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LA TELA DELLE DIECI PENELOPI

penelope2Tra le poche certezze che si possono coltivare in questo mondo, c’è quella che relega noi umili mortali, alias normali cittadini, in uno stato di beata inconsapevolezza su ciò che succede sulle nostre teste e dei nostri destini ad opera di quella che si suole chiamare, con malcelata ammirazione,  la nostra “classe dirigente”. Classe di eletti, quasi sempre nel senso  letterale più  comune della parola.

Spero sia l’ultima volta che ci troviamo a doverci occupare, sempre della stessa vicenda dell’acqua che sembra lì lì per ridiventare pubblica e a gestione comunale, ma succede sempre qualcosa all’ultimo istante che rinvia ad un imminente “dopo” che, però,  non arriva mai.

Non essendo quindi dalla parte degli eletti, ci atterremo esclusivamente e giocoforza, a tutto ciò che più o meno viene acclarato dai blog, dai giornali e, perché no, da affidabili “si dice”. Non sarà un approccio squisitamente anglosassone verso le notizie, ma in Italia, visto il livello generale del cosiddetto mondo dei media, ci sentiamo di dare un più che dignitoso contributo alla formazione di una migliore opinione dei nostri pochi lettori.

A fine novembre del 2013, com’è ormai risaputo,  viene dichiarato il fallimento della SAI8 SpA che, come successivamente si saprà, è offuscato da inquietanti ipotesi di bancarotta e di altri nobili reati. Con tale data si inaugura un memorabile periodo di più di sei mesi, in cui la nostra “classe dirigente”, con alcune eccezioni per le quali il giudizio è ancora in uno stato di sospensione, ha dato prova di grandi capacità amministrative se, come tali, intendiamo la navigazione a vista a non più di un palmo dal naso, unita a più o meno maldestre adesioni agli indirizzi forniti da poteri forti, specie in senso economico.

Ed iniziamo con il balletto delle “soluzioni” fino ad oggi concepite per sostituire la temporanea (?) gestione della curatela della SAI8. Se qualcosa ci sfuggirà nell’elencazione non ce ne vogliate. Come già detto, ciò dipende dall’imperdonabile colpa del non godere del privilegio del libero accesso alle segrete stanze del potere.

Primo passo di danza – valzer delle debuttanti di fine anno 2013: il commissario Buceti propone una società mista pubblico-privato, con la parte pubblica costituita dal consorzio dei 10 comuni e, quella privata, dalla fallita SAI8 si suppone affittata come “ramo d’azienda”.

Secondo passo  – charlestone del 29 gennaio : la cosa non piace ai 10 comuni e a Palermo, in una riunione tra organi regionali e sindaci, nasce la fantasmagorica soluzione che vedeva come unico gestore degli ubbidienti – Siracusa compresa – la municipalizzata netina.

Terzo passo – mazurka di fine febbraio: Siracusa, turbata dalla bizzarra ed inedita possibilità di una gestione  netina-pigliatutto, avanza l’ipotesi della costituzione di una propria società con Priolo; al che, Noto “ridimensiona” da 10 a 4  le sue pretese e propone una gestione di esclusiva natura pubblica con Pachino, Portopalo e Buccheri; i rimanenti 4 comuni risultano “non pervenuti”.

Quarto passo – ballo della mattonella di inizio marzo: cade per Noto anche la soluzione a 4,  per cui Bonfanti si ridimensiona ulteriormente – da 4 a 1 – e presenta una soluzione autarchica (“in house” per i più dotti); gli altri tornano tutti nello sconclusionato,  ma frequentatissimo limbo del “non posso, c’è il patto di stabilità, non abbiamo i soldi, non ho il personale” …. ecc.

Quinto passo – canto del cigno delle idi di marzo: il Commissario Buceti, come sua ultima iniziativa, prima delle non lontane  dimissioni (10 aprile), ritorna alla proposta di una società unica, definita “uninominale” in quanto formata da un unico socio pubblico e cioè lo stesso consorzio dei comuni.

Sesto passo – paso doble del 29 marzo: Olè, entra in scena dopo tanti “rumors”, la spumeggiante spagnola “Aqualia” che a suon di  nacchere si aggiudica l’oneroso affitto temporaneo (ma non è detto) del fallito gestore, in virtù di un discutibile bando di gara partorito dall’attivissima  curatela.

