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LE ALTE VELOCITA’

Il Governo chiarisce le motivazioni del sì

 Le motivazioni sono quelle che si basano sugli investimenti per il futuro del nostro Paese, in modo da essere più competitivi.

Sul rischio ambientale invece il Governo ha esplicitamente affermato: “In nessuna formazione indagata è stata individuata una presenza significativa di uranio e tutte le misure risultano al di sotto della soglie di legge. Allo stesso modo le emissioni in radon non presentano potenziale significativo“.

Tra l’altro il Governo ha ricordato che tutto il progetto coinvolge in totale 112 Comuni tra Lione e Torino. A quanto pare i Comuni francesi e la maggior parte di quelli italiani non sono stati contrari alla realizzazione dell’opera. Le amministrazioni comunali che si sono opposte al progetto sono state soltanto due: Chiusa San Michele e Sant’Ambrogio di Torino.

Proprio per ovviare a queste opposizioni il Governo ha previsto di stanziare dei fondi per realizzare opere compensative per il territorio. Il Governo fa notare che non dobbiamo dimenticare l’impulso che il cantiere della Tav può dare all’occupazione. I lavori infatti dureranno 10 anni e, fra persone impegnate direttamente e quelle coinvolte indirettamente, si calcola di coinvolgere 6.000 persone.

Senza contare che la nuova linea ferroviaria Torino – Lione creerà altri posti di lavoro nel nostro Paese.

No Tav: le motivazioni del no

Il movimento dei No Tav ha visto il dispiegarsi di varie proteste contro la costruzione della ferrovia ad alta velocità. In effetti forse non tutte le proteste degli attivisti sono infondate. Pensando che essi arrivano anche a rischiare la vita, come è stato nel recente caso di Luca Abbà, rimasto folgorato perché è salito su un traliccio per protestare, le ragioni che stanno alla base della protesta sono davvero serie in termini di sostenibilità ambientale. La Tav può essere definita come un vero e proprio ecomostro, in quanto ha un impatto ambientale impensabile.

Il volume di roccia che dovrebbe essere scavato è pari a circa 13 milioni di metri cubi e tutto ciò non può lasciare indifferente la natura, visto che non possiamo non pensare, oltre che all’equilibrio idrogeologico, anche a tutte quelle quantità di uranio e di amianto che verranno smosse e che dovranno essere in qualche modo smaltite.

Soprattutto bisogna trovare i luoghi adatti per smaltire questi materiali, ma l’impatto ambientale che l’operazione può avere anche sulla Val di Susa non è affatto indifferente, soprattutto per quanto riguarda anche la massa di cemento che verrà utilizzata e che è pari a 1,8 milioni di tonnellate.

Senza contare poi tutta l’energia che occorrerà per scavare la galleria e per produrre il cemento stesso. Non dobbiamo dimenticare infatti che la produzione di energia implica la produzione di emissioni di anidride carbonica, che mettono a rischio un intero ecosistema.

I tunnel che dovrebbero attraversare l’ammasso roccioso rischierebbero anche di intersecare le fratture che alimentano le sorgenti, per cui in Val di Susa verrebbero messe a rischio anche le riserve idriche. Lo ha messo in evidenza anche Legambiente attraverso una specifica analisi idrogeologica.

Le maggiori preoccupazioni sono sui 53 chilometri di tunnel che dovrebbero attraversare il massiccio dell’Ambin, che è costituito da rocce carbonatiche intrise d’acqua.


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