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CERCATECI IL 6 NOVEMBRE!

Ti svegli la domenica mattina e invece di assecondare l’impulso di andare al mare, visto che qui ancora la stagione lo consente, ti scopri assediata da pensieri che hanno bisogno di uscire all’aria aperta, una specie di coming out urgente, uno sguardo chiaro che chiede di diventare parole da far passeggiare nell’etere, per lasciare che si perdano, o forse, che si appendano incidentalmente alle coscienze di qualcun’altro facendovi il paio o il suo perfetto contrario.

Pensieri che non cercano compagnia ruffiana, ammiccamenti o compiacimenti dell’ego. L’età è tale da ritenersi emancipati.

Mi scuso per il rischio di personalizzazione, ma credo sia inevitabile, ognuno di noi è misura di ciò che gli tocca di vivere per scelta, per destino, per natura. Alcune riflessioni dunque, senza pretesa di universalità, ma verità personali, un punto di vista che si propone un’analisi di contesto, il frutto di un’esperienza vissuta intensamente.

Una storia pesante, una storia tossica. L’esperienza politica.

Mentre scrivo e penso, mi è sempre più chiaro che i principali destinatari di questo messaggio, di questo cahier de doleance, sono i politici di professione, i partiti, le segreterie, le gerarchie, i palazzi del potere, e più direttamente le aree di ciò che rimane del Centrosinistra e di questa Sinistra che oggi si ricompatta davanti a una scadenza elettorale.

E, dalle grandi città dell’Isola ai piccoli centri si riscopre indignata, distante da situazioni, cose, persone su cui, in tempi non utili, taceva, minimizzando, lasciando inascoltate le voci che stonavano, stigmatizzando dai palchi i gesti solitari, battaglie di testimonianza, bollate più che come follia politica certamente come ambizione smodata, voglia di protagonismo.

Ovvero per i più cinici: un suicidio politico.

E magari alcuni se lo auguravano davvero nella rabbia torva della nostra ultima campagna elettorale. Sanguinosa.

E se il cuore è incapace di conservare il rancore ma cerca la stretta di mano e il sorriso, la memoria non si accorcia. Panta rei..lasciare andare, tanto tutto scorre.

Cari guru di facebook, dopo averlo fatto con fatica e dolore, questo lavoro interiore, che somiglia all’onda che abbatte, scorre e lascia il sale sulla pelle, ci si trova addosso solo il sale, ed il sale si sa, disinfetta ma brucia sempre.

Perciò salgono in questi giorni delicati per la vita politica, cittadina e regionale ( sarà un caso questa coincidenza?) pezzi di recente memoria che affiderei ai politici vecchi e nuovi, ai cittadini.

Possiamo parlare solo di ciò che abbiamo vissuto e onorare sempre la verità, qualunque sia il suo costo.

Ricordo dunque come, davanti alla necessità di fare scelte di principio, essere conseguenti a valori e ideali – legalità, questione morale, imparzialità della politica, codice etico da adottare da parte della classe politica dirigente- scelte che richiedevano coraggio e mettevano in discussione, scardinandolo, un sistema e un universo di relazioni umane, non solo politiche, la risposta più dura da accettare siano stati i silenzi vuoti, le omissioni di “soccorso”, i consigli ad essere più “morbidi”, gli inviti ad obbedire agli accordi precotti che ignoravano l’evidenza e negavano la volontà, gli umori, le speranze di cambiamento profondo della società civile.

Una rottura col passato, il coraggio di scegliere vie più faticose, ma nuove.

Noi che siamo un pezzetto della società civile, certo, pochi spiccioli inutili, un pacchettino di 604 voti, raccolti mettendoci solo le nostre facce, bussando casa per casa, parlando con le persone in mezzo alla strada, senza calcoli, liste, organizzazioni complesse.

Noi, così naif, qualcuno ci disse.

Noi però con un programma pensato e dettagliato punto per punto, di questo SI, ci preoccupammo.

Naif.  Cara signora, oggi mi sembra questo il complimento più bello che abbiamo ricevuto. Consigli e inviti che arrivavano da coloro che ingenuamente noi ritenevamo bandiera di valori inossidabili e assoluti. Voglio sperare però, che c’è sempre un tempo per ritrovarsi alleati di battaglie comuni, che non è mai troppo tardi per comprendere ciò che si è vissuto e tornare sui propri passi.

Ricucire strappi, sanare ferite. Ripartire da zero. Chissà.

Ma nel frattempo lo sguardo è cambiato, è un terremoto individuale e collettivo di cui si misurano i danni, quelli fra tutti più gravi colpiscono anche le giovani generazioni, per alcuni giovanissimi, (non tutti ! non ancora tutti..ma anche quelli che stiamo crescendo nelle nostre scuole e nelle nostre famiglie!) il voto dato a liste civiche come la nostra, viene valutato come un voto sprecato perché la sua leader non è ritenuta capace di fare compromessi.

Ecco, questo nuovo mostro sta partorendo la politica, voi donne e uomini della politica, che oggi cercate ancora la nostra fiducia, sappiate che in batteria crescono generazioni di giovani, nutrite dal disincanto e dal disinteresse, disinvolte nel relegare la politica al luogo del compromesso, alla categoria dell’utile. I valori sono canti delle sirene per i più ingenui.

