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TRA IL DIRE E IL FARE

La “comunicazione” è un aspetto delle relazioni umane veramente importante, uno strumento complesso e variegato che offre innumerevoli possibilità, specialmente in politica dove l’uso dei media travalica ormai il momento meramente elettorale e che, anzi, si sviluppa maggiormente in un processo continuo di costruzione del consenso usando mezzi e meccanismi analoghi al marketing pubblicitario e alla psicologia della persuasione.
La comunicazione politica, nonostante i luoghi comuni, non è necessariamente dannosa, anzi può essere utile alla crescita democratica delle comunità, basti pensare al circuito virtuoso, proprio della vera democrazia partecipata, dell’informazione, della consultazione e della partecipazione.
Diventa, invece, particolarmente pericolosa, in quanto tecnica di manipolazione, al verificarsi di almeno due condizioni:
La prima, necessaria, che i politici-amministratori tentino di mascherare incapacità o inconcludenza attraverso una strategia comunicativa fatta di proclami e annunci solenni che sorreggono, anche con una certa maestria funanbolica, quel miscuglio indistinto di piccolissime realtà oggettive e grandissime realtà “fantasiose”.

Lla seconda, sufficiente, che il “quarto potere” si accontenti di pubblicare, senza alcuna verifica, le mezze-verità o le mezze-bugie della comunicazione politica promuovendola in questo modo al livello di “Informazione” che il lettore glocalizzato percepisce come verità.

Quando si riscontrano almeno queste due condizioni si innesta , inevitabilmente, un meccanismo di mistificazione della verità che, capziosamente, riesce a conservare qualche riferimento parziale alla realtà, magari le bellezza monumentali e paesaggistiche ereditate dagli Antenati e da Madre Natura, in modo da dare l’impressione dell’esistenza di un “qualcosa” che in ogni momento si potrebbe eventualmente verificare e vivere.
Ogni singolo cittadino che subisce, seppur con latente sofferenza, ma con sostanziale” indifferentismo” etico-politico questa squallida situazione è, in buona misura, responsabile delle conseguenze.
In questo ingranaggio le comunità sono inesorabilmente schiacciate fra due dimensioni parallele che per definizione non si incontreranno mai.
Una prima, un universo immaginifico, una meravigliosa Second Life, tanto bella quanto irreale, piena di glamour, elegante, seducente, scintillante, da presentare al mondo esterno, alle Istituzioni, al consesso civile, culturale e scientifico nazionale e planetario, con l’unico scopo di ottenere bollini e titoli fittizi, utili solo ad acquisire fama e consensi personali.
La seconda, la difficile vita di tutti i giorni, in cui marciscono gli autoctoni, gli indigeni, i locali, fatta di disagio sociale, di disoccupazione, emigrazione, malasanità, abusivismo, disservizi, disagio giovanile, emarginazione, microcriminalità, sottocultura clientelare e omertà perbenista.
In questa maligna situazione per quelli abituati invece a “fare” e qualche volta a “strafare” se, o per caso o per insana passione civile, qualche rompiballe ciarliero perdigiorno parla di una città che, nonostante le apparenze, è al collasso sociale e economico, compie peccato mortale perché non solo offusca l’immagine virtuale del territorio ma disturba la comunicazione dei grandi-picccoli politici.
Carmelo Filingeri (Evarco)

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One Response to TRA IL DIRE E IL FARE

  1. admin

    5 Marzo 2012 at 23:04

    Ma dove è la notizia?

    Corsi di allenamento per gli sbandieratori
    (ott. gin.) Anche la città di Noto avrà i suoi sbandieratori. Si tratta di un nuovo progetto predisposto dall’assessore al Turismo Frankie Terranova che grazie alla collaborazione degli sbandieratori di Floridia è intenzionato a far ramificare la tradizione pure all’interno della città netina. Sono stati organizzati dei corsi d’allenamento, che si terranno nelle giornate di martedì (17-18.30) e giovedì (18.30-20) all’interno della struttura tensostatica di via Angelo Cavarra.