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LE VIRGOLE CONTANO

villaconpiscinaSe vogliamo intavolare una discussione seria sull’argomento, mi sembra utile sgombrare subito il campo da tutto ciò che può essere inteso, a torto o a ragione, come ipocrisia strumentale e non fondata convinzione.
Da una parte i cosiddetti ambientalisti, a volte  “della domenica”, che nel torpore dell’incombente nulla di una cittadina di provincia, cercano di trovare motivazioni e battaglie da affrontare per dare giusto sfogo alle proprie sensibilità e per sentirsi partecipi alla “campagna nazionale che il wwf ha diffuso” . Occorre ammettere che questa selezione di argomenti, non di rado, si basa su un mix di stereotipi, luoghi comuni e analisi superficiali dei fenomeni.

Dall’altra i  portatori di interessi del settore immobiliare (tecnici, proprietari, imprese e commercianti), che cercano di travestire il proprio disappunto con argomentazioni e “nobili” generici riferimenti scientifici, quasi vergognandosi di essere tacciati di volere sostenere legittimi interessi economici che possono avere una loro cittadinanza. Sarebbe più onesto intellettualmente che, tra questi, il Sig. Caio ammettesse di possedere un bell’appezzamento da qualche parte, o che l’Arch. Tizio dicesse candidamente che ha due bei progetti in contrada Pollipoli che rischiano di andare in malora.
Se quindi si riuscisse a sgombrare il campo da quanto sopra, si potrebbe tentare di intavolare un serio e pragmatico dibattito. Magari distinguendo due livelli di discussione. Uno sui principi generali che devono informare l’attività urbanistica nel nostro smisurato territorio (questo rammentiamolo sempre). L’altro, più di dettaglio, che, superato il primo, è quello che più sta a cuore degli “stakeholder”. Parlo dell’interpretazione / modifica delle norme di attuazione per l’edilizia in zona agricola.
Su quello che appare come il livello più alto della discussione, quello della programmazione urbanistica, siamo, finalmente (forse),  alle porte della periodica revisione del P.R.G. Periodica come la si intende da queste parti,  più di venti anni invece che i canonici dieci. Ma, senza infingimenti, questa abnorme prorogatio ha fatto comodo a tutti gli operatori del settore edile. Nello specifico, hanno fatto comodo le N.T.A. (norme tecniche di attuazione) che, con una mirabile virgola piazzata al punto giusto nell’articolato della zona E, per vent’anni ha rimesso in gioco la destinazione residenziale anche in zona agricola.
Ma la virgola c’è e si deve rispettare. E allora, mi dicano ora gli ambientalisti del wwf locale, quali grandi scempi si sono consumati nel nostro territorio, al netto degli effetti del mancato controllo del territorio per gli interventi totalmente o parzialmente abusivi (piccole e grandi lottizzazioni comprese) e al netto di possibili benevole o disattente  approvazioni di particolari “soluzioni progettuali” da parte degli uffici preposti?
Al netto di tutto ciò, qualcuno può veramente affermare che abbiamo assistito al sacco del nostro territorio agricolo, addirittura evocando una sua “cementificazione”?. Qui, come in tante altre cose, è la quantità che stabilisce la qualità del fenomeno. Dato che qui si parla di cose concrete, mi piacerebbe tanto avere un elenco di questi scempi e su quali seri e oggettivi presupposti si basa un giudizio che rischia di apparire superficiale e ideologico (nel peggior senso del termine). E’ stato il tentativo di lottizzazione abusiva dei “maltesi”? Bastava, come è stato, applicare la norme vigenti. E’ stata la recente vicenda della lottizzazione di Eloro? Qui siamo fuori tema, o dentro o fuori. Che altro quindi?
Dogmatiche affermazioni come quella che l’attività edilizia in zona agricola è limitata “… SOLAMENTE AGLI IMPRENDITORI AGRICOLI ..“ sono, purtroppo, la prova del basso livello scientifico a cui si vuole relegare la polemica. Basta anche una semplice ricerca su internet per verificare che la giurisprudenza in materia si è ormai consolidata verso la negazione del possesso o meno di particolari requisiti soggettivi da parte del richiedente la concessione. Resta invece fondata la discussione sul limite che vieta gli interventi che non siano “funzionali alla conduzione del fondo agricolo”.
Sono d’accordo con chi oggi rimanda al nuovo P.R.G. qualsiasi modifica del regolamento, se non altro per il semplice fatto che non si possono apportare modifiche ad un P.R.G. scaduto (tra l’altro in dichiarata imminente fase di revisione), di certo non per permettere l’approvazione degli ultimi tre o quattro progetti di chi è stato preso in contropiede dalla sortita sedicente ambientalista.
Ma gli studi preliminari al nuovo piano hanno portato a qualcosa che sia utilizzabile in tal senso? Che rilevanza ha oggi rispetto all’intero, la pesantissima ed estesissima vincolistica aggiunta dal Piano Paesaggistico? Per i terreni fuori da quei giochi perché di nuovo reintrodurre il feticcio del “paesaggio agrario”, violabile solo da interventi “funzionali alla conduzione del fondo”, ma non da residenze con piscina? Ma a quale modello di sviluppo territoriale ci vogliamo attenere? Terreni votati all’agricoltura, ove suscettibili in tal senso per collocazione e natura, e al definitivo abbandono ove un uso agricolo non è permesso?  Anche qui la quantità fa la qualità. Qualcuno si è preso la briga di verificare le dimensioni del fenomeno dell’abbandono dei fondi e quali conseguenze può avere per l’assetto idrogeologico, per la riconfigurazione degli spazi boschivi, ecc.
Anche il fattore tempo non può essere ignorato. Data la pessima situazione economica contingente e sicuramente perdurante, possiamo pensare che le zone E, al di fuori dei vincoli del Piano Paesaggistico, possano essere l’eldorado per fantomatiche aziende agricole o novelli agricoltori di cui non si vedono i minimi indizi di esistenza? E allora, nei limiti di quanto già sperimentato in virtù di quella famosa virgola, aggiungendo qualche correttivo ad evitare le “furbizie” tipiche dell’edilizia residenziale (seminterrati, verande, volumi tecnici, sottotetti) e discutendo anche sulla scomputabilità delle “preesistenze”, non si può ragionevolmente supporre che degli efficaci presidi del territorio, non devono essere necessariamente legati ad un improponibile ed antistorico modello  di colonizzazione agricola, ma che possono anche ammettere appropriati insediamenti residenziali (piscina compresa)?

Il mio auspicio è che se si vuole dibattere sulla materia, si adotti un atteggiamento intellettualmente onesto e cosciente dei propri limiti (che non sono solo quelli della propria specifica competenza). La ragionevolezza farà il resto.

Urbanista della domenica


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