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LA POETESSA SAFFO A ELORO

“… Mi sono svegliato presto alla tonnara di Marzamemi per potere rendere omaggio a Saffo. Dall’altro capo della riserva marina che abbraccia Marzamemi, Vendicari e San Lorenzo c’è Eloro. Qui – o tra qui e Siracusa – venne a vivere per una quindicina di anni (tra il 607 e il 590 a.C.) con la famiglia la giovane Saffo, lasciata la natia Mitilene, città dell’isola di Lesbo. Forse la sua nobile famiglia aveva avuto contrasti con la stirpe dei Cleanattidi che dominava Mitilene …”

Si tratta dell’inizio di un capitolo del libro: Saffo e il sogno di Archimede: Eloro, Palazzolo Acreide e Siracusa, che fa parte del volume di “ Andare per la Sicilia dei Greci “ , di Franco La Cecla, pubblicato nel 2016 dalla Casa Editrice Il Mulino.

L’Antropologo Franco La Cecla in questo prezioso libro ci da notizia della presenza della poetessa Saffo e della sua famiglia vissuti per quindici anni in esilio nella città di Eloro e tra Eloro e Siracusa. Notizia mai letta nei libri scritti dai vari ricercatori e studiosi di storia locale, sia del passato che del presente.

In un contesto culturale e politico di più di duemila anni fa in cui il tempo non era quello cronologico, ma quello circolare, molto diverso da quello cronologico di oggi, Saffo è stata la prima donna dell’Occidente a scrivere di poesia, una poetessa che ha fatto scuola in Grecia, nell’isola di Lesbo, non solo nel campo letterario, aveva fondato una Scuola legata al culto di Afrodite, dove educava gruppi di giovani fanciulle alle lettere, alla danza, alla poesia, al canto, alla grazia, al gusto, all’iniziazione all’amore, all’eros. Una poetessa libera nei confronti della morale del suo tempo, che non riguardava soltanto il campo delle Arti, ma quello etico, morale e sessuale, infatti Saffo era una donna che non separava la poesia dai sentimenti, dalle emozioni, dalla vita, amava sia gli uomini che le donne; sia l’omosessualità che la pederastia in Grecia, negli ambienti aristocratici, erano un passaggio che rientravano nei riti iniziatori tra adulti e giovani.

Di lei, oltre alle Poesie e ai Frammenti dell’Opera superstite tramandatoci, che sono una documentazione della sua Scuola di cultura e di vita dove si esalta il bello, la gioia, l’amore, in cui cogliere e fare fluire l’istante, quell’amore sentimentale, erotico che tende al piacere e all’estasi, che permette di aprirsi attraverso l’altro – l’altra, alla dimensione e al contatto con gli Dei, con Afrodite e con Eros, che erano gli Dei di Saffo.

Saffo, nella contemporaneità è divenuta sempre di più un riferimento culturale e politico delle donne, delle Femministe a livello universale, per la sua espressione di libertà e di indipendenza come donna.

Sono passati alla storia e al linguaggio contemporaneo i detti che fanno riferimento al suo nome, come ad esempio, “Amore Saffico“ , che denota un amore tra due donne, oppure “Amore Lesbico“ ,che prende il nome dell’isola di Lesbo, l’isola dove è nata Saffo.

Di Saffo hanno scritto: Alceo, Platone, Ovidio, Plutarco, Luciano, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Charles Baudelaire e altri, mentre tra i contemporanei, due cantautori si sono occupati di lei, Roberto Vecchioni ha scritto la canzone “Il cielo capovolto“ e Angelo Branduardi “Cogli la prima mela“ .

Per il teatro, Giuseppe Sinopoli ha portato sulla scena “Ultimo canto a Saffo – Frammenti – Saffo.

La mia impressione è che gli storici locali riguardo a questa notizia così importante non solo per Noto, ma per il soggetto che tratta, mi fanno pensare che operano in superficie, limitandosi a parlare di Eloro solo dell’aspetto Archeologico e non dei costumi, di come si svolgeva la vita, dei riti, dei personaggi, di conseguenza mentre scrivono, si potrebbe dire che, cancellano come nel caso in questione, perché riguardo la Città di Noto, l’opera di cancellazione non solo simbolicamente presenta molti spunti per scrivere un volumetto.

A Noto il Museo Civico è chiuso da più di trenta anni, quel Museo che ha i resti della Città di Eloro, che più di duemila anni fa fu frequentata e vissuta da Saffo. Museo ancora chiuso al pubblico, a causa dei lavori di pavimentazione e di impianto elettrico che da anni vengono sistematicamente rinviati.

Roberto Bellassai

 


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