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RITORNA LA MINACCIA TRIVELLE

UMARISi scrive sblocca Italia si legge sblocca trivelle.

La concentrazione di CO2 (anidride carbonica) in atmosfera ha raggiunto il livello di 3 milioni di anni fa (396 parti per milione) : stiamo tornando ai tempi del pliocene, un periodo in cui la tigre dai denti a sciabola si trovava perfettamente a suo agio, la temperatura era di 2 o 3 gradi superiore a quella attuale e il livello dei mari era più alto di 25 metri.

A trascinarci verso il passato è la crescita dei gas serra che continuano a ritmo sempre più veloce, nonostante gli appelli degli scienziati a ridurre i consumi dei combustibili fossili, principali responsabili del caos climatico. La denuncia è contenuta nell’ultimo rapporto Wmo, l’Organizzazione metereologica mondiale: il Greenhouse gas bulletin (Antonio Cianciullo, la Repubblica 10/IX/2014).

L’Unione Europea, da sempre sensibile al problema dei cambiamenti climatici, impone agli stati membri di fare il possibile per ridurre le emissioni di gas serra.

Il 1 settembre 2014 il nostro Presidente del Consiglio scrive e firma nell’accordo di Partenariato con l’Unione Europea i seguenti impegni (Delibera n.18/2014 GazzettaUfficiale, Serie Generali n.209 del 9/IX/2014:

OT4: sostenere la transizione verso un’economia a bassa emissione di carbonio in tutti i settori;

OT5: promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, le prevenzioni e la gestione dei rischi;

OT6: tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse.

Mentre il Renzi europeo e rispettoso dell’ambiente sottoscrive questi impegni, il Renzi Attila dell’ambiente, esautorando la Regione Sicilia e non consultando le popolazioni (come prescrive la convenzione di Aarhus), sbocca le trivelle nel canale di Sicilia autorizzando le ricerche di petrolio e di gas in un’area di 2.190 Kmq e a 12 miglia nautiche dalla costa.

La società Schlumberger, autorizzata a verificare la presenza di idrocarburi liquidi e gassosi nel canale di Sicilia (zona marina C, area d.1 C.P.-SC), ha inviato alle autorità regionale ed ai sindaci dei comuni interessati ai sensi dell’art.23 del D. Lgs. n. 152/ 2006, una propria valutazione di impatto ambientale.

Il documento presentato dalla società non tiene conto dei danni che le esplosioni effettuate per sondare la presenza di greggio provocano all’ecosistema marino ed in particolare ai cetacei come viene documentato in data 10/12/2014 dai tecnici dell’ARPA Puglia.

Il 12 settembre 2014 si è verificato a Vasto (Chieti) uno spiaggiamento di 7 cetacei (4 sono stati salvati). Le 3 balenottere sono morte per embolia, come ha accertato il dott. Vincenzo Olivieri direttore del Centro Studi Cetacei Onlus.

I cetacei , spaventati e disorientati dal forte rumore delle esplosioni, risalgono rapidamente dalle profondità marine in superficie. La rapidità di risalita determina una mancata decompressione e l’insorgere dell’embolia che li uccide.

Energia dal petrolio e distruzione dell’ecosistema marino non sono compatibili con il modello di sviluppo ecocompatibile che si sono dati i comuni siciliani del val di Noto, patrimonio UNESCO, alcuni dei quali ( Avola, Noto, Rosolini, Pachino e Portopalo) hanno anche sottoscritto il patto dei Sindaci inpegnandosi in questo modo alla riduzione di CO2 in atmosfera e all’aumento delle fonti energetiche rinnovabili.

Le associazioni firmatarie invitano tutti i sindaci dei comuni siciliani, le soprintendenze, le confederazioni della pesca, i lavoratori del turismo, le

organizzazioni culturali, sindacali ed ambientaliste a mobilitarsi nei modi più efficaci ed opportune affinché non passi un modello di sviluppo energetico che non ci appartiene perché contrario allo sviluppo ecosostenibile ed in definitiva alla vita.

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