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L’OMBELICO DEL MONDO – 7 PUNTATA – “WALDO E I SUOI BRAVI”

Don Waldo alzò gli occhi dal volumetto che stava sfogliando: “Come diventare un bravo alcalde in dieci lezioni” di Manuel Remolacha.

Era stato uno dei libri che il suo esperto d’immagine Carlos Gorfillo gli aveva donato insieme a “I1 Principe” di un certo Niccolò Macchiavelli e al best-seller “Anche Hitler e Stalin sono stati bambini felici” di Kurt Keinepietack, il teologo della purezza delle razze . . . e a completare la piccola biblioteca il bellissimo volume, con illustrazioni a colori, “Strappare le unghie come metodo educativo” del cinese Thu- Shei-Stronzhu.

Carlos glieli aveva donati, dopo aver ricevuto un assegno di 45.000 dollari (niente pesos) per il suo ottimo lavoro, precisando che gli sarebbero stati senz’altro utili in futuro e gli consigliò, inoltre, un ottimo sciroppo, prodotto da una nota farmaceutica svizzera, che gli avrebbe alleviato tutti gli eventuali bruciori di stomaco.

Don Waldo alzò gli occhi, osservando gli uomini con cui avrebbe governato la città per i prossimi cinque anni . . . la sua fidata, inarrestabile e invincibile “squadra” . . . di fronte aveva il suo vice, Felipe Boyero detto 1’Hermoso” erede delle fabbriche di laterizi e affini “Abundio Boyero e figli”, affettuosamente chiamato nella sua famiglia anche “lo stupido incapace” . . . era giovane e di bell’aspetto . . . l’avrebbe, senz’altro, utilizzato per tutte le inaugurazioni noiose e poco importanti, per le visite di propaganda alle persone anziane e disabili e per i rapporti con quei “rompicoglioni dell’opposizione” (almeno con quei pochi rimasti!) . . . l’unica sua dote era la capacità di fingere di ascoltare, sorridendo per ore, senza irritarsi, ne addormentarsi.

Alla destra di Felipe, Juan Cerdo, meglio conosciuto come “il cinghialotto”, nominato per equilibri politici, anche lui vice-alcalde . . . gli aveva trovato l’incarico di addetto ai rapporti con i vari gruppi religiosi (???), essendo stato, da bambino, un chierichetto alla chiesa della “Madonna dei naviganti”. . . con delega di provveditore per gli istituti scolastici di Santa Caterina e dintorni . . . alto 1,60, di forma trapezoidale, con un occhio strabico ed al posto delle sopracciglia un unico cespuglio alto due dita e lungo una quindicina di centimetri . . . parlava solo il dialetto locale e pure in modo molto stretto e incomprensibile.

Alla sinistra di Felipe, Pablo Piojoso, denominato volgarmente “il rospo” . . . politico di lungo corso . . . si mormorava che avesse leccato, riconoscendolo anche al buio, il culo di tutti gli alcalde che avevano governato la città negli ultimi trenta anni .. . aveva oltrepassato abbondantemente la soglia dei cinquanta anni . . . con il volto butterato e sudaticcio, come le mani, d’altronde . . . e con pochi capelli untuosamente lunghi e riportati da destra a sinistra con complicati artifici . . . padre affettuoso di due figlie brutte come la fame, che tentava, disperatamente, di maritare lo aveva nominato assessore alla propaganda e all’ordine pubblico.

Accanto a Piojoso, don Consalvo Chupasangre, assessore alle finanze, 150 chili di voracità . . . non parlava, Ma masticava in continuazione! referente politico della famiglia dei Monedero, proprietari di due banche, una fabbrica di succhi di frutta e di diverse proprietà terriere, coltivate a cacao . . . un’antica famiglia che aveva costruito la sua fortuna, prima col traffico degli schiavi ed in seguito succhiando il sangue ad ogni bracciante che aveva lavorato nelle loro piantagioni .. . pochissimo denaro e sempre pagato in ritardo . . . fatiche inumane, nessuna tutela e protezione medica.

Carlos Estupido, assessore alla programmazione e ai monumenti, era un ometto stempiato e impomatato, con dei ridicoli baffetti a coda di topo, fumava sigarette al mentolo ed era orgogliosissimo delle unghie dei suoi diti mignoli, perennemente lunghe e curate, per dimostrare che non faceva lavori manuali come diceva lui: aveva mani da “signore” si era creato la fama di uomo di cultura perchè, anni prima, partecipando a un concorso indetto da un settimanale di pesca sportiva, aveva vinto un’enciclopedia di 32 volumi, da allora tenuta esposta in salotto nella libreria fatta costruire appositamente da un ebanista e che sua moglie Sebastiana spolverava due volte la settimana.

Più in là, Xavier Asqueroso, era il decano politico, avendo assunto incarichi in diverse Giunte, magrissimo e dal colorito giallastro . . . infilato eternamente in vestiti dai colori funerei e di alcune taglie più grandi . . . sarebbe stato di statura molto alta, se l’abitudine, di tutta una vita, a piegare la schiena per baciare mani e camminare curvo, senza alzare mai gli occhi dal pavimento, non l’avessero, progressivamente, rimpicciolito: era stato nominato assessore alla viabilità, fognature e illuminazione cittadina.

Intento a lisciarsi i baffi era Pepe Corcovado, avvolto in una nuvola d’acqua di colonia dall’esotico nome “I1 sogno di una vergine” . . . aveva gestito per anni il salone da barbiere, ereditato dal padre Ernesto detto “Tino”, prima di dedicarsi alla politica era diventato assessore allo spettacolo per la sua passione per il melodramma (era dotato di una bella voce baritonale) . . . ma, soprattutto grazie alle prosperose forme della moglie Generosa Democratica, elargite senza distinzione di ceto o di colore politico (secondo voci maligne popolari!) a destra e a manca.

Aggrappato a una sedia, simile a un macigno, equamente distante dagli altri, il mulatto Attila “Mala Suerte” Manganello, il nuovo capo della polizia: una montagna di muscoli e di crudeltà . . . la testa rasata . . . completamente privo di collo e al posto delle braccia . . . due colonne di cemento armato . . . si guardava in continuazione attorno con diffidenza, scrutando tutto e tutti attraverso due piccole fessure che gli servivano da occhi . . . sudava abbondantemente e puzzava come un caprone.

Don Waldo, in passato, lo aveva difeso, diverse volte, nelle aule dei Tribunali dall’accusa di danni alle cose pubbliche, violenza e lesioni verso persone e cose, furto e anche un tentativo d’omicidio, facendolo sempre assolvere . . . l’aveva nominato capo della polizia per accontentare suo cognato Pablo, il quale ne utilizzava le “qualità” per risolvere i piccoli problemi che sorgevano nella sua attività finanziaria, specialmente quando si trovava alle prese con qualche fastidiosa testa calda di concorrente, che non accettava, passivamente, i suoi metodi giudicati un poco “spregiudicati”.

Ultimo a entrare precipitosamente nell’aula del consiglio, scusandosi per il ritardo, fu Domiciano Veleta, coetaneo di Waldo, laureatosi in veterinaria all’università di Torquemada . . . la sua famiglia possedeva numerosi allevamenti bovini della famosa razza “mandingos” molto richiesti per i filetti e i cojones . . . il giovane Domiciano, appena fresco di studi, aveva iniziato un costoso esperimento in cui aveva riversato tutto il suo “sapere” per procreare una nuova razza di super bovini, incrociando i mandingos con i canguri australiani, il padre Maquiavelo, già da tempo dubbioso sulle presunte qualità di genio del figlio, era giunto, ben presto, alla conclusione che l’isola di Manzanilla poteva fare a meno tranquillamente di un altro veterinario e gli aveva acquistato una decina di supemarket nei punti più strategici di Santa Caterina e dintorni con cui potere mantenere nel lusso la moglie Gema, detta Barbie e i suoi due figli e gli aveva, pure, consigliato di crearsi un hobby con cui riempire le sue giornate e . . . il nostro Domiciano lo scoprì nel bob a quattro . . . si fece costruire nel parco della sua villa una pista ghiacciata lunga trecento metri dai costi altissimi, acquistò da una ditta canadese due bob e formò l’equipaggio con due grossi mulatti e un cittadino norvegese arrivato in città vent’anni prima, completò la squadra con l’anziano specialista in granite Zacarias Helado, come riserva . . . era facile incontrare il Domiciano, vestito con un monumentale colbacco in testa e pesantissimi maglioni finlandesi a collo alto, pantaloni imbottiti e pelosi doposci che ne accentuavano la sua

predisposizione alla magrezza . . . al tempo della sua nomina a “arbiter” e Gran Cerimoniere pesava 58 chili, nonostante il suo 1,82 di altezza.

Aveva elargito notevoli somme di pesos per la campagna elettorale dell’amico e questi l’aveva ricompensato con l’ambita carica.

I1 Veleta nel suo nuovo ruolo, come il solito si era lasciato prendere la mano e aveva convinto il Waldo a creare una giunta per la città, su modello di quella vera, gestita da bambini ed era riuscito a fare eleggere suo figlio Humbertino a Alcalde della sua scuola e il povero fanciullo era costretto a muoversi ogni giorno con una fascia con i colori cittadini posta a traverso del suo giovane petto e inaugurare modelli in plastico di edifici costruiti con i Lego, cucce per i cani, piccoli acquari casalinghi, voliere per uccelli e pappagalli.

La seconda proposta portata in consiglio era stata quella di domandare al Comitato Olimpico una competizione a livello internazionale di bob sull’isola . . . la proposta fu approvata dai consiglieri con scarso entusiasmo, ma fece incrementare la vendita di maglioni a collo alto e guanti di lana in città.

Don Waldo osservò nuovamente la sua squadra e fu assalito da un conato di vomito, immediatamente represso . . . deglutendo si sistemò il nodo della cravatta “Marinella”, ammirò il perfetto taglio dell’abito grigio color “fumo di Londra” di Coveri, quindi si alzò in piedi, salutando e ringraziando i presenti per tutta la collaborazione che gli avrebbero dato negli anni a venire . . . Che Dio salvi 1’Alcalde e Santa Caterina!


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