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UNA GIORNATA PARTICOLARE

BENNATOSono ancora le 6 e 25 del mattino. Non ce la faccio ad aspettare che suoni la sveglia. Mi alzo. Praticamente non ho chiuso occhio tutta la notte. Fra poco si apriranno i seggi elettorali e inizierà la partita finale.

Come è vero che mi chiamo Puccio Montalveria, anche questa volta (l’ultima credo) la spunteremo. Dobbiamo spuntarla. Così mia figlia potrà prendere ‘sto benedetto posto al Comune come mi ha garantito il Sindaco.

Me le ricordo bene le sue parole: “se anche stavolta ce la facciamo, quel posto di centralinista al call center comunale è suo, poi, dopo qualche mese …”.

Con mia moglie e mia suocera ad assillarmi nelle ultime settimane per questa promessa, ho dovuto impegnarmi come mai fatto prima: buoni benzina e ricariche telefoniche, pantagrueliche abbuffate in pizzeria, commosse partecipazioni a funerali di sconosciuti, memorabili tombole in vari ospizi della zona, videofonini per il momento del voto, consulenze “chiavi in mano” per pratiche di invalidità e di accompagnamento, recupero gratuito di punti patente.

Ed ancora, pavimentazione e illuminazione pubblica in stradine “sperdute” di campagna, pallosissime riunioni e mattutine giocate a tressette nei circoli per pensionati, “rinvenimento” di pacchi di schede bianche, assunzioni temporanee in cooperative predestinate a svolgere servizi comunali, organizzazione di un efficientissimo servizio di accompagnamento ai seggi per anziani e malati, accettazione di “spontanei contributi elettorali” per l’inserimento nel PRG di terreni agricoli con vista sul mare e per l’ampliamento di zone edificabili a spese di invadenti aree per servizi …

Pensate che ho perfino dato fondo ai quattro soldi che ero riuscito a ricavare, dopo tante insistenze, dall’ultimo appaltino per il ripristino della segnaletica nelle contrade.

Insomma, me le sono giocate proprio tutte le mie carte.

Anche l’assessore Profumo mi ha aiutato; tanto che mi è di nuovo venuto il terribile sospetto che abbia una relazione clandestina con mia figlia. Se mai dovessi scoprire una cosa del genere, farei arrivare a quell’infame e finto moralista del consigliere di opposizione Bummiscuro, la copia di quel contrattino con cui il caro Profumo si è fatto costruire le due villette abusive dalla ditta Pizzuta.

Sono combattuto, invece, una volta rieletto, se fare quel cambio dal partito alla lista civica del sindaco. Non me la sento di fare ‘sto sgarbo all’onorevole Turi Vasco che da più di vent’anni seguo nelle sue geniali mutazioni (che lui, col suo bel parlare, chiama “adattamenti evolutivi”); in fondo, anche se in politica tutto è permesso e non si può “mai dire mai”, questo cambio di casacca mi sembrerebbe proprio un bel tradimento nei confronti di chi, da lavapiatti alla mensa dell’Ospedale mi ha fatto, prima diplomare in meno di un anno e poi diventare, senza concorso, vice direttore della biblioteca comunale.

Dopo avere dato ai fidati amici del comitato elettorale le necessarie disposizioni, alle 9 e 45 inizio il frenetico giro delle sedi di voto. Con la scusa di controllare, per conto del partito, la regolarità delle operazioni, all’ingresso di ogni seggio riesco a dispensare, insieme a calorose strette di mano ed a sorrisi ammiccanti, gli ultimi “santini” con la mia bella faccia a colori, ai concittadini che indugiano di fronte ai manifesti con le liste dei candidati. Con la necessaria prudenza (non è più come una volta), pur sapendo che quasi tutti i presidenti di seggio li abbiamo “sorteggiati” tra i nostri, riesco di tanto in tanto a fare il “giochetto della scheda vuota”, oppure a verificare le foto delle schede appena votate, che quei ragazzotti si affrettano a farmi vedere per potere definitivamente trattenere l’ambito videofonino.

Se non ci fosse in ballo il futuro di mia figlia e la mia salute mentale in mano a moglie e suocera, probabilmente stavolta non ce l’avrei fatta a sostenere lo stress che mi procura puntualmente ogni elezione.

Ma che volete, anche se gli anni passano e ne ho viste proprio di tutti i colori, la politica l’ho sempre sentita come una sorta di missione affidatami dal Padreterno; solo Lui ed io sappiamo che i mille compromessi che ho dovuto fare ed accettare, si sono quasi tutti consumati a fin di bene (e non solo il mio).

Ho come scolpite in mente le sante parole che, immancabilmente ad inizio di ogni tornata elettorale, mi ripete solennemente l’on. Vasco: “… Puccio mio, la Democrazia, come tutte le cose buone che Iddio c’ha dato, ha un costo, e qualcuno lo deve pur pagare …”.

Guardo il display del cellulare, si sono fatte le 2 e 20 del mattino. Sto tornando a casa a piedi e da solo. Ho deciso così anche se sono esausto e la nottata è un po’ umida e pungente. Abbiamo stravinto.

Eppure non provo più la soddisfazione e l’ebbrezza che avrei provato un tempo. Non so perché ma mi viene in mente una vecchia canzone di Bennato, Feste di Piazza … e quella chitarra che mi portai in giro per la Francia quando, da giovane, anch’io volevo cambiare il mondo e tutte le scelte erano possibili.

La scelta, il libero arbitrio, come dice sempre l’on. Turi. Ecchecc..zo, sono Puccio Montalveria ed ho ancora io in mano la mia vita. Un uomo si vede anche dal coraggio che mostra nel prendere le decisioni più dolorose. Domani stesso faccio sapere di essere passato alla lista civica del sindaco …

 

P.S.: Anche se ovvio, è meglio precisare che il contenuto del raccontino, proprio per la sua evidente esagerazione, è interamente frutto di fantasia e che niente di realmente accaduto lo ha (o lo avrebbe potuto) in qualche modo ispirare. Sarebbe veramente atroce se tutte le idee ed i principi su cui dissertiamo e ci accaloriamo, dovessero infine camminare sulle gambe di simili personaggi …

Lincontinente


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