Settimo passo – sirtaki e flamenco del 21 maggio: gli ubbidienti mugugnano sulla soluzione preconfezionata dalla curatela e Siracusa, indomita, ritorna alla carica con una “nuova” soluzione che tanto sa di camuffamento; nasce così Arethusacqua SpA, la “newco” joint-venture (poco “joint” e molto “venture”) tra Comune di Siracusa, curatela (?) e “Aqualia”; ma la quota esclusiva del capoluogo non deve ingannare, serve solo come “quinta colonna” per coinvolgere tutti gli altri nove comuni nella soluzione meticcia.

Ottavo passo – fox trot del 22 maggio: il sindaco di Noto non perde la rotta e il giorno prima della pubblicazione della famigerata legge Vinciullo-Di Marco, insieme al sindaco di Buccheri, chiede alla curatela la restituzione degli impianti e della relativa gestione; questa non si fa attendere e informa che ciò sarebbe avvenuto il pomeriggio della domenica 25 maggio;

Nono passo – tango con caschè del 24 maggio: dopo il famoso “trappolone” alla Prefettura di Siracusa, maldestramente condotto dai fautori ed arenatosi a causa dell’indisciplinato sindaco di Noto, il Prefetto prende d’autorità in mano la situazione e nella tarda sera tra venerdì 23 e sabato 24, requisisce gli impianti di tutti e 10 i comuni – compreso il nostro –  per affidarli ad “Aqualia” (non sappiamo se da sola o in quota di Arhetusacqua); ma la fantastica e democratica soluzione prefettizia dura meno della vita di una farfalla, perché a notte inoltrata arriva un inaspettato quanto definitivo (?) “no, gracias” da Madrid che sancisce l’abbandono del campo (ancora inspiegato) da parte della multinazionale iberica. ….. Ooooolè!.

Decimo passo – valzer del 25 maggio: Il Prefetto,  ripresosi prontamente dalla “deserción”,  dispone nuovamente la requisizione di tutti e 10 gli impianti, ma stavolta per affidarli alla trimestrale gestione del Consorzio dei comuni;

Undicesimo passo – cha cha cha del 28 maggio: siamo ormai giunti ai giorni nostri; qualcuno, dopo il sospirone di sollievo, inizia a porsi il problema di come si possa sostenere economicamente la gestione trimestrale di ispirazione prefettizia; e, a quanto pare,  non è proprio un dettaglio se è vero che si stima un costo complessivo di almeno 5 o 6 milioni di euro a fronte di una vaghissima disponibilità di meno di 4 milioni euro; come per incanto (il terzo per la precisione) rispunta l’ennesima  “soluzione” siracusana: società mista consorzio/soggetto privato; questa volta però il soggetto privato disponibile – che evidentemente già esiste –  rimane incognito a noi umili mortali; meglio non rischiare di bruciarlo, ma come “biddizzi e sordi” non lo si potrà nascondere a lungo e già qualcuno azzarda l’ipotesi di una famosa società del centro Italia; ma anche questi sono al momento solo “rumors”;

Dodicesimo passo – piroetta del 29 maggio.  Pare che il sindaco di Noto, nuovamente a mezzo del suo assessore Bianca, soprannominato “The Voice” per il particolare timbro che tanto lo contraddistingue da altri suoi colleghi dotati di farinelliani falsetti, abbia nuovamente guastato la festa al solerte sindaco Renzo-Siracusano, ribadendo la volontà del Comune di Noto nel non volere recedere da posizioni ormai ampiamente condivise e consolidate anche nell’opinione pubblica netina.

Tredicesimo passo: dal prossimo martedì 3 giugno e, appassionatamente,  a seguire.

Se Omero avesse dovuto pensare non ad una, ma addirittura a 10 solerti Penelopi (11 se inseriamo pure il commissario di turno), dedite come i nostri sindaci a fare e disfare la loro tela con tale scaltrezza ed abilità,  avrebbe potuto postargare il ritorno di Ulisse di qualche altro decennio, regalandoci altre memorabili pagine del suo poema.

Ma anche Omero aveva i suoi limiti.


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