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WELFARE DELLO SVILUPPO, AFFIDAMENTI DIRETTI E COOPERATIVE SOCIALI

DEMOCRAZIA PARTICIPATAL’abbiamo detto nei nostri comizi!

Abbiamo deciso di tentare un cambiamento di metodo, vogliamo lavorare per portare il cittadino da spettatore passivo a protagonista delle questioni che lo interessano.

Per fare questo abbia deciso di avviare una azione divulgativa, per il momento attraverso il nostro sito internet in seguito attraverso la realizzazione di un vero e proprio progetto integrato di divulgazione sociale, che fornisca alla comunità gli strumenti idonei, attraverso il metodo della partecipazione, ad agevolare un processo di mediazione fra amministrazione e città

Da semplici cittadini a cittadini di professione!

Il focus di oggi è indirizzato sugli affidamenti diretti e in convenzione per l’affidamento di servizi a enti e cooperative sociali.

Diciamo subito, a scanso di equivoci, che una delle cose che ascriviamo a merito della precedente amministrazione Bonfanti è stata la capacità di utilizzare alcune leve legislative per avviare degli esempi di Welfare dello sviluppo.

In questi anni abbiamo visto la stipula di numerose convenzioni e affidamenti diretti nei confronti di cooperative sociali di tipo B ai sensi della legge 8 novembre 1991, n. 381.

Per maggiore esemplificazione e comprensione, gli affidamenti diretti per la pulizia dei parchi, dei canili, per la gestione dell’info point e tanti altri servizi inerenti.

Ma cosa sono le cooperative sociali di tipo B?

Questa particolare forma di cooperazione ha lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana ed all’integrazione sociale dei cittadini, attraverso lo svolgimento di attività diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Le Cooperative Sociali di tipo B possono svolgere tutte le attività produttive – commerciali, artigianali, industriali o agricole – che siano finalizzate soprattutto all’inserimento lavorativo di soggetti socialmente svantaggiati (ex tossicodipendenti, ex alcolisti, ex detenuti, malati psichici, portatori di handicapp, minori a rischio di devianza, ecc.).

Il legislatore ha previsto, per le particolari finalità, la possibilità di affidare direttamente la gestione dei servizi pubblici alle cooperative sociali, in deroga alle procedure di gara, nel caso di importi inferiori alle soglie comunitarie, in quanto tali organismi svolgono attività di interesse pubblico.

Quali requisiti occorrono per avere la qualifica di cooperativa sociale di tipo B?

Si sottolinea che nelle cooperative sociali di tipo B è necessario che le persone svantaggiate costituiscano almeno il 30% dei lavoratori della cooperativa e, compatibilmente con il loro stato soggettivo, siano socie della cooperativa stessa.

La mancanza di uno di questi requisiti fa decadere dalla qualifica e dal particolare status agevolativo.

Si consideri che, solo per il comune di Noto, l’ammontare degli affidamenti diretti e in convenzione in relazione a queste tipologia di cooperative svaria nell’ordina di centinaia di migliaia di euro.

Le cooperative sociali di tipo B devono essere iscritte in un particolare albo regionale che attesta la permanenza dei requisiti.

In mancanza è fatto obbligo ai comuni di verificare l’esatta rispondenza dei requisiti, e certamente non attraverso autocertificazioni delle stesse cooperative.

Una legislazione che funziona, che porta lavoro e produce reddito, in tutta Italia si parla di un fatturato che supera i 2 miliardi di euro.

Certo, soldi che fanno gola a presunti imprenditori del sociale che piuttosto offrire possibilità di inserimento lavorativa a delle categorie sociali svantaggiate hanno fiutato l’affare costruendo imprese che nulla hanno a che fare con questa tipologia di attività.

Forme di imprenditoria scorretta che rubano opportunità ai più svantaggiati.

Tanto che l’Anac, Autorita Nazionale Anticorruzione, ha inteso, con una propria deliberazione – la 32 del 2016, Linee guida per l’affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali -, fornire indicazioni stringenti agli enti locali in materia per evitare fenomeni distorsivi di affidamenti impropri.

Perché, se un lavoro dignitoso è un diritto di ogni persona e consente di rispondere ai bisogni che incidono finanche al godimento dei diritti di libertà, avviare politiche del lavoro attraverso l’inserimento di soggetti svantaggiati è anche un bene che produce una consistente serie di “esternalità positive” che vanno a favore delle comunità locali in termini di aumento della sicurezza e della coesione sociale, qualità della vita e, non da ultimo, risparmio di risorse pubbliche investite in servizi di cura e di contenimento.

Siamo certi che il comune vigilerà attentamente su questi delicati aspetti nell’affidamento diretto e nelle convenzioni che si accinge a stipulare ma, certamente, anche noi di Passione Civile, da cittadini di professione, faremo la nostra parte.

Passione Civile


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