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SUL PIANO COMUNALE DELLE POLITICHE CULTURALI

cETTINA rAUDINOCos’è il piano comunale per le politiche culturali?

Il piano comunale delle politiche culturali è un documento programmatico d’indirizzo che detta i nuclei fondanti e le linee guida che questa Amministrazione intende perseguire a breve, medio e lungo termine, per rendere operante un modello di sviluppo sociale ed economico che ha il suo motore nel turismo, nella cultura, nell’arte e nella creatività in generale. Tale documento, nell’ottica della trasparenza delle scelte politiche adottate e della partecipazione della cittadinanza ai processi di crescita e cambiamento che investono il tessuto urbano, verrà pubblicato on-line sul sito del Comune, deliberato dalla Giunta come atto di indirizzo e condiviso in sede di Consiglio Comunale. Il piano traccia la cornice teorica, gli obiettivi e le strategie declinate esplicitamente in azioni e progetti esecutivi per l’ampliamento e il potenziamento dell’offerta culturale, costruisce l’orizzonte futuro della comunità sulla base di una visione programmatica contenuta in Progetto Noto.

La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze”.

La premessa teorica delle nostre politiche turistico-culturali nasce da una parte dall’evidente vocazione della città ad essere meta prescelta di un turismo colto, curioso e non di massa, sempre più spesso internazionale, in ragione del suo ingente patrimonio culturale, materiale e immateriale, della bellezza del suo paesaggio e della qualità dell’ambiente ancora quasi del tutto incontaminato e con ampie aree di territorio sottoposte a vincoli di tutela.

Non ultimo fra gli elementi costitutivi del brand Noto è anche la particolare qualità della vita che trova fattori di innalzamento nella bellezza della città, espressione esuberante della civiltà del barocco, e del suo paesaggio, bellezza di cui l’occhio può godere elevando lo spirito, nel ritmo ancora non frenetico che favorisce l’incontro e la relazione umana, nelle eccellenze enogastronomiche, buon cibo, buon vino, frutti della terra che è possibile consumare a Km 0.

Un’identità ricca e molteplice, testimoniata dalle evidenze archeologiche che coprono un arco temporale che va dalla Protostoria ai giorni nostri, al retablo urbano settecentesco impreziosito da un complesso di edifici monumentali di grandissimo pregio storico-artistico la cui particola genesi ha portato Noto all’attenzione della comunità scientifica internazionale  valendole l’ iscrizione nella World Heritage List dell’UNESCO insieme alle altre sette città del Val di Noto, come sito seriale denominato “ Le città tardobarocche del val di Noto”.

D’altro canto la cultura viene intesa come strumento di coesione sociale, cioè come fattore che possa portare al benessere della comunità cittadina, perseguendo una strategia di sviluppo capace di garantire l’articolazione di un’offerta culturale plurale, di alto livello, coerente con le esigenze del tessuto culturale e sociale e, quindi in grado di promuovere al più alto grado il concetto di cittadinanza culturale, in modo da poter garantire a tutte le fasce della popolazione un accesso equo e non discriminato alla cultura.

L’arte, la creatività, la cultura possono diventare nel periodo storico attuale un motore di sviluppo urbano e anche una chance imperdibile di rilancio economico e di riqualificazione sociale. Rileggere la città con gli occhi della contemporaneità non significa stravolgerne l’identità e cancellarne i luoghi ma al contrario significa quel processo di lettura e ri-scrittura dei segni materiali e immateriali stratificati nel tessuto urbano.

Rileggere, reinventare, riscrivere vanno intesi nel senso della massima valorizzazione dell’esistente. Seguire senza tentennamenti una strategia di sviluppo basata sulla cultura non vuol dire dunque una programmazione aprioristica di contenuti calati dall’alto, ma una strategia che parta da una attenta analisi dei bisogni cittadini e delle risorse in essa contenute.

