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TERREMOTO ALL’ASSESSORATO ALL’ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE

SCILABRALa stretta sulla Formazione professionale è arrivata martedì sera. Al termine di una lunga riunione negli uffici della presidenza fra il neo governatore Rosario Crocetta e l’assessore Nelli Scilabra. Si è deciso di voltare pagine per ritrovare “trasparenza, correttezza, efficienza e coerenza nell’azione amministrativa”. Così c’è scritto nei decreti che saranno notificati a chi dovrà lasciare il Dipartimento. Saranno gli atti ufficiali del trasferimento di massa che ieri ha provocato un terremoto negli uffici di via Ausonia, a Palermo.

Il settore, lo ammettono per primi gli addetti ai lavori, fa acqua da tutte le parti. Il marasma delle rendicontazioni, l’impossibilità di controllare la regolarità dei corsi, il mancato pagamento degli stipendi degli operatori nonostante l’erogazione dei finanziamenti, i casi di dipendenti regionali che si sono appropriati di soldi pubblici finiti nei loro conti corrente personali, le parentopoli: tutto ha contribuito a scatenare la reazione dei nuovi vertici dell’assessorato. Che gettano acqua sul fuoco e non vogliono sentire parlare di epurazione. E’ una questione di opportunità, si può anche scegliere di usare un’altra parola, ma i numeri sono impietosi. Sessanta persone, fra dirigenti e funzionari, trasferiti. Restano a disposizione dell’assessorato alla Funzione pubblica, in attesa di conoscere il nuovo incarico. “Quando la squadra non funziona – dice qualcuno bene informato – bisogna cambiare le cose”.

I sette dirigenti trasferiti sono Patrizia Lo Campo, Antonino Di Franco, Pietro Fiorino, Nicola Trentacosti, Teresa D’Esposito (che però in una lettera a Livesicilia smentisce di essere stata trasferita*), Maria Sorce, Michele Lacagnina. C’è da da giurare che qualcuno impugnerà il decreto di trasferimento non appena gli sarà notificato. Altrettanti dirigenti resteranno nel dipartimento Istruzione e formazione professionale, ma non si occuperanno più di ciò che hanno fatto finora. La rotazione riguarda Marcello Maisano, Marco Montoro, Domenico Giubilaro, Fabio Ballo, Rosa Maria Milazzo, Vita Di Lorenzo e Angelina Varisano. In realtà, uno di loro resterà al proprio posto. Uno solo che incassa, così, un attestato di stima e fiducia piena.

Sulle scelte dell’assessore, spiegano i bene informati, non avrebbero pesato le inchieste della magistratura. Di Formazione si stanno occupando la procura della Repubblica e quella regionale della Corte dei conti. È stato deciso di voltare pagina prima ancora di conoscere gli esiti investigativi e prima ancora di analizzare le rispose di dirigenti e funzionari sul delicato tema delle parentele nel mondo della Formazione. Gli è stato chiesto di autodenunciare interessi, diretti e indiretti, nel settore. Hanno risposto in massa, ma in pochi – una ventina in tutto – hanno ammesso che qualcuno, in famiglia, dirige un ente di formazione che incassa contributi dall’assessorato oppure vi lavora come docente.

Senza contare che la politica, troppo spesso, ha messo le mani sulla Formazione. Non  a caso il governo ha già depositato all’Assemblea regionale siciliana un disegno di legge sulle incompatibilità per fermare il fenomeno delle parentele politiche proprio negli enti di formazione in alcuni casi trasformati in bacini elettorali.

Lo scandalo parentopoli si è aggiunto alla mancata rendicontazione. E’ il nocciolo della questione amministrativa. Riuscire a sapere come siano stati spesi milioni di euro è una missione impossibile. Ci sono tremila corsi, o giù di lì, di cui si sa poco o niente. A cominciare dal numero dei giovani che li hanno frequentati. Una cosa è certa, però: la stragrande maggioranza è già stata pagata profumatamente, con una copertura delle spese che tocca l’80 per cento del totale. Eppure, come ha scoperto l’inchiesta del mensile S, in molti casi ai corsi ha partecipato meno della metà degli allievi previsti. Nei casi limite sono stati spesi 120 mila euro per formare una sola persona.

Ce n’era abbastanza per adottare il provvedimento di trasferimento di massa che coinvolge metà del personale del Dipartimento e con il quale, secondo il presidente Rosario Crocetta “si mette fine ad una gestione consolidata, nel settore Formazione che ha coinvolto l’assessorato, in questi anni, in una serie infinita di scandali. Comincia un nuovo percorso che dovrà garantire tutti i dipendenti dei vari enti di formazione, ma escluderà dalla Formazione gli enti che non sono in regola con le informative antimafia, che non pagano i dipendenti e che non svolgono correttamente i corsi”.


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