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L’UTOPIA E LA “CULTURA” DA CLUB

RICHIESTA DI ACCESSO“Forse un giorno ci ricorderemo che non v’è altra finalità per gli uomini sulla Terra se non l’imparare a conoscersi e a conoscere l’universo che li circonda – compito infinito che li definisce come umanità alla quale e della quale ciascuno di essi è partecipe. La conoscenza è l’unico modo di conciliare le tre dimensioni dell’uomo: individuale, culturale e generica.
Non è irragionevole pensare che, se decidiamo di sacrificare tutto all’istruzione, alla ricerca e alla scienza, facendo investimenti massicci e senza precedenti, nel settore dell’insegnamento a ogni livello, avremo più occupazione e maggior prosperità. L’ideale della conoscenza non ha bisogno di disuguaglianze sociali o economiche ma, all’opposto, tali disuguaglianze sono fattori di stagnazione, sono ostacoli, una notevole dispersione di energia, un attentato al potenziale intellettuale dell’umanità. È certo, invece, che lasciare aumentare lo scarto tra i più istruiti e i non istruiti significa aggravare irrimediabilmente l’impoverimento della stragrande maggioranza.

Questa idea ha un che di utopico, è vero, perché le politiche reali sono ben lungi dal muoversi in quella direzione, e perché assistiamo ogni giorno alle follie causate dal settarismo e dall’ignoranza. Tuttavia, obbligandoci a porre nuovamente la questione dei fini, l’utopia può aiutarci a definire un programma. In fondo, quali individui mortali, siamo tutti condannati all’utopia. In vista di cosa viviamo? Malgrado la forma interrogativa, questa domanda è l’unica risposta – risposta critica, risposta di crisi – che si possa dare a coloro che pretendono di gestire la nostra vita quotidiana e al contempo di incaricarsi del nostro avvenire.”

Marc Augè (La Stampa)


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