Accanto a queste considerazioni possiamo affermare quindi che la premessa risiede nella definizione stessa del concetto di politiche culturali. Come amministratori crediamo che far politica significhi assumersi la responsabilità di immaginarsi e progettare il futuro a partire dall’ascolto e dall’analisi del territorio, della comunità rappresentata da tutti i suoi soggetti, comprese le minoranze. Compito di chi amministra è quello di incanalare le grandi energie creative presenti nel territorio coniugandole in un sistema imprenditoriale in cui il bene culturale nella sua accezione più ampia, venga messo a valore coerentemente con l’identità e la vocazione della città e del territorio stesso che non devono quindi correre il rischio di essere snaturati o di tradire  la loro identità. Per politiche e misure culturali si intendono quelle scelte che a livello locale, regionale o nazionale, si incentrino sulla cultura in quanto tale o destinate ad avere un effetto diretto sulle espressioni culturali degli individui, dei gruppi o delle società, compresa la creazione, la produzione, la diffusione e la distribuzione di attività, beni e servizi culturali, e sull’accesso agli stessi.

Riconosciamo pertanto nella cultura, il valore strategico di coesione sociale, un fattore indispensabile per creare consapevolezza della propria radice storica ed identità e quindi per trarre la forza con cui costruire il futuro. Mettere a valore il bene culturale nella sua duplice accezione di bene tangibile e intangibile, non può essere semplicemente considerato una commercializzazione dello stesso ma “come fatto sociale che a che vedere con lo stare insieme, con il formare società” ( G.Zagrebelsky Fondata sulla Cultura, Einaudi 2014).

Più in concreto la città di Noto appare slegata in alcune delle sue parti che non trovano gli spazi sociali ed i mezzi per poter dialogare e condividere un percorso unitario di crescita.

Si tratta del retaggio storico di un passato non troppo lontano in cui le distinzioni fra le categorie sociali erano più marcate e pertanto il processo di partecipazione democratica alla cosa pubblica ne risente ancora, con il conseguente distacco o disinteresse rispetto alla città e ai suoi problemi vissuti come esterni o appannaggio dell’interesse e della gestione di pochi.

E’ necessario ricucire il frammentato tessuto urbano e sociale rendendolo un sistema di relazioni orizzontali che sovvertano l’idea di una città dicotomica fatta di centro storico, “il cosiddetto salotto buono”, e periferia  e la rovescino a favore di una città policentrica ovvero osmotica, che possa dialogare e crescere armonicamente. Una città costituita da più centri in dialogo fra loro ed ognuno caratterizzato da una vocazione identitaria e da un’eccellenza culturale.

E’ necessario capire quali siano i modelli gestionali ed organizzativi più idonei ed efficaci al fine di valorizzare il patrimonio (materiale ed immateriale) esistente e, dall’altra individuare la cifra culturale vincente della città.

Questi i presupposti teorici e valori:

