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L’INGEGNERE E IL SUO CHIODO FISSO

paolo tiralongoHo sentito parlare due o tre volte Corrado Greco, ingegnere e coordinatore di Noto Nostra, ed avrò letto forse due suoi articoli, compreso l’ultimo pubblicato da Evarconews.

Da questa breve conoscenza, ma il ragazzo è ancora giovane, ho notato che il nostro ingegnere ripete ad ogni piè sospinto, con la monotonia di un mantra, due concetti: il primo: si vuole ingessare il territorio (devo dire che a volte ha usato il termine mummificare); l’altro: bisogna ritornare a costruire.

Non mi stupisco certamente di quello che dice il nostro professionista, quello che mi meraviglia , è che un ingegnere esprima questi concetti, a mio avviso, senza uno straccio di analisi. Non dico un’analisi approfondita,  con ipotesi e tesi, ma neanche un piccolo, brevissimo ragionamento, insomma qualche cosa che ci faccia capire perché bisogna ancora costruire nel nostro territorio.

Allora, ingegnere, proviamo insieme a fare un’analisi facile, direi elementare.

Non mi pare che a Noto  e nel suo territorio non si possa costruire: esistono ben 317.760 mq. di zone C, quelle ad uso residenziale, con una capacità insediativa, secondo gli indici dell’attuale p.r.g., di 30.687 abitanti (trentamilaseicentoottantasette).

E’ forse aumentata improvvisamente la popolazione netina così tanto che non bastano  oltre 30 ettari di territorio per nuove costruzioni? O si prevede un incremento superiore a 30.687abitanti?

No. Mi dicono all’ufficio anagrafe che la popolazione di Noto è sostanzialmente stabile.

Ingegnere ha provato a farsi un’idea dei vani vuoti che ci sono in città?

Ha provato a farsi un’idea delle villette vuote che vi sono lungo la costa?

Ha provato a farsi un’dea delle case vuote che vi sono negli insediamenti collinari?

Ha provato a farsi un’idea dei ruderi, delle masserie e dei casali abbandonati che potrebbero essere recuperati nelle nostre campagne? (Il recupero, è quello che hanno fatto e fanno alcuni stranieri portandosi dietro ingegneri restauratori).

Non si è accorto dell’abbandono della città e dell’urbanizzazione selvaggia, senza regole delle campagne che circondano Noto?

Un assalto che sta distruggendo  il nostro bel paesaggio collinare (ma forse questo a lei non interessa!)

Stiamo coprendo con una grigia, mortale lastra di cemento due ecosistemi: quello agricolo e quello urbano. Mentre il cemento copre le colline della città, la medesima lastra copre l’anima profonda di Noto, trasformando le case in vuoti contenitori, le piazze in tristi slarghi, i quartieri  in un insieme di case-vacanze, la città in non città.

Questi fenomeni, come è stato sperimentato in altre realtà che hanno vissuto i medesimi processi, porteranno conseguenze sociali difficilmente governabili: i cittadini vivendo fuori dalla città saranno costretti ad usare l’auto per recarsi in centro con un aumento esponenziale del traffico (che tristezza una città vuota di cittadini ma piena di automobili!); i giovani vivendo in un contesto non urbano saranno sempre più spaesati (nel senso etimologico del termine:senza paese, senza un luogo dove riconoscersi, senza comunità). Uno spaesamento che porterà gravi conseguenze sociali, anche di tipo delinquenziale.

Non ci aveva pensato?

Ma sicuramente lei avrà  almeno analizzato il consumo del suolo e il conseguente rischio idrogeologico?

No? Allora le do una mano:

“Secondo i dati forniti dall’ISPRA , Istituto Superiore per la Protezione la Ricerca Ambientale (un istituto governativo ,non i soliti ambientalisti, quasi estremisti, www.isprambiente.gov.it), in Sicilia sarebbe alterata in modo diretto o indiretto, dal consumo del suolo quasi il 60% della superficie. Il dato regionale è superiore rispetto alla media nazionale del 5,1% ed è inoltre il terzo più alto del mezzogiorno (Quotidiano Di Sicilia 08/03/2015).

E non ricorda la piena dell’Asinaro di neanche due anni fa? Non ci ha insegnato niente?

Quella luttuosa piena è stata causata dall’eccessivo costruito, da tutto quel cemento ed asfalto che ha impermealizzato i terreni circostanti il fiume impedendo l’assorbimento delle acque.

Stando così le cose, non ritiene che il comparto edile dovrebbe indirizzarsi al recupero, al riuso, al restauro dell’esistente  e alla cura del paesaggio?

Dimenticavo l’altro concetto a lei tanto caro: “i fanatici e quasi estremisti” dell’ambiente vogliono ingessare il territorio (per fortuna in questo caso, fanatici ed estremisti, sono in buona compagnia: sono certo che lei avrà già letto l’Enciclica LAUDATO SI’ di Papa Francesco).

Ingessare significa ingabbiare, immobilizzare usando una colata di gesso.

L’ingessatura di parte del territorio è stata già fatta, non con il gesso ma con asfalto e cemento: quasi tutta la costa , la parte sud della città, la contrada Astrico, le colline Niura, Cozzo Tondo, ecc.

Presumo di non averla convinta. E’ inutile. La passione è incontrollabile. E lei ha la passione per il cemento.

Cosa dice? Nonostante quanto mi sono sforzato di esporre lei vuole ancora costruire?

Ma allora il suo, caro ingegnere, è un chiodo fisso!

Le prospetto una soluzione.

Le regalo una bella scatola, ma una bella grande,  di Lego (quella con tanti mattoncini colorati). Potrà così dare sfogo alla sua passione costruendo tante casette, mattoncino su mattoncino. Potrà costruire tutte quelle che vuole. Ma a casa sua.

Lasci stare il territorio.

Paolo Tiralongo


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2 Responses to L’INGEGNERE E IL SUO CHIODO FISSO

  1. avatar

    Corrado Greco (coordinatore Noto Nostra) Rispondi

    22 ottobre 2015 at 11:23

    cotanta pochezza e presunzione non merita nemmeno risposta.

  2. avatar

    pietro giannone Rispondi

    22 ottobre 2015 at 12:57

    PRG tutti pronti l’uno contro l’altro, storia vecchia!

    In prima battuta non sono del tutto in disaccordo con l’ing C. Greco, per il semplice motivo che non possiamo precludere ai giovani un’area di sviluppo dove possano costruirsi una casa nuova moderna e a loro piacimento. Detto ciò dobbiamo stabilire se vogliamo un piano populistico o un piano di avanguardia. Nel primo caso saranno salvate le schifezze frutto dell’abusivismo più sfrenato, compreso quello in itinere, e gli eco mostri  di marchio “istituzionale” (capannoni sulla cresta della collina dirimpettaia alla città, vari insediamenti turistici, uno lungo la strada per Serra del Vento).  la lista sarebbe troppo lunga; Nel secondo caso bisogna avere il coraggio che il pubblico si riappropri delle aree che i precedenti piani avevano destinato a servizi  effettuando il diradamento delle costruzioni; se si considera che tutto l’abusivismo post anni 2003 (?), è per legge patrimonio pubblico, quindi anche questo suscettibile alla demolizione… forse i vani si riequilibreranno un pò e si libereranno aree per le nuove costruzioni. e si avrà una città restaurata con i giusti servizi….Io penso che i progettisti prima di ascoltare il pubblico applicheranno la legge. Io farei cosi!

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