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UNA SERATA CON JEAN PAUL MANGANARO E CARMELO BENE

jeanpaulmanganaroGiorno 6 Agosto c.a. la Biblioteca Comunale di Siracusa,per l’Agorà della Biblioteca,ha organizzato il primo dei sei incontri nel Cortile dell’ex Convento del Ritiro,in Via Mirabella 29,dal titolo: “ Carmelo Bene,Hermitage,fra cinema,parola e teatro: ne parla Jean Paul Manganaro “ intervistato da Salvo Gennuso.

 L’Ospite dell’incontro è un Docente di Letteratura Italiana contemporanea all’Università di Lille ( Francia ),  uno dei massimi studiosi ed esperti di Carmelo Bene e delle sue opere,Jean Paul Manganaro,un traduttore delle opere in francese di Carmelo Bene,un critico singolare e colto di teatro e di cinema,che oltre ad avere scritto dei saggi su Gadda,Calvino e Fellini,ha scritto diversi saggi sulle opere teatrali e cinematografiche sempre di Carmelo Bene,come ad esempio, “ Il pettinatore di comete “, in Carmelo Bene, Otello,o la deficienza della donna,Feltrinelli 1981,  “ Il profumo del furore “ , di AA.VV., “ La ricerca impossibile “ , Marsilio 1990, “ Drammaturgia “ di Carmelo Bene ( Un Attore senza spazi ) AA.VV. Linea D’ombra 1994,  “ Animula vagula blandula “ ,su  “ Panta “ n.30 del 2012,Bompiani. Ha tradotto diverse opere di Antonin Artaud,tra cui  Van Gogh,  “ Il suicidato della società “ ,traduzione dedicata a Carmelo Bene, “ Suppliche e Supplizi “ entrambi  pubblicati di recente da Adelphi.
La serata è iniziata con la proiezione del film  “ Hermitage “ ,un cortometraggio a colori,girato in 35 mm,tratto da un  romanzo dello stesso Bene,dal titolo:  “ Credito Italiano “ , V.E.R.D.I.,Sugar Editore 1967.
Si potrebbe dire,che Hermitage è una  “ prova tecnica “ dei film successivi di Carmelo Bene,infatti, c’è simbolicamente tutta la filosofia della decostruzione sia del cinema,che dell’attore,quindi del soggetto,attraverso la continua decodificazione degli stereotipi culturali cinematografici,in cui il cinema e l’attore storicamente sono incappati.
La traccia o la metafora dei riferimenti intertestuali fanno riferimento alla Genesi,alla storia di Giacobbe,ma al di là di questa metafora pretestuosa,sulla scena c’è un Carmelo Bene chiuso in una stanza,in un luogo che sollecita rituali,in cui si veste,si sveste,si specchia,beve,scrive,fuma,dorme,evidenziando  “ il grottesco “ , che chiaramente viene sollecitato da un contesto comune,luogo dove appare una figura femminile,che scambia il protagonista per un altro,e resasi conto dell’errore,va via,fugge dalla scena,ma il protagonista,un senza nome,gli scrive un biglietto,invitandola a tornare,ma per errore invece,di metterlo sotto la porta  n. 805,dell’Hotel Hermitage,lo mette sotto la porta della propria stanza!
Nel messaggio letto dalla voce off di Bene,si legge: “ Cara è un divino errare ma il destino ti accompagnò alla mia casa … il passato tuo e mio non conta più … quindi devi tornare … credimi  tuo … “  Messaggio che poi, trovato sotto la propria porta, modifica cambiando alcune lettere,poi,la stessa voce dice: “ Basta è finita con chi mi vuole bene! “  Buttando il biglietto dentro il wc,dove al suo interno  appare l’immagine della sconosciuta che gli era apparsa!
Alcuni interventi degli spettatori presenti,e le domande di Salvo Gennuso,fatte a Jean Paul Manganaro,hanno stimolato,alimentato  e alzato il livello del dialogo,che ha comportato un discernimento tra la dimensione Apollinea e la dimensione Dionisiaca,tra tempo cronologico e tempo Ajon,di conseguenza il superamento del testo e della regia sia nel cinema,che nel teatro,con il ribaltamento del  “ dire “  dell’attore, con il  “ disdire “ la parola,che con Carmelo Bene,anzi con C.B.,diviene suono,un suono,che rompe con i nessi logici,con la schiavitù del linguaggio venoso,che si apre invece,a quello  “ arterioso “ , allo stato creativo,che crea sempre  nuova arte, “ nuova esistenza. “
Jean Paul Manganaro oltre a rispondere con autorevolezza a tutte le domande dei presenti che sono intervenuti,ci ha trasmesso e fatto sentire con la sua presenza e tra le sue parole,la compresenza di Carmelo Bene,di un genio, di cui sentiamo molto la mancanza!
Roberto Bellassai


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