  • Il rovesciamento dell’impermeabilità dei luoghi (mettere in rete), delle singole istituzioni e dei diversi mondi (Terzo Settore, mondo della scuola e della formazione, organizzazioni sociali e tessuto imprenditoriale, per esempio) in un sistema di relazioni orizzontali che a partire dal tessuto cittadino – ricomposto – sia in grado di allargare progressivamente i propri confini per abbracciare tutta l’area del distretto culturale del sud-est o Val di Noto.
  • La convinzione che l’innalzamento costante della qualità culturale dei luoghi sia soprattutto innalzamento della qualità generale della vita, perché premessa indispensabile per l’affermazione del concetto di cittadinanza culturale che permette di ampliare la capacità attrattiva dei luoghi e la loro valorizzazione anche e non solo dal punto di vista turistico; Una città felice conosce la sua storia ed immagina il suo futuro;
  • La convinzione che la messa in rete del patrimonio culturale, così come delle esperienze legate alle varie forme artistiche e provenienti da un territorio allargato, significhi porre le basi per lo sviluppo di un indotto di servizi e attività che restituiscono una risposta tutta moderna alla crisi dell’economia. Il caso della Ruhr in Germania o più semplicemente della città di Torino, di Matera, dimostrano come la valorizzazione del patrimonio museale e/o archeologico e il potenziamento dell’offerta culturale costituiscano non solo l’attrattore principale del turismo ma anche una risposta alla drammatica crisi di valori etici che disgregano la nostra società.
  • La convinzione che la creazione di un ambiente culturale ed umano complessivamente creativo possa portare a quella che possiamo chiamare produzione creativa, ovvero l’insieme di beni e servizi la cui produzione richiede creatività e che comprende artigianato, arti visive, audiovisivi, design, editoria, nuovi media, spettacolo, e che questa produzione diventi economia possibile, reale.
  • La convinzione che la riqualificazione di quei quartieri considerati a disagio e a rischio sociale, caratterizzati da alte percentuali di dispersione scolastica ( Quartiere Aranci aruci – comunità dei caminanti – Quartiere zona Montessori, via Giantommaso – Piano alto zona Agliastrello-Crocifisso- Quartiere cosiddetto “Bronx”) debba partire proprio da un investimento nel settore della cultura anche attraverso progetti che promuovano il multiculturalismo, il valore delle differenze, l’inclusione sociale e il rispetto dell’altro; oltre al patrimonio culturale il processo di valorizzazione deve investire il patrimonio relazionale: il benessere delle persone passa anche dalla cultura.
  • L’idea che, per portare avanti le politiche culturali sia necessario un costante confronto con il territorio e l’ascolto delle esigenze e potenzialità nella direzione dell’istituzionalizzazione di un dialogo costruttivo fra pubblico e privato. L’innovazione del rapporto fra Pubblico e Privato nella gestione dei beni e delle attività culturali, sulla scorta delle esperienze più evolute in campo nazionale ed internazionale, diventa determinante. Il nuovo partenariato pubblico e privato (PPP) deve poter coniugare un interesse pubblico (l’utilità sociale) con un interesse privato, sia esso profit che no profit. Il settore privato deve essere posto nelle condizioni di fornire le proprie capacità progettuali, manageriali, commerciali e innovative nella progettazione gestione e finanziamento dei beni e delle attività culturali. Il settore pubblico, seguendo una logica di equa attribuzione dei rischi, deve efficacemente presidiare i rischi relativi all’attività di tutela e conservazione, di controllo, di mantenimento della vocazione identitaria e di eventuale deperimento dei beni.
  • La convinzione che qualsiasi sviluppo futuro non possa prescindere dalla valorizzazione e promozione di tutti gli aspetti della cultura materiale ed immateriale del territorio; in tal senso le tradizioni, il patrimonio dei saperi locali e del dialetto, i generi letterari, le arti, le forme artigianali ed i suoni del Val di Noto, giocheranno un ruolo trasversale nelle progettualità dispiegate, in modo da integrarsi all’interno della feconda relazione fra culture e sempre nell’ottica del valore del confronto fra linguaggi.
  • Da ultimo l’idea che lo sviluppo culturale di una città di piccole dimensioni come Noto, caratterizzata da una storia millenaria di incontri e contaminazioni fra civiltà, da un patrimonio storico artistico tutelato dall’UNESCO, da un paesaggio unico, debba passare da un lato dalla valorizzazione del patrimonio esistente, dall’altro debba ricevere una serie di innesti contemporanei. La tradizione dunque vissuta non con la soggezione culturale degli emuli ma con la capacità di rigenerazione e palingenesi attraverso l’apporto innovativo della contemporaneità.

 

OBIETTIVI GENERALI della nostra politica sono fondati sui presupposti teorici sopra enunciati:

  • Fare di Noto un grande laboratorio urbano di sperimentazione ed ibridazione dei linguaggi dell’arte, della musica, del teatro, della letteratura, nuovi linguaggi audiovisivi ( cinema, documentari). Un punto di snodo per itinerari culturali abitati e vivi, capaci di sostituire alla mera fruizione il concetto di partecipazione e coinvolgimento attivo della cittadinanza; interpretare cioè la cultura nel suo senso più profondo – ovvero come relazione e scambio continuo con l’altrove e con l’altro.
  • Innalzare ed incentivare costantemente la qualità artistica e gestionale partendo dalla valorizzazione delle grandi risorse umane presenti e promuovendo un’offerta diversificata, plurale e sinergica.
  • Mettere in rete: il patrimonio culturale inteso come insieme complessivo di monumenti e spazi musealizzati, il patrimonio culturale ecclesiastico, la biblioteca, l’archivio storico, l’archivio di Stato, il teatro, i musei e le aree archeologiche e le contrade, le esperienze artistiche, i laboratori, gli operatori culturali e quelli economici, l’associazionismo, il pubblico ed il privato.

Valorizzando ogni aspetto vogliamo fare nella città di Noto, della cultura e del turismo culturale un volano economico, coinvolgendo le diverse imprenditorialità con un significativo incremento del capitale umano, sociale e relazionale, esperienziale e creativo.

Cettina Raudino


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