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LE TRIVELLAZIONI E LA MEMORIA VIOLENTATA

a_tiralongo“In parole povere questo significa distruggere, in un colpo solo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra di arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo”.

Sono le parole di Andrea Camilleri scritte su Repubblica il 7 Giugno 2007 per opporsi e chiamare tutto il mondo della cultura a mobilitarsi contro la concessione data dalla Regione Sicilia alla Panther Oil per la coltivazione di gas nel nostro territorio.

La mobilitazione degli intellettuali e la sollevazione dell’intera città indussero la stessa società petrolifera a rinunciare alla concessione e l’allora Presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, a dire “non consentiremo mai le trivellazioni nei siti Unesco”.

Evidentemente la storia non è più maestra di vita, né a maggior ragione suggeritrice di sensibilità sia verso le istituzioni che nei confronti delle città e le loro popolazioni se è vero come è vero che la stessa Regione Sicilia ha rilasciato a distanza solo di qualche anno la stessa concessione di allora, per la produzione e coltivazione di gas, nello stesso sito Unesco.

Circa 27 chilometri quadrati fra la contrada San Paolo e la contrada Bufalefi, nel territorio di Noto.

Ray Bondin, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria, ebbe a ricordare che Noto era diventata Patrimonio dell’Umanità non solo per le sue prestigiose ricchezze architettoniche, per i suoi palazzi, per le sue chiese, per i suoi quartieri, per la sua pietra dorata, ma anche per le sue campagne, per la dolcezza delle sue colline, per le sue valli, per l’inestimabile bellezza del suo territorio. Chiudeva raccomandando a tutti di avere nei confronti del nostro ambiente la stessa scrupolosa cura che dobbiamo avere nei riguardi dei palazzi e che, la nomina di città Patrimonio Unesco, non è un titolo definitivo, ma va mantenuto  e meritato nel tempo.

Dal 2007 ad oggi ambiente e palazzi non sono stati “musealizzati”, ma sono diventati virtuoso strumento di uno sviluppo agricolo e turistico. Tutela e valorizzazione. Palazzi e campagne come contenitori di iniziative culturali e attività imprenditoriali. Un flusso turistico sempre crescente e costante nei mesi ed imprenditori capaci di scommettere sulle potenzialità produttive della nostra terra, attratti dalle eccellenze dei nostri vini e dei nostri olii.

La concessione rilasciata alla ENI Mediterranea Idrocarburi non sottrae solo 27 chilometri quadrati, una enormità, alla attività agricola ma anche sopprime una delle zone maggiormente vocate alla produzione di vini e olii di qualità, e violenta uno scenario paesaggistico di incommensurabile dolcezza.

Non solo devasta una paesaggio ma anche il concetto, l’idea di sviluppo socio-economico che è stato ed è per Noto, fondato su agricoltura e turismo. Fa scempio di quella bellezza che Bondin ci raccomandava di curare.

Due aspetti emergono: uno non condivisibile ed è la precisazione che trattasi di concessione per la produzione/coltivazione di gas e non di petrolio, quindi per una fonte di energia “pulita”. A parte la considerazione che ben altre sono le fonti di energia pulita e rinnovabile che andrebbero implementate, l’impatto devastante è pari: le perforazioni, le tubazioni, le piattaforme di cemento armato, le strade di accesso, il traffico di automezzi, farebbero scempio del territorio. L’altro aspetto riguarda la procedura seguita che viola il diritto della popolazione interessata ad essere coinvolta nella decisione attraverso il ruolo che la legge gli garantisce nell’ambito del procedimento amministrativo per  il rilascio delle autorizzazioni.

Popolazione che oggi come allora avrebbe fatto sentire alta e forte la voce della sua totale contrarietà a concessioni che permeano di sé una idea di sviluppo contraria a quella, fondata su turismo e agricoltura d’eccellenza, che sarà il volano per la crescita economica e la ricchezza della zona.

Popolazione che oggi come allora dovrà mobilitarsi. Insieme associazioni e movimenti, gruppi politici e singoli cittadini convinti –come concludeva nel 2007 Andrea Camilleri- “per la nostra stessa dignità di italiani adoperiamoci a che sia revocata quella concessione e facciamo che sia per sempre resa impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili”.

Aldo Tiralongo Consigliere Comunale PD/Rinnovamento per Noto


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One Response to LE TRIVELLAZIONI E LA MEMORIA VIOLENTATA

  1. avatar

    taiga Rispondi

    13 ottobre 2015 at 16:25

    Su un altro argomento ci rideremmo sopra ma su questo no, difesa dell’ambiente quale !!!!   Guarda caso quando si tratta di interessi economici consistenti finisce l’ala ambientalista e inizia quella “commerciale” . Come dire nella merda ci siamo tutti noi nel business i MORALISTI DEL PD.

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