tra l’altro scrive: “ E’ attraverso il corpo che diventiamo, che smontiamo i ruoli ereditati, che inventiamonuovi linguaggi e nuove forme di esistenza “ .
Roberto Bellassai












