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LEGALITA’ E DECORO URBANO

cETTINA rAUDINONoto libera sul social network  punta il dito, ritenendolo un abuso, sulla presenza di tavolini e sedie nell’area immediatamente adiacente un noto caffè dei Giardini comunali e mi chiama in causa in quanto responsabile e firmataria di una delibera di Giunta municipale che istituisce la concessione di una porzione di area in comodato d’uso gratuito al proprietario di tale esercizio commerciale.

Si fa confusione!

Chiarisco infatti che il proprietario ha regolare concessione ad occupare il suolo pubblico per allocarvi tavolini e sedie con parere favorevole della Soprintendenza ai BB.CC.

Tale scelta è apparsa coerente con il progetto di riqualificazione di un’area a verde e con la sua fruibilità. Quella porzione non appartiene all’area oggetto di comodato d’uso gratuito, è fuori dal perimetro, come si evince dalla pianta!

La presidentessa Rosa Bologna attribuisce erroneamente a quest’area i divieti indicati sul contratto fra comodatario e Comune, quando questi invece si riferiscono all’area sottostante la Villa comunale, per la quale il proprietario del caffè ha una serie di obblighi ( tra cui sorveglianza, pulizia,  manutenzione e allocamento di bagni pubblici nelle vicinanze delle giostrine) e anche dei divieti: tale area non potrà essere adibita a luogo ricettivo.

Ma come detto prima gli esponenti di Noto libera non hanno letto bene le carte.

La scelta di dare in concessione quell’area interna sorgeva anche dalla necessità di sgombrare il Viale, area

di passeggio, su cui prima lo stesso caffè aveva allocato una pedana.

Nessun abuso. E fin qui per quel che attiene la legalità.

Diverso è invece il decoro urbano.

Come per l’80% almeno delle attività che insistono nella Core Zone, cioè nel centro storico definito dal riconoscimento UNESCO, anche gli arredi di questo caffè sono difformi da quanto previsto nel regolamento comunale sul decoro urbano ( Linee di indirizzo da attuare per gli interventi relativi al decoro degli spazi urbani pubblici ricadenti nella perimetrazione sottoposta a vincolo paesaggistico con D.P.R. del 3 maggio 1967). Qui infatti si chiede ai commercianti di concorrere alla valorizzazione del patrimonio culturale rispettando nella scelta dei materiali l’identità dei luoghi e la tradizione locale. Dunque niente plastica, niente alluminio, niente materiali chimici sintetici che non siano coerenti con la storia, no ai materiali lapidei non provenienti dal tavolato degli Iblei!

Mentre si al ferro battuto, al legno, al cotone e ai materiali naturali, alla nostra pietra locale!

Mentre invece la plastica a causa della globalizzazione e di una non ancora completa coscienza della nostra identità – ahimè – impera!

No alle bancarelle, no ai gadget che non sono made in Sicily, no alla tendenza casbah, alla paccottiglia che spesso sbarra il passo al viandante: turista o visitatore che sia.

L’UNESCO ci chiede di trovare il giusto equilibrio fra sviluppo e tutela, una responsabilità condivisa fra

portatori di interesse operanti nel settore del patrimonio culturale-naturale e del turismo!

L’UNESCO ci chiede di non ostacolare la visione delle facciate dei monumenti, la prospettiva delle vie con un affollamento smodato di tavolini, di occupare il suolo concesso e di non abusare, di trovare un punto di armonia fra consumo – quindi sviluppo – ed estetica.

Ci chiede di tenere alta la qualità della vita nei nostri centri, di rispettare le esigenze del turista e del cittadino.

L’UNESCO ci chiede un turismo sostenibile e responsabile!

