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C’E’ ANCORA SPERANZA! ………. ?

tonga E’ trascorso un bel po’ di tempo dall’ultima occasione di collaborazione con LINCONTINENTE.

Ai tempi di Notolibera diversi erano stati i suoi stimolanti contributi, tra cui ci piace ricordare i posts “INAUGURATA LA SEDE DEL PARTITO DEMOCRATICO A NOTO” del 2 maggio 2007, “I MIGLIORI ANNI DELLE NOSTRE VITE” del 21 ottobre 2007, fino ad arrivare a “IL TRASVERSALISMO CONFUSIONALE” del 26 maggio 2011, che precorreva in modo sorprendente gli scenari politici locali che da allora si sono disvelati fino ai giorni attuali.

Trovandosi da tempo all’estero, a godersi la pensione a Nuku’alofa, amena capitale dell’arcipelago di 176 isole che costituiscono il Regno di Tonga, ho deciso di raggiungerlo via mail e dopo più di dieci giorni, ho ricevuto finalmente una sua risposta.

E’ stato così possibile combinare un incontro, senza video su skype, una sorta di intervista che, però, si è convenuto fosse un modo per permettere ad entrambi di esprimere alcune nostre riflessioni su argomenti della politica, specie locale, che sono al momento “alla ribalta” in questa estrema punta del continente europeo.

Ho voluto riportare la fedele trascrizione dei passaggi che ho ritenuto più significativi di questo singolare incontro trans-continentale.

EVARCO: Prima di tutto, bentornato sul nostro blog. A distanza di anni dalla sua collaborazione, credo sia particolarmente utile e interessante rivisitare con lei alcune considerazioni e analisi elaborate da entrambi in quel periodo, confrontando due punti di osservazione che oggi risultano veramente differenti per la loro oggettiva distanza geografica e temporale – ci troviamo letteralmente agli antipodi –, in quanto lei da anni “fuori” dal contesto sociale e politico di cui intendiamo parlare.

LINCONTINENTE: Grazie per avermi permesso di ritornare, anche se virtualmente per poche ore, nella mia terra di origine. Chiaramente, per onorare al meglio il suo invito, queste due ultime settimane le ho trascorse a documentarmi, tramite la rete, sulla “vostra” situazione politica generale e locale, costringendomi, piacevolmente, a colmare idealmente l’enorme distanza che ci separa ed immaginarmi i luoghi ed i personaggi di cui discuteremo. Dico subito che se doveste riscontrare un eccessivo pessimismo nelle mie prossime opinioni, sappiate che in questo momento e da queste parti, siamo ormai alle porte della deprimente “brutta” stagione, anche se ho potuto verificare che le temperature sono del tutto simili alle vostre e, cosa non trascurabile, le undici ore di differenza rendono per me notturna questa pur piacevole discussione.

EVARCO: E allora basta con i convenevoli! Lasciamo a chi è interessato gli approfondimenti della politica e degli equilibri nazionali e internazionali, in cui, tra l’altro, l’apporto del singolo è allo stesso tempo essenziale e marginale. Alla mia età sono nettamente più attratto dai contesti in cui l’apporto del singolo può essere realmente influente perché o si hanno in mano le leve del potere, e si è sempre influenti, oppure, da cittadino non organico al sistema di potere, si deve prendere atto che può interessare solo il contesto amministrativo comunale, con punte irrilevanti di attenzione per i livelli consortili e regionali.

Allora, avvalendosi del suo disincantato pessimismo della ragione, che pensa della situazione politica cittadina?

LINCONTINENTE: Parlando da qui, non posso pretendere di registrare delle vere e proprie sensazioni “a pelle”, ma mi sembra evidente, per dirla in maniera cruda, che anche questi cinque anni di governo cittadino si sono rivelati completamente inadeguati alla città. E dagli interventi sul suo blog mi pare che le forze politiche si stanno preparando a quell’alternanza di gestione del potere tipica della nostra “ridente e barocca” cittadina.

EVARCO: Eppure l’ultimo intervento del consigliere Tiralongo – La Chiarezza e la Sfida – carico di sincera tensione civile e politica, sembra aprire uno spiraglio, un cambio di prospettiva, che riporta in primo piano quando di più visionario era nel dna di Progetto Noto. Insomma una sfida che, dal mio punto di vista, vale la pena raccogliere e rilanciare.

Lei che ne pensa?

LINCONTINENTE: Beh, la prima cosa che mi viene da notare è che in mezzo a tante enunciazioni ideali, a teorizzazioni di condotte e strategie politiche, manca l’anima della sinistra. Le nomine e gli emolumenti dell’Aspecon, le delibere sull’abusivismo edilizio, le linee guida del PRG e l’estensione fino ad Eloro della riserva di Vendicari, tutti spot per il programma del giorno dopo, ma non di una visione quel tanto più estesa di una sinistra che deve impegnarsi ad arginare il montante degrado sociale ed economico delle nostre cosiddette periferie e non solo.

Ovvero la generale deriva delle nuove generazioni, che a parte una presunta nuova elite “animata da idealità, ecc., ecc.“, non dispone più da decenni di occasioni di formativa aggregazione come, pur con tanti difetti, esistevano nel passato cittadino (associazioni sportive, parrocchie, partiti, ecc.).

I tempi cambiano, senza dubbio. Gli attori di una volta non esistono più, senza dubbio.

Sta allora alla politica, oggi, persino a quella di palazzo – pensate un po’- , quanto meno il dovere di indirizzare la nostra comunità verso dichiarati e verificabili obiettivi di diffuso miglioramento almeno di medio termine.

La seconda cosa, che sollecita delle ulteriori riflessioni, riguarda il grado di “presa diretta” che la concezione e gli auspici in esso contenuti, possiedono effettivamente sulla realtà locale.

Vuote dichiarazioni di intenti, l’irrefrenabile tendenza a far piedino alle mode, il comodo vivere alla giornata, dovrebbero essere evitati da un gruppo politico strutturato come quello a cui appartiene in Nostro.

Ci si aspetterebbe invece una maggiore e più approfondita consapevolezza dei veri problemi della città e una sensata definizione delle priorità di intervento.

E’ lecito pretenderlo non solo da una sinistra trasformatasi in una cellula dormiente rispetto ad un proprio riscatto ormai rinviato sine die, ma anche da tutti coloro i quali sono e intendono mettere le mani, nella sala dei bottoni.

 EVARCO: Lei mi sorprende, queste parole sembrano essere più consone alla mia penna che al suo proverbiale cinismo!

Proprio questa analisi a cui si fa riferimento era la base – e lo potrebbe essere per il mio prossimo candidato a Sindaco – del programma del fu progetto Noto.

Mi appare utile rinfrescargli la memoria.

I dati della relazione sociale allegata al piano di zona del distretto socio-sanitario 46 di Noto previsto dalla legge 8/11/2000 n. 328 citano testualmente “Le profonde trasformazioni economiche e sociali (abbandono delle campagne, e conseguente urbanizzazione, emigrazione, scolarizzazione, consumismo) verificatesi nella società meridionale dal dopoguerra in poi se hanno cambiato tantissimi aspetti della città, tuttavia non sono riusciti a modificare nel profondo la struttura economica di Noto.

Noto è rimasta una città in cui l’agricoltura ha scarso peso, l’industria è inesistente, l’artigianato non si è sviluppato, sostanzialmente si “vive di terziario”.

Continuare a vivere di terziario significa che l’economia della città è determinata principalmente dai proventi statali (siano essi stipendi, contributi o erogazioni a vario titolo) che in forma fissa danno da vivere alle famiglie di impiegati, lavoratori e dirigenti che sono occupati in strutture statali o parastatali (comune, scuole, uffici ministeriali e regionali periferici, Inps, Asl,) o che hanno titolo a ricevere erogazioni varie (indennità di disoccupazione, contributi, finanziamenti).

Il mancato sviluppo di una solida base economica sia essa agricola, industriale o artigianale ha impedito non solo il decollo economico della città ma anche l’affermazione di una cultura economica fondata sulle capacità imprenditoriali e la persistenza della concezione del lavoro come posto fisso e quindi posto pubblico.

Due le principali conseguenze negative che preme rilevare in una situazione siffatta:

  1. a) un benessere economico limitato e statico;
  2. b) una mobilità sociale pressoché inesistente;

Occorre dire però che tale situazione non deriva dall’assenza di risorse che, al contrario sono ben presenti nella Città:

  • un territorio fra i più estesi (fra i comuni siciliani) e ricco di risorse e terreni agricoli;
  • un patrimonio architettonico e monumentale che ha determinato l’inserimento di Noto nella lista dei beni dell’umanità da tutelare da parte dell’UNESCO;
  • numerose aree ambientali – naturalistiche;
  • la costa marina.A stare comunque all’attuale situazione, se volessimo fare dei paragoni con le altre quattro città del distretto, si può senz’altro affermare che Noto è più povera economicamente e meno incline ai cambiamenti rispetto ad Avola, Pachino, Rosolini e Portopalo.”Insomma la fotografia, se vogliamo anche un po’ benevolmente sfocata, di una città stanca, sfiancata da decenni di inerzia politica-amministrativa e incapace di esprimere una classe dirigente idonea a pianificare una idea di sviluppo economico, culturale e sociale della città, spendendosi per realizzarla.

 

 

  • La medesima relazione sociale evidenzia in più parti dati sconfortanti relativamente alle aree oggetto dell’analisi ed in particolare nelle aree della Famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza, sul tema del contrasto alla povertà e alla lotta alla disoccupazione, sulle marginalità e sui quartieri a rischio, e sul crescere continuo delle devianze.
  • Non c’è dubbio che tutto ciò in uno a quello che già c’è, se fatto oggetto di una politica economica e di sviluppo da parte delle pubbliche autorità preposte e con il coinvolgimento forte dei cittadini, potrebbe determinare quello sviluppo che da tempo si auspica con le conseguenti trasformazioni sociali e culturali.

LINCONTINENTE: Analisi chiara, severa e realistica che risulta quanto mai indigesta agli esperti del marketing elettorale che ormai da decenni ci governa.

Non sono per nulla convinto, infatti, “che la cultura politica della città sia cambiata“, anzi è fortemente peggiorata rispetto ad una situazione che già di per sé non era affatto buona. L’imperante luogo comune, assolutorio per l’elettorato e autoassolutorio per chi lo enuncia dagli scranni del palazzo, riguardo al fatto che i rappresentanti eletti, nella loro generalità, sono peggiori della generalità dell’elettorato, è una solenne bufala che serve solo per aggiungere ammiccante eleganza retorica a chi ne fa uso.

E’ chiaro che l’appello di Tiralongo e la neanche tanto velata minaccia dello “stai sereno che alle prossime ti mollo” in esso sotteso, può suonare solo come il colpo di tosse di una formica, dall’alto dei 300 o 400 voti che potenzialmente rappresenta.

La realtà, come ben sanno i professionisti del procacciamento dei voti, specