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Si sono chiusi i lavori della direzione del Partito Democratico.

Durissimo il contenuto della mozione nei confronti di Lombardo:

Il Partito democratico guarda con grande preoccupazione alle attuali condizioni della Sicilia ed alla amministrazione della Giunta regionale Lombardo. L’immobilismo del governo regionale e la sua incapacità di dare risposte di sviluppo ed occupazione hanno lasciato il territorio in balia di una grave crisi, che colpisce maggiormente le realtà sociali più deboli e quelle produttive. Questo stallo, che ha dato vita a condivisibili iniziative di protesta delle forze sociali, è stato aggravato dall’attuale impostazione politica deteriore, che identifica l’azione istituzionale con la mera occupazione di potere. Da questo punto di vista la Giunta Lombardo è ormai associabile ad un vero e proprio comitato elettorale.”

La reazione del presidente della regione è furibonda. Come al solito. Non è stato comunicato quante sigarette ha mangiato nè quanti fogli di carta masticato, ma di certo in questi giorni ha accusato tutti di tradimento, proprio lui che venne eletto da una maggioranza e governò con l’opposizione. Misteri della psichiatria. Fa acquistare spazi sui quotidiani per far dire ai suoi del “movimento giovanile” (?) che Lino Leanza aveva avuto tutto ed ora fugge.

Lascia spazio al neo delfino D’Agostino per lanciare strali contro il PD reo di aver smascherato i piani “chapliniani” del quasi imperatore di Grammichele. Arriva, il capogruppo alla regione del MPA (nominato tale dopo l’abbandono di Musotto) a definire “inutile” la mozione di sfiducia considerato che Lombardo sarebbe già dimissionario. Quasi una richiesta di “onore delle armi” che a quanto pare l’occupatore di Palazzo d’Orleans non sembra meritarsi e probabilmente non gli sarà concessa. Nessuno con un minimo di sale in zucca intenderà rischiareresurrezioni” per quanto improbabili.

Si, perchè il vero vizio originale è stato proprio questo, aver assecondato per troppo tempo il delirio di onnipotenza di un personaggio che, negato per ogni forma di amministrazione e governo, ha avuto l’unico talento della spregiudicatezza, unito alla capacità di individuare nelle istituzioni che avrebbero dovuto fermarlo da tempo, elementi altrettanto spregiudicati e miserabili pronti a vendere divise ed onore in cambio di “contentini” effettivi o solo promessi. (Lo abbiamo già dimostrato e proseguiremo con la pubblicazione lunedì di ulteriori chicche). Personaggi che hanno garantito a lui ed ai suoi accoliti impunità e tutela. Colpe e responsabilità gravissime che non potranno essere teciute e non perseguite.

Quindi, il PD delibera oggi la sfiducia alla quasi unanimità della sua direzione, il PDL la mozione l’ha già presentata da tempo, l’UDC si dichiara soddisfatto e pronto. Dovrebbe proprio essere finita l’allucinante esperienza lombardiana. Resta una sparuta pattuglia, capitanata nella parte occidentale dal sindaco di Catania Raffaele Stancanelli (che porterebbe in dote il disastro comunale) e dal noto deputato di Adrano Fabio Mancuso, che starebbe tentando la costituzione di un gruppo di pronto soccorso con la speranza che Lombardo riesca in qualche modo a far sopravvivere un minimo di peso politico da barattare in cambio di qualche salvacondotto. Se questa è l’ambulanza, deve temersi non solo per il paziente ma anche per gli infermieri (i medici si sono già buttati).

Nonostante il vorticoso giro di milioni (virtuali, ovviamente) promessi da Acicastello a Nesima, il destino pare segnato.

Lo sconforto nelle fila di quel che resta del MPA è aggravato da una considerazione: presentarsi alle elezioni regionali in queste condizioni e per di più senza il trascinamento delle liste per le comunali catanesi comporterà una sicura disfatta. Non ci saranno incarichi e promesse che terranno, precari e disoccupati hanno già dato e sanno bene cos’hanno ricevuto e cosa continuerebbero a ricevere. Altrettanto conseguenti saranno gli effetti dei tanti assessori, commissari, primari, dirigenti, consulenti nominati con i metodi lombardiani, talmente “stimati ed apprezzati” per i “risultati” ottenuti che utenti e dipendenti dei vari enti non perderanno occasione di far valere.

Insomma, finisce davvero molto ingloriosamente.

Adesso ci si avvia all’epilogo di un’esperienza il cui costo peserà per decenni sul popolo siciliano.

Quattro anni terribili, in cui è stato devastato un’intero tessuto sociale ed economico, distrutto quel poco di buono poteva esserci nell’apparato amministrativo.

Sarà difficile e doloroso ripartire dopo tanta scelleratezza, ma bisognerà farlo con determinazione e, lo abbiamo già detto, ogni giorno perso è un danno in più.

Al Marten (SUDPRESS)


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