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VEDERE ……. BENE!

fracristofaroNon avrei immaginato che la pubblicazione di un articolo di un autore sconosciuto avrebbe suscitato tanto clamore e interesse, in fondo, in passato ho pubblicato “pezzi” molto più critici e  trattanti temi, per così dire, più delicati, con risvolti e polemiche che arrivavano perfino alle accuse personali.

Molti in anonimato e altrettanti firmati da me o da persone ben conosciute, nell’ambiente sociale e politico cittadino.

Ultimo il caso di Sessa e Manfredi, esponenti del “Movimento Uniti Per la Città”  che, recentemente, con un comunicato frizzantino su alcuni interventi di “restyling” sul verde pubblico hanno suscitato le ire di qualche esponente del locale PD che si è sentito attaccato e offeso nella sua onorabilità personale.

Per questo mi è pervenuto qualche messaggio un pò accalorato che mi rimproverava di aver dato eccessivo spazio ad argomenti definiti “vergognosi”.

Naturalmente ho spiegato a costoro che,  in tutti questi anni di informazione e approfondimenti, la regola aurea seguita è stata sempre quella di consentire a tutti di esprimere  idee e opinioni senza alcuna censura o manipolazione, al netto di offese personali e turpiloqui, con un corollario al teorema della pari opportunità: consentire “anonimato” su idee, argomenti e proposte, garantire identità quando in ballo vengono citati nomi e fatti personali.

Devo dire che fin qui è sempre andato tutto bene!

Per la verità, in questo ultimo caso, forse sono stato un tantino superficiale nel non accorgermi immediatamente che l’anonimo autore aveva estrapolato una parte dell’articolo di Stefano Alderuccio, pubblicato a suo tempo su Notolibera,  http://www.evarconews.it/storie-della-citta-di-noto-una-lettura-panica-dono-di-stefano-alderuccio/ , uno studio antropologico e psicologico sulla città di Noto, datato ma molto interessante che certamente andava letto nella sua interezza.

Per questo, quando il Sindaco mi ha inviato un sms, che per la verità non ho interpretato come un “cazziatone” personale, con il quale si dichiarava risentito per il contenuto dell’articolo, ho provveduto a contestualizzarne la provenienza.

 “A che serve quindi guardare? Strade rivoltate, buche grosse come impronte di dinosauro, marciapiedi divelti, sacchi di spazzatura esplosi, affissione pubblicitaria selvaggia, file d’auto parcheggiate sui marciapiedi, erbacce,  il puzzo della fogna che a volte ti fa chiudere la bocca, infine, là dove non va mai nessuno, stranamente a sud,  ricorda l’Iraq, Beirut bombardata, fuochi accesi nelle strade, un’altra città nella città… barocca.” 

Probabilmente Corrado Bonfanti ha ritenuto che questo passaggio lanciasse un’ombra pesante sulla attività amministrativa della sua giunta, ma, aldilà della polemica spicciola sulle, più o meno dimostrabili,  buche, flatulenti tanfi e sporcizie varie,  è chiaro che questo argomento si innesta con quello più importante e determinante che è il Piano Regolatore Generale.

Che dentro Noto coesistano più città, questa è una affermazione che non ha bisogno di alcuna dimostrazione, è sotto gli occhi di tutti.

E’ vero che in tutte le città esistono le periferie o più periferie ma, c’è da dire che l’urbe ingegniosa, negli anni, a causa di un devastante maquillage fai da te, ha perduto i connotati di quella Noto Minore che faceva da controcanto al meraviglioso centro  monumentale.

I quartieri storici, a machina ro ghiacciu, i mannarazzi, l’Agliastrello,  il loro tessuto architettonico e urbanistico forse resteranno alla memoria dei netini semplicemente per gli scorci immortalati negli acquarelli di Andrea La Spina.

Allora, ha ragione Roberto Bellassai, quando afferma che  Noto è diventata una città vetrina, e il centro monumentale è la simbologia di un bellissimo tappeto dove nascondere la polvere degli scempi perpetrati negli anni in nome degli affari e di una presunta modernità analfabeta che ha portato ad una “grande bruttezza”.

Per non parlare della viabilità compromessa e dell’abusivismo nella zona “ei fu” Porta vecchia, dove le zone di rispetto e gli stessi alvei dei fiumi sono diventate stradine e case-villette fotocopia, senza alcuna opera sovraordinata di urbanizzazione.

Ma in fondo sono speranzoso e ottimista.

L’amico Manfredi, ricorderà quando, prima delle elezioni amministrative, con Notolibera abbiamo sollevato a più riprese il problema di una visione di sviluppo urbanistico della città quanto più coerente con il proprio splendido passato.

Allora pensammo che Noto non aveva bisogno di trovare nuovi insediamenti abitativi, le linee che Notolibera fece inserire nel programma di governo di Progetto Noto partivano da un piano particolareggiato del Centro Storico, sempre più disabitato, dalla trasformazione, recupero  e armonizzazione dei quartieri minori, sempre più degradati e dalla conservazione e tutela del paesaggio naturalistico dell’agro netino e del territorio rurale che, a nostro parere, era la vera risorsa del territorio.

Cosa può fare l’amministrazione Bonfanti, se non tutto questo?

Fare altro sarebbe essere omologati al pari di tutte le altre amministrazioni precedenti che, almeno da questo punto di vista, sono state analfabete.

Fare altro significherebbe agevolare ancora una volta gli affari dei soliti noti, in nome di uno sviluppo economico miope che, come ben dici, porta al consumo della città e della sua storia.

In un recente convegno, alla presenza dell’esimio Prof. Truppi, del Prof. Corrado Fianchino, dell’assessore alla cultura, Cettina Raudino e dell’allora capo dell’urbanistica, arch. Di Dio, chiesi, forse molto ingenuamente, agli esperti e professori intervenuti,  se fossero a conoscenza, nell’ambito nazionale o internazionale, di interventi urbanistici come quello su descritto, di quali politiche suggerire all’amministrazione e quali linee di finanziamento poter attivare.

Naturalmente non ricevetti risposta, forse ero fuori tema!

Dopo qualche tempo, una determina con la quale l’amministrazione comunale acquistava centinaia di copie del libro del Prof. Truppi.

Ma come Manzoni fa dire a Fra Cristoforo: “Omnia munda mundis”, Tutto è puro per i puri di cuore.

Carmelo Filingeri


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