La demagogia nasce da questo, è così evidente!

Come spiegare ai più giovani che il compromesso non è la deroga a principi fondamentali come l’onestà, la trasparenza, il servizio disinteressato per il bene comune, l’incorruttibilità?

Che mediazione e compromesso non sono la stessa cosa e che mediare non significa tradire se stessi e i principi su cui si fonda la Costituzione?

Quali maestri, quali modelli oggi le persone che incarnano le Istituzioni costruiscono lavorando per se stesse, coltivando i propri personali interessi?

Se le derisioni, le censure, i tentativi di isolamento non ci hanno che graffiato, il vero veleno è stato inoculato dalle famose logiche della real politik, dalla scoperta che molti di quelli che dichiaravano di esserci vicini (chiedo perdono per la dovuta generalizzazione, sappiamo che i più coraggiosi sono stati al nostro fianco anche silenziosamente) sono stati travolti dagli ingranaggi di un sistema politico e culturale.

Un sistema che si perpetua da sempre e che porta i giovani, i più deboli economicamente, il mondo delle associazioni, le cooperative, persino una parte del mondo della cultura e dell’arte, o le persone senza un’occupazione o con un’occupazione precaria, la gente vera insomma, a considerare il proprio diritto al voto una strettoia, una scelta fra il rischio di perdere posizioni conquistate, diritti lasciati passare come privilegi o peggio, concessioni elargite dall’alto, e la più comoda opportunità di restare all’ombra rassicurante dell’albero del vincitore.

Facendo il necessario lavoro di astrazione e distacco dal contesto, l’analisi che ne consegue ci porta a considerare come non siamo ancora liberi, che la politica in un paese come in una nazione è scambiata per ufficio di collocamento, garanzia di protezione e sopravvivenza di consorterie, cordate, che portano avanti progetti di utilità pubblica nel migliore dei casi o semplicemente interessi personali, familiari.

Non giudico, non condanno, avrei voluto fare qualcosa CONTRO TUTTO CIO’, non contro le persone, ma per ognuna di loro, perchè non passassero avanti i prepotenti o i furbi.

Opportunità per tutti, riconoscimento del merito. Chissà se si capirà mai.

Oggi un politico che viene guardato con interesse è quello che sa agganciare realtà occupazionali precarie a potentati, di Destra e di Sinistra, laici o non laici.

Oggi il politico è diventato un bravo manager. Un business man.

Il 5 novembre i siciliani voteranno per rinnovare il loro parlamento regionale e per eleggere il nuovo Governatore.

Personalmente sono stata contattata (come immagino molte altre persone della società civile che partecipano alla vita politica delle loro comunità) da più di una forza politica a cui mi ritenevo più vicina, per candidarmi all’Assemblea Regionale.

Proposte interessanti e anche lusinghiere che un tempo avrebbero acceso la mia entusiastica voglia di cambiare le regole del gioco, quella presunzione ingenua degli idealisti ancora giovani, quel bosco fresco e profumato in cui nascono passioni, speranze, fede.

Ho guardato dentro di me e vi ho trovato un altro paesaggio, un deserto lunare. Ho rinunciato, serenamente e senza pentimenti.

Ma in quel necessario tempo di vaglio ho scoperto che oggi non posso fidarmi più di nessuno, di essere rimasta impietrita, seccata come il greto di una fiumara dove da tempo non scorre più acqua.

Questo è quello che la politica ha fatto. Mi ha fatto.

Ha prosciugato le forze vive, le risorse di questa Sicilia, e perdonate la presunzione di ritenermi tale, ma di certo sono una persona onesta che ci ha creduto davvero.

Piuttosto, piuttosto che reclutare facce e nomi credibili, ripartite da zero, riconquistate la nostra fiducia, riaccendete il nostro entusiasmo, con gli esempi, con il lavoro delle coscienze, il più lento, il più difficile, buttando giù quel sistema ammuffito e marcio che si autoconserva da sempre, coinvolgeteci davvero nella costruzione di un nuovo metodo che parta dal basso, dall’ascolto delle periferie, dalle esperienze locali, valorizzate chi da anni la Sinistra la fa fuori dai palazzi, dimostrateci che siete in grado di chiedere scusa con umiltà per gli errori fatti, ritornate nelle piazze, apprestate finalmente un programma di Politiche ambientali, prendetevi cura di quelle giovani donne che, senza la prospettiva di un lavoro certo, finiranno nel recinto inevitabile di legami che le mortificano e tolgono loro la voce e forse anche la vita.

Fermatevi davanti a quei giovani a cui avete spento i sogni, alla deriva fra cinismo e solitudine sociale.

Cercatemi per quello, cercateci il 6 novembre.

Ho ripensato a chi mi ha augurato il suicidio politico ed ho sorriso.

E’ vero mi sono suicidata politicamente, sono morta a quella vecchia politica, per fortuna, se mai l’ho incarnata. Ma sono profondamente viva e soprattutto libera di ricominciare dalla mia Verità.

Cettina Raudino – Passione Civile


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