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CECITA’ E PRUDENZA

RAGIONEStarsene alla finestra – tanto sono tutti uguali – o peggio uccidere la ragione, dichiarandosi tifosi a priori, è atteggiamento fortemente autolesionista perché come qualcuno ha detto “anche se tu non ti occupi di politica è la politica che si occupa di te”.

Per cui è conveniente, per evitare di prendere tramvate, informarsi, leggere, partecipare, valutare ed infine, al momento opportuno, decidere sull’operato di chi ci governa a livello nazionale, regionale e di prossimità.

E attenzione, di norma, quanto più l’argomento di cui si parla è ostico, palloso, fumoso, mortalmente noioso, tanto più può nascondere elementi deleteri per il nostro incerto e traballante futuro di comunità.

Vi ricordate quando l’amministrazione Valvo decise di avvalersi di strumenti di “finanza creativa” investendo una parte dei residui attivi del bilancio negli “Interest rate swap”, una sorta di scommessa giornaliera sulla variazione dei tassi interesse.

Insomma i famosi derivati finanziari così ben cucinati dalle banche agli sprovveduti enti locali sempre assetati di piccioli freschi?

A quell’epoca mi occupai della questione portando all’opinione pubblica i rischi inerenti queste spregiudicate e pericolose manovre finanziarie.

Non so quali furono le ragioni ma di fatto, dopo un breve periodo, il Sindaco Valvo uscì da questo inghippo, per fortuna quasi a pareggio.

L’attuale amministrazione ha cominciato e continua ad avvalersi di uno strumento quale la rinegoziazione dei mutui per investimenti contratti dal Comune con la Cassa Depositi e Prestiti.

Cos’è la rinegoziazione dei mutui?

La Cassa Depositi e Prestiti offre la possibilità di rinegoziazione dei singoli mutui al fine di ridurre il costo dell’indebitamento, e adeguarlo alle condizioni di mercato il che, apparentemente, sembrerebbe una possibilità per rendere meno gravosa l’incidenza dell’indebitamento sul bilancio dell’ente locale interessato perché riducendo il valore delle rate di ammortamento annuo si potrebbe ottenere più facilmente il raggiungimento dell’equilibrio finanziario del bilancio del comune.

Ed infatti abbiamo letto nei comunicati stampa dell’amministrazione i considerevoli risparmi(?) ottenuti da queste semplici operazioni.

Sembrerebbe tutto bene, tanto che l’esigua opposizione in consiglio comunale è stata tacitata in men che non si dica da Corrado Bonfanti, esperto negoziatore di mutui per mestiere, e asfaltata da una maggioranza che, come al solito, dà l’impressione di brancolare nel buio al pari dei ciechi di Saramago.

Da parte mia non posso fare a meno di dire qualcosina!

E’ parere univoco che la rinegoziazione di mutui in ammortamento ha un duplice e contrastante effetto: da un lato determina un vantaggio immediato, consistente nella riduzione della spesa annuale per il rimborso delle rate in ammortamento, dall’altro determina un aumento della spesa complessiva per interessi in conseguenza della maggior durata dell’indebitamento ed un irrigidimento dei bilanci futuri.

Questo significa che non è tutto oro quello che luccica!

Perchè il vantaggio della rinegoziazione non può essere solo quello derivante dalla differenza fra l’attualizzazione dei flussi dei pagamenti della passività originaria e quelli della nuova passività, ma, in conformità ai principi di sana gestione finanziaria, deve consistere in una valutazione finanziaria ed economica della complessiva situazione dell’ente, in relazione non solo ai dati finanziari attualizzati dell’operazione, ma anche ai rischi che l’ente locale assume con la nuova operazione di indebitamento, ed all’allungamento della durata del debito, che vincola l’attività futura dell’amministrazione.

Insomma potrebbero essere cavoli amari per le prossime amministrazioni nella stessa maniera come quando si infarcisce il bilancio di previsione di residui attivi che difficilmente possono essere riscossi.

In tale situazione la domanda sorge spontanea: per quale motivo l’amministrazione di una piccola comunità si infila in un simile tunnel?

C’è la voglia di incassare subito del denaro, con la speranza di posticiparne la restituzione nel tempo, ma, soprattutto, magari approfittando di qualche distrazione o ignoranza, la tentazione di investire i risparmi immediati in spesa corrente pur sapendo che tali risparmi sono destinati esclusivamente agli investimenti in conto capitale.

Ma si sa, meglio l’uovo oggi che la gallina domani!

Meditate gente, meditate!

Carmelo Filingeri

 


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5 Responses to CECITA’ E PRUDENZA

  1. avatar

    Sindaco Rispondi

    4 giugno 2015 at 12:18

    Caro Carmelo, permettimi di risponderti solo così:

    “sutor, ne ultra crepidam”.

    Cari saluti.

  2. avatar

    Carmelo Filingeri Rispondi

    4 giugno 2015 at 14:04

    Mizzica che linguaggio forbito. Da latinista di lungo corso.

    Saluti

  3. avatar

    Stefano Alderuccio Rispondi

    4 giugno 2015 at 19:25

    CUI PRODEST, CUI PRODEST ?

    In realtà, senza usare tecnicismi, tutto è molto molto semplice.

    La rinegoziazione di un credito da parte del debitore può in teoria avvenire in qualunque momento del contratto di credito. La rinegoziazione avviene ovviamente con il creditore (l’istituto di credito o finanziario) che l’ha concesso. Se il creditore non vuole rinegoziare, si può sempre fare acquistare il debito da un altro creditore il quale rimborsa il vecchio creditore con il quale abbiamo contratto il credito. In questo caso si riparte allora con un nuovo contratto di credito alle condizioni che abbiamo ora negoziato. A volte è necessario pagare delle penalità per un rimborso anticipato.

    Un esempio. Nel 2005 ho contratto un credito a 20 anni per 100K€ al tasso di interesse globale del 5%. La rata mensile è di 659,96€. Il costo totale 58389,38€.

    Nel 2015 il tasso di interesse è del 2%. Se dovessi prendere a prestito la stessa somma, sempre per 20 anni, avrei un costo totale di 21412€e una rata di 505,88€.

    La differenza tra i due costi è enorme: 36977€. Ma ovviamente, avendo già rimborsato (dal 2005 al 2015) parte del credito,  il guadagno derivante dall’applicazione del nuovo tasso (2%) – e tenuto conto della penale – sarà inferiore, ma comunque c’è. Diciamo che, al nuovo tasso, potrebbe essere intorno a 8000€. Vale quindi la pena di rinegoziare !

    Come regola generale, rinegoziare un credito per profittare di tassi d’interesse più bassi ha senso se la differenza tra i due tassi, vecchio e nuovo, è almeno uguale a un punto percentuale e tanto più quanto più recente è la data di accensione del credito che si vuole rinegoziare.

    Detto questo, ai tassi di interesse attuali (il denaro ha ormai un costo interbancario quasi nullo), la rinegoziazione è un’opportunità per quasi tutti i creditori: ovviamente per diminuire il costo totale del credito contratto, che deve essere l’obiettivo principale, ma anche, se si vuole,  per rimodulare l’ammontare delle rate e la durata totale, sempre con l’obiettivo di ridurre il costo totale.

    Bisognerebbe avere i dettagli delle operazioni di rinegoziazione per capire come il Comune ha fatto l’interesse dei cittadini e in quali termini. Quindi, CUI PRODEST ?

    Perché se il ciabattino deve limitarsi a fare solo le scarpe, allora ciò non esime il Sindaco dallo spiegare ai cittadini come ha dipinto il ginocchio.

    E poi, non me ne voglia il Sindaco, ma in una città di Cultura, tutti sappiamo maniare i pennelli.

    Saluti,

  4. avatar

    Carmelo Cascone Rispondi

    4 giugno 2015 at 19:48

    Traduzione  :

    Sutor, ne ultra crepidam

    (Ciabattino, non [andare] oltre le scarpe) è una locuzione latina utilizzata per dissuadere  dall’esprimersi coloro che tendono a parlare di materie o argomenti di cui non hanno nessuna competenza.

     

     

     

     

  5. avatar

    Topogigio Rispondi

    5 giugno 2015 at 14:48

    Sutor, ne ultra crepidam……

    Nulla di più vero, vero è che questa amministrazione ha dato prova, molto spesso, di non saper fare il ciabattino.

    Non sempre essere ciabattino vuol dire saper fare le scarpe………

    una volta si utilizzava anche il modo di dire :”tintu scarparu”

     

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