Ancora sono pochissimi i locali che rispettano in toto questi parametri e pur riconoscendo che una notevole evoluzione c’è stata (anche confrontandoci con centri vicini facenti parte del nostro sito rispetto ai quali noi abbiamo qualche anno di vantaggio), dobbiamo  senz’altro ancora migliorare. Se fino ad ora questo monito non è stato sottolineato con sufficiente energia è dipeso dalla scelta di incoraggiare in una prima fase anche le attività commerciali, di educare passo passo la popolazione, di renderla progressivamente sempre più consapevole che l’UNESCO ci ha dato un’opportunità di crescita, ma senza il vincolo, senza  il rispetto delle regole perderemo l’opportunità di valorizzare appieno questo patrimonio nella sua identità.  Altrimenti il turista scapperà via deluso a fronte di un luogo globalizzato, troppo caro e senza rispetto della sua Storia. Per quanto infine attiene al progetto di riqualificazione della Villa comunale, molti mi hanno chiesto di dire la mia.

Ritengo che in parte si sia recuperata e abbellita un’area degradata, prima quasi una discarica, – è un piacere infatti vedere finalmente quell’area decente,  piena di bambini e famiglie, in parte mi sento di sollevare delle perplessità sull’arretramento delle famose ringhiere, su quanto cioè costituisce la cornice di un contesto storico-artistico.

Molto buona l’idea di allargare l’area di fruizione ma se fossero state mantenute, garantendo comunque l’accesso ai vialetti attraverso più di un’apertura, probabilmente non si sarebbe cancellata la funzionalità dei pilastrini che oggi appaiono un po’ decontestualizzati. Ma anche questo progetto ha avuto comunque il parere favorevole della Soprintendenza.

Il Vicesindaco e Assessore all’UNESCO e alla Legalità

Cettina Raudino


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8 Responses to LEGALITA’ E DECORO URBANO

  1. avatar

    admin Rispondi

    19 settembre 2015 at 16:51

    Aprire la questione sul decoro urbano e mi riferisco agli arredi difformi dalle indicazioni delle linee guida potrebbe essere molto importante per condividere riflessioni sul turismo responsabile e sostenibile.

  2. avatar

    corrado greco Rispondi

    19 settembre 2015 at 17:39

    capisco e ne prendo atto che la vicenda “decoro” tragga spunto dalle soluzioni di arredo adottate da una cone tante altre attività commerciale, ma permettetemi di dire che mi dispiace che ancora una volta la riflessione a proposito di un tema così importante, non vada oltre tavoli e sedie! non guardi facciate deturpate, monumenti e palazzi soffocati, luoghi snaturati e palloncini, palle pazze e animaletti dal piumaggio mutilato! soprattutto non esca ancora una volta da questa risicata core zone! non produca più architettura, né la stimoli in una città senza più mecenati ma mercenari! dove a coloro che la amano non resta che soffrire con impotenza!

  3. avatar

    Maria Elena Tomat Rispondi

    19 settembre 2015 at 20:48

    Concordo con le riflessioni esposte da Filingeri e Greco, e auspico una riqualificazione del centro urbano che liberi, anche, palazzo Ducezio dall’invasione delle poltrone e delle sedie dei bar e ristoranti che un po’ alla volta hanno accerchiato cotanto monumento.

    Non posso, però, fare a meno di rilevare che Noto non è solo Corso Vittorio Emanuele con il suo splendido barocco: i turisti e i residenti ( custodi ma anche fruitori del territorio ) sono costretti a percorrere il meraviglioso territorio tra discariche abusive. Segnalo che dalla contrada Buonivini i primi cassonetti dove depositare le immondizie si trovano a san Lorenzo o alla villa del Tellaro ( non esattamente a portata di mano ) , dove si trasformano in cataste maleodoranti , prede di animali selvatici che spargono il contenuto tutto intorno. Non proprio uno spettacolo degno dell’UNESCO.

  4. avatar

    Roberto Bellassai Rispondi

    19 settembre 2015 at 22:15

    Sono anni che esiste un Piano Estetico approvato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Siracusa,ma l’Amministrazione Bonfanti lo tiene nel cassetto,perchè preferisce gestire il centro storico con molta approssimazione,cioè senza quelle dovute regole che eviterebbero le tavolate a tutto spiano,l’esibizione oscena della merce da parte dei Commercianti,facendo divenire il Giardino di Pietra,Patrimonio dell’Umanità,una Casbah!   Questo andazzo pubblico,voluto dall’Amministrazione oltre a deturpare l’identità dei luoghi,e la sua spazialità, fa nascere altri appetiti,come ad esempio,l’appropriazione di spazi pubblici,che vengono concessi ai privati,cosa mai successa con le altre Amministrazioni,di conseguenza succede anche  che un Cittadino non capisce più se ad esempio, parte del Giardino Storico Comunale è del Comune,oppure dei privati!

  5. avatar

    Santo Pietro S. Rispondi

    20 settembre 2015 at 18:34

    L’area data in comodato d’uso è una ed è quella dove ci sono le giostrine , messe dal comune con una spesa di €30.000, cosa chiara nella prima delibera che diventa però ambigua nella seconda dove si dice che il ricevente allocherà le giostrine. Tentativo questo fatto forse per rendere l’oggetto del comodato più digeribile e sensato.

    Non si comprende infatti il senso di questa necessità , date le spese affrontate dal comune , tra riqualificazione, allestimenti e installazione di vari impianti .

    Per risparmiare poi su cosa, la manutenzione del prato ? Bah… Manutenzione che tra l’altro nemmeno avviene, e questo non perché lo dica Notolibera ( si scrive attaccato), ma perché è evidente, basta andarci. Detto ciò, sappiamo benissimo che le due aree sono diverse e distanti. Qualcosa però non quadra. L’allocazione dei tavolini rientra nel piano della riqualificazione dei giardini pubblici, ed ha ricevuto l’autorizzazione dalla sovrintendenza . In quale delibera si chiarisce che il bar avrá concesso quello spazio ? Dove si fa riferimento che l’allocazione di quell’arredo concorrerà alla riqualificazione ?

    Si dice inoltre , che i materiali da utilizzare per gli arredi sono ben specificati, e che non possono essere ad esempio quelli in materiali di plastica . Ma data la natura di quegli arredi troppo eleganti, quale autorizzazione ha dato la sovrintendenza ? Si fa seguito ai dettami del decoro urbano ?

    Sorvolando su questa vicenda, andiamo però alle cose più importanti . Nel progetto di riqualificazione non era previsto che la ringhiera venisse spostata. Di fatto però ? Un agronomo ha le competenze specifiche per stabilire una simile operazione ? Chiaramente c’è un errore procedurale , ma qualcuno è intervenuto in tal merito?

    Andiamo però al punto che più punto non si può , poiché al di là del silenzio ( assenso? ) dell’amministrazione distratta, nel vallone è avvenuto un enorme abuso edilizio, che la finanza, sotto nostra spinta e di altre associazioni, ha presto bloccato imponendo i sigilli del sequestro . Su questa vicenda, su questo scivolone, l’amministrazione Bonfanti , che posizione prende ?

    L’assessoressa alla legalità che fa? Che vede? Che dice?

     

    Apprezzo questo tentativo di comunicazione , ma aimè , purtroppo, ancora una volta , non c’entra la vera questione, ma fa l’unica cosa a cui ci ha abituati questa amministrazione … Denigrare chi si oppone , pensando, leggendo, studiando .

  6. avatar

    Santo Pietro S. Rispondi

    20 settembre 2015 at 18:39

    E poi, perché pronunciarsi adesso su un post di FB, invece che farlo a seguito del sequestro del vallone ?

    Io, da cittadino era lì, in quel caso che avrei avuto il piacere di sentire il parere in primis dell’assessore alla Legalità e co.

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    Daniele Manfredi Rispondi

    21 settembre 2015 at 12:00

    Sulla questione arredi e gestione del suolo pubblico andrebbe fatta una riflessione piuttosto ampia a partire dalle linee guida che come ho avuto modo di dire sono inadeguate. Altro aspetto il “suolo” concedere una parte della villa comunale perchè sono stati spostati i tavolini dal viale non si regge in piedi anche perchè alla stessa ditta è stao concesso il suolo nello slargo accanto la Porta Nazionale

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    nanzamar Rispondi

    22 settembre 2015 at 10:27

    Ho l’impressine che l’amministrazione comunale  a tale proposito si stia arrampicando sugli specchi.

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