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SUCCEDE A VIGATA

Dall’ “Eco del Sud” del 10 agosto 2015
Da almeno tre anni, i cittadini sono spettatori dell’escalation inarrestabile di personaggi espressione di interessi che qualcuno, ancora timidamente, definisce non chiari. Attività legate al fiorente artigianato locale, una dopo l’altra, vengono rilevate da individui che, direttamente o indirettamente, appaiono legati a gruppi criminosi agenti tradizionalmente in questo lembo di Sicilia. Il Commissario Montalbano, da noi contattato, ci ha seccamente risposto che l’argomento è da tempo sotto l’attenzione dell’autorità inquirente e che “l’opinione pubblica verrà presto informata degli sviluppi delle indagini in corso”. Sta di fatto, come ci hanno confidato molti cittadini di Vigata, che comprensibilmente vogliono mantenere l’anonimato, che il fenomeno assume via via dimensioni sempre più evidenti tanto da costituire un momento di vera e propria svolta nell’assetto sociale della comunità locale, di cui ci si ricorderà tristemente negli anni a venire.
L’apparente sottovalutazione di quanto avviene sotto gli occhi tutti, da parte di tutte le autorità competenti, e la prevalente indifferenza generale mostrata dai Vigatini, stride fortemente con la netta posizione invece assunta dal giovane Orazio Rubini che ai nostri microfoni ci ha confessato di sentirsi troppo isolato nei suoi appelli e che teme che “il consenso sociale che inevitabilmente induce l’immissione di capitali di dubbia provenienza, in una asfittica economia locale come la nostra, non potrà che creare danni, soprattutto nelle giovani generazioni, che vedranno come modelli da emulare personaggi che normalmente dovrebbero stare ai margini della società e che invece stanno per entrare prepotentemente nei cosiddetti “salotti buoni” della nostra amata Vigata. Soldi che – continua il Rubini – sono gestiti in modo molto accorto, addirittura valorizzando attività artigianali che prima sembravano destinate alla chiusura. Né, sembra accorgersi di questa svolta epocale, la nuova amministrazione comunale dell’avvocato Torresanta, che, oggettivamente, ha la sfortuna di dovere affrontare un passaggio così importante nella storia della città. Io e il gruppo che mi sostiene, non chiediamo al Sindaco particolari manifestazioni di eroismo civile, che, se necessarie, spettano a Montalbano ed ai suoi uomini, ma che almeno vengano dati dei segnali chiari della volontà delle nostre autorità locali, di non volere volgere lo sguardo altrove e che i cittadini che la pensano come me che, voglio pensare siano in fondo la maggior parte, non siano lasciati soli quando prima o poi si troveranno a fare i conti con l’arroganza dell’affiliato di turno. “. E’ inarrestabile Rubini che, a microfoni spenti, ammette che anche lui ha ricevuto “garbate” e sostanziose offerte per cedere la sua agenzia di viaggio, da parte di un noto neoconsigliere dalle frequentazioni a dir poco equivoche.
D’altro canto, bazzicando tra i tanti bar del centro, non è difficile carpire commenti di giovani disoccupati che, come in tante altre disgraziate parti d’Italia, affermano che chi crea occasioni di lavoro onesto non può che essere benvenuto e che esprimere giudizi sulla provenienza dei soldi che lo produce, di questi tempi, è lusso che non ci si può permettere. Qualcuno, sempre nell’anonimato, mi dichiara fiero che mai acquisterà una spilla da “quelli là”. Altri, invece, si avventurano in aperti apprezzamenti del gusto e del nuovo stile con cui oggi vengono gestite le vecchie botteghe. C’è da sperare solo che l’intera comunità, e non solo Rubini e i suoi, abbia uno scatto di orgoglio e che riesca a invertire l’attuale corso dei fatti.

Qualcuno ritiene che forse è già troppo tardi.

Lincontinente


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One Response to SUCCEDE A VIGATA

  1. avatar

    LINCONTINENTE Rispondi

    10 agosto 2015 at 22:17

    Ho chiesto ad Admin di ripubblicare questo mio raccontino in salsa Vigatiana, risalente al dicembre del 2012, alla luce di diverse conferme, episodi e mutazioni che, purtroppo, lo rendono, a mio modesto avviso, imbarazzantemente attuale.

    Di contro la città, nei quasi tre ani trascorsi, pare abbia subito uno sconcertante fenomeno di assuefazione, persino alle più plateali manifestazioni di illegalità. Nessun tipo di organizzazione sociale che abbia avuto la forza e il coraggio, non tanto di segnalare i singoli fatti, non tanto di enunciare retorici e vuoti principi “passe par tout”, ma di proporre il tema della legalità come priorità in una comunità che, nel suo complesso, non vuole avventurarsi verso irreversibili derive.

    Penso che forme di impegno che sconfinino in esempi di eroismo civili, non debbano essere il metodo. A diversi livelli di autorità corre l’obbligo di aggredire a ridimensionare drasticamente il problema. E’ anche vero che dai risultati visibili, questo lavoro, se veramente fino ad oggi affrontato, appare sia stato vano e inconsistente.

    Molti saranno finalmente costretti a prendere  effettiva coscienza  del gravissimo problema solo  quando saranno toccati personalmente, direttamente o coi loro figli.

    A questo punto mi piacerebbe che la nostra comunità, specie nelle sue forme organizzate, dentro e fuori al Palazzo, tiri fuori le palle, e inizi a pretendere che la LEGALITA’ diventi un valore condiviso e irrinunciabile e non un’opzione. Senza sperare nella venuta di un inesistente “papa nero” che, da eroe isolato, si esponga nobilmente in nome e per conto di un gregge di pecore in balia dei lupi.

    A ciascuno il suo ruolo. Chi, per scelta o per lavoro è chiamato a svolgere il proprio compito, in un contesto sempre più difficile da affrontare, lo faccia. Altrimenti si metta da parte, magari con un po’ di sana vergogna.

    LINCONTINENTE

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