Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

809 views

TRA IL DIRE E IL FARE …….. OVVERO APPELLO AI GIORNALISTI

MAR ROSSOLa comunicazione politica, nonostante alcuni luoghi comuni, non è necessariamente dannosa, anzi può essere utile alla crescita democratica delle comunità, basti pensare al circuito virtuoso, proprio della vera democrazia partecipata, dell’informazione, della consultazione e della partecipazione. Diventa, invece, particolarmente pericolosa, in quanto tecnica di manipolazione, al verificarsi di almeno due condizioni: La prima, necessaria, che i politici-amministratori tentino di mascherare incapacità o inconcludenza attraverso una strategia comunicativa fatta di proclami e annunci solenni che sorreggono, anche con una certa maestria funanbolica, quel miscuglio indistinto di piccolissime realtà oggettive e grandissime realtà “fantasiose”, la seconda, sufficiente, che il “quarto potere” si accontenti di pubblicare, senza alcuna verifica, le mezze-verità o le mezze-bugie della comunicazione politica promuovendola in questo modo al livello di “Informazione” che il lettore glocalizzato percepisce come verità.

Il noto politologo, prof. Sartori, nelle sue comparsate televisive, spesso racconta del re d’Egitto, Farouk, che amava giocare a poker e, volendo sempre vincere, aspettava di vedere le carte degli altri e poi dichiarava una mano superiore, senza farla vedere. “PAROLA DI RE” e gli altri giocatori si sottomettevano. Dopotutto lui era un re e loro erano contenti di sedersi alla sua tavola.

Quando si riscontrano almeno queste due condizioni, inevitabilmente, si innesta un meccanismo di mistificazione della verità che, capziosamente, riesce a conservare qualche riferimento parziale alla realtà, magari le bellezza monumentali e paesaggistiche ereditate dagli Antenati e da Madre Natura, in modo da dare l’impressione dell’esistenza di un “qualcosa” che in ogni momento si potrebbe eventualmente verificare e vivere. Ogni singolo cittadino che subisce, seppur con latente sofferenza, ma con sostanziale” indifferentismo” etico-politico questa squallida situazione è, in buona misura, responsabile delle conseguenze.

In questo ingranaggio le comunità sono inesorabilmente schiacciate fra due dimensioni parallele che per definizione non si incontreranno mai. Una prima, un universo immaginifico, una meravigliosa Second Life, tanto bella quanto irreale, piena di glamour, elegante, seducente, scintillante, da presentare al mondo esterno, alle Istituzioni, al consesso civile, culturale e scientifico nazionale e planetario, con l’unico scopo di ottenere bollini e titoli fittizi, utili solo ad acquisire fama e consensi personali.

La seconda, la difficile vita di tutti i giorni, in cui marciscono gli autoctoni, gli indigeni, i locali, fatta di disagio sociale, di disoccupazione, emigrazione, malasanità, abusivismo, disservizi, disagio giovanile, emarginazione, microcriminalità, sottocultura clientelare e omertà perbenista.

In questa maligna situazione per quelli abituati invece a “fare” e qualche volta a “strafare” se, o per caso o per insana passione civile, qualche rompiballe ciarliero perdigiorno parla di una città che, nonostante le apparenze, è al collasso sociale e economico, compie peccato mortale perché non solo offusca l’immagine virtuale del territorio ma disturba il grande-piccolo comunicatore.

Ci spiace per costoro ma, tornando al re d’Egitto Farouk e al poker, c’è ancora un gruppetto di persone che vogliamo sempre vedere le carte e ci assumiamo il carico e la responsabilità di dire, quando lo riteniamo necessario e opportuno, anche quello che la gente o il “capetto” di turno non si vorrebbe sentire dire.

            Carmelo Filingeri


Questo articolo è stato visualizzato 512 volte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *