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L’OMBELICO DEL MONDO – 5 PUNTATA – “LA SCALATA ALLA CARICA DI ALCALDE”

Era accaduto due anni prima, nel periodo più buio di Santa Caterina, che Waldo I o meglio la famiglia aveva deciso per lui, di presentarsi sulla scena politica cittadina.

Waldo Apollodoro, figlio di un impiegato di banca, era diventato avvocato con qualche sacrificio del genitore, il quale si era preoccupato di far crescere, oltre l’amato figlio maschio, anche quattro femmine più piccole, tutte ancora da sistemare.

Il giovane di bell’aspetto e con un discreto fisico da atleta, terminati gli studi, si era guardato attorno, in cerca di un futuro degno delle sue aspettative e aveva scoperto, con la complicità della sorella minore Antonia, che Ines Tiburon, la sua compagna di studi, oltre la passione per le processioni e l’odore di incenso, era segretamente innamorata di lui secondo l’opinione cittadina, la bellezza di Ines non era certamente in grado di far perdere la testa a un uomo . . . non poteva definirsi brutta, ma non era assolutamente attraente,  . . . almeno, che un uomo, non ritenesse degno d’interesse, una certa predisposizione al ricamo e la sua passione per il giardinaggio.

Però . . . c’è sempre un però! Aveva un pregio . . . un piccolo, ma significativo pregio: quello di essere assieme al fratello Pablo, gli unici eredi della vedova Isabel Zalayeta y Tiburon, ricchissima proprietaria terriera ed astuta affarista . .. inoltre la piccola Ines all’età di diciotto anni era diventata la fortunata destinataria di una cospicua somma di denaro, di grandi appezzamenti di terreni e diversi immobili, lasciategli in eredità dalla zia materna Domitilla, morta in odore di santità.

Waldo aveva notato subito questo piccolo . . . pregio e, aiutato dalla sorella Antonia e da don Luigi, il parroco che lo aveva battezzato e visto crescere, aveva cominciato a interessarsi della ragazza, partecipando a ogni funzione religiosa e a ogni processione ove sicuramente poteva incontrarla . . . infine, complice un seminario sulla vita delle   Sante Cunegonda e Filomena, nell’eremo delle Lacrime Benedette, aveva fatto breccia e irruzione nel suo cuore e nonostante una breve e accanita resistenza materna, era riuscito a condurla all’altare.

I1 matrimonio, a Santa Caterina, era stato l’avvenimento mondano più importante dell’anno la sposa indossava un bellissimo abito bianco fatto giungere appositamente dalla capitale, creato dalla stilista Rocca Barocca e con l’aiuto di “Mauricio”, il famoso visagista preferito delle dive (sette ore d’ intenso e incessante lavoro), era apparsa non graziosa, ma almeno gradevole mentre attraversava la Cattedrale per raggiungere l’altare, sotto il lunghissimo velo sorretto da otto splendide bambine bionde.

Nei mesi seguenti, dona Isabel, donna dotata di grande senso pratico, accettò di buon grado la nuova situazione . . . si era resa conto che, date le scarse “attrattive” della figlia, avrebbe potuto ritrovarsi con un genero sicuramente peggiore di Waldo e pronto a infangare il buon nome dei Tiburon y Zalayeta, discendenti, a quanto lei diceva, dai primi conquistadores sbarcati sull’isola e gli aveva aperto uno studio legale nel centro di Santa Caterina e dopo qualche anno, accertatasi che il genero sapeva ben disimpegnarsi nello svolgimento della sua professione, gli acquistò un altro studio più grande ed imponente a Torquemada, il capoluogo di provincia, ad una trentina di chilometri dalla cittadina.

Qui tre volte la settimana, il giovane avvocato curava una clientela di tutto riguardo: tutte vecchie conoscenze dei Tiburon e cioè .. . le migliori famiglie e i potentati di Torquemada e dintorni . . . inoltre poteva dedicarsi a tre dei suoi passatempi preferiti: il tennis, la barca a vela e le donne e . . . non precisamente in quest’ordine.

Nel frattempo era diventato il presidente di una squadra di baseball, i “Red Fox”, rilevata in via fallimentare per pochi pesos . . . in breve tempo, con l’innesto di alcuni buoni giocatori, lautamente ingaggiati, questa aveva ripreso a salire verso le zone alte della classifica . . . e ciò lo rese molto popolare, attirandosi le simpatie dei giovani tifosi concittadini . . . All’epoca I’alcalde era Diego Rebuscado, succeduto, dopo otto anni di governo, al famoso Leo Recoba, detto “e1 doctor”.

Rebuscado era il candidato sostenuto dai ricchi borghesi ed era assiso alla carica con un vasto consenso popolare, soprattutto attraverso una generosa compravendita dei voti, ma dopo un paio di anni di triste e anonima amministrazione, Daniel Esperancia, direttore e proprietario del periodico “E1 Mosquito”, suo acerrimo avversario, aveva scoperto che 1’Alcalde e la sua cricca politica si erano appropriati di un’ingente somma di denaro, destinata all’edilizia popolare ed aveva iniziato una violenta campagna denigratoria, con editoriali quotidiani che ebbero molto effetto sull’opinione pubblica.

Rebuscado, inizialmente, provò a ribadire la propria innocenza e quella dei suoi amici da lui definiti: tutti onesti e impeccabili cittadini”, accusando l’Esperancia di gelosia e di meschine invidie, a seguito di sue frustrazioni politiche, ma quando la polemica prese la strada della Capitale, questa, insospettita, inviò alcuni funzionari per un accurato controllo, i quali rilevarono, dopo un attento esame, la scomparsa di ingenti cifre di denaro pubblico e contemporaneamente . . . quella di Rebuscado e dei suoi compari . . . la notizia scoppiò col fragore di una bomba fra i paciosi cittadini di Santa Caterina. In quel vuoto di potere, l’ing. Pablo Tiburon, il più importante finanziere della zona, cognato dell’avvocato Waldo, nonché amico personale dell’alcalde fuggiasco, che gli permetteva, dietro laute mazzette, ogni tipo di abuso edilizio e lucrosi appalti truccati, trovatosi senza più appoggi importanti per le sue attività e avanzando notevoli crediti per finanziamenti familiari ad operazioni varie, non sempre chiare, eseguite a favore dell’Amministrazione e dei suoi rappresentanti, riunì la famiglia, denunciando il problema e dona Isabel, la madre, decise, per meglio tutelarsi, che suo genero Waldo Apollodoro dovesse presentarsi come candidato a primo cittadino e, naturalmente, vincere l’elezione alla carica di Alcalde.

Il bel Waldo, tentò di opporsi, nel timore di perdere tutti i benefici di cui usufruiva a Torquemada, ma dona Isabel fu inflessibile e, penetratolo con uno sguardo che avrebbe sciolto l’acciaio, disse che lei non ammetteva alcuna discussione alle sue decisioni, ma solo cieca obbedienza.


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