Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

167 views

L’OSPEDALE E LA RINGHIERA

L’ospedale e la ringhiera. A prima vista, potrebbe sembrare una battuta. Eppure quella sera, in Piazza Municipio, ci fu un’ovazione da stadio. Durante il comizio elettorale del sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, alla frase “se sarò eletto rimetterò la ringhiera”, la piazza gremita andò in delirio. La ringhiera! La ringhiera della Villa Comunale! Tutto un simbolo per un’intera generazione. Su quella ringhiera, per due e tre decenni, si sono fatte e disfatte amicizie, coppie, sono nate famiglie, progetti, idee. La ringhiera, il sindaco l’aveva tolta ai suoi concittadini, una decisione inspiegabile che aveva suscitato molto malumore. Quale migliore occasione di un’ambita rielezione per prometterne il ritorno? Giochini banali, politica da mercato, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, ma sempre efficaci : il sindaco, di fatto, fu rieletto.

Come la ringhiera della Villa Comunale, l’ospedale pubblico, a Noto, è un simbolo. In questi giorni di grande angoscia intorno alle sorti del Trigona, che la rifunzionalizzazione della rete ospedaliera ha da tempo condannato, l’importanza dell’ospedale, per la città e la sua storia, affiora in modo violento nelle coscienze di tutti i suoi abitanti. Rifunzionalizzazione, riqualificazione, parola enigmatiche. Suggerirebbero un piano, un programma, un’organizzazione, ma nessuno dei diretti interessati, gli utenti, i cittadini, sembra conoscerli. Sulla stampa si legge che la Regione taglierà 138 unità operative complesse : 32 entro giugno, 46 entro dicembre, 60 entro il giugno 2020. Ma al di là delle informazioni su questi tagli, non si trovano informazioni su come la Regione intende rispondere alle esigenze sanitarie dei siciliani, in particolare a quelle della disastrata zona Sud.

Se la rifunzionalizzazione, decisa dalla Regione siciliana e controfirmata dai vari sindaci di Noto, vuol dire ridimensionamento o chiusura dell’ospedale Trigona, ospedale che ha 300 posti letto, 1000 posti auto, 2 sale chirurgiche e numerose attrezzature, è difficile capire quali siano i criteri economici e sanitari di una tale decisione. Il dubbio che sorge in tutti gli utenti è che la decisione non tenga conto di questi dati oggettivi, ma sia solo una decisione politica per ridefinire influenze e zone di influenze politiche e affaristiche. Oggi la sanità, in numerosi paesi, si muove verso una naturale specializzazione per poli di competenze e ciò obbliga a ripensarne l’aspetto territoriale, a rivedere la presenza dei servizi nel territorio. Ma una riorganizzazione del servizio sanitario non è necessariamente una cosa negativa. Dipende da come la si progetta. Dipende se le motivazioni che la animano sono il miglioramento della qualità del servizio agli utenti oppure altri interessi, esclusivamente economici, personali, di gruppi di potere, politici. Quello che è strano, nel caso di Noto, è che l’ospedale, già presente e attrezzato, non sia stato ritenuto un asset strategico (già ammortizzato) da valorizzare, ma solo una struttura da svuotare. Ovviamente ci si chiede perché i nostri amministratori locali hanno controfirmato questa rifunzionalizzazione se non dava garanzie? E che senso ha sacrificare un ospedale già attrezzato (Noto) per poi dover spendere denari per adeguare l’ospedale vicino (Avola) nella prospettiva di chiuderli un giorno entrambi ?

Il sindaco di Noto al momento non dà risposte chiare. Sostenuto dal PD, di recente ha abbandonato quest’area politica che lo aveva eletto per aderire a Forza Italia. Una mossa difficile da comprendere se non nell’ottica di una più certa prosecuzione di carriera certamente per il bene dei suoi concittadini. Ma il gioco della ringhiera funzionerà anche per l’ospedale? Verosimilmente, questa volta, il sindaco sembra non aver centrato i tempi. Si è precipitato a cambiar casacca ignorando il precipitarsi della crisi ospedaliera. Difatti, sarebbe stato più accorto rimanere con un PD fallimentare e, alla vigilia di elezioni regionali o nazionali, attribuirgli pienamente la responsabilità della crisi dell’ospedale. Una situazione, questa sì, ideale per rifarsi una verginità passando con Forza Italia, partito vincente e provvidenziale il quale, solo con un esponente locale eletto tra le proprie fila, avrebbe sicuramente restituito l’ospedale, come la ringhiera, ai Netini.

Stefano Alderuccio

Print Friendly, PDF & Email

Questo articolo è stato visualizzato 179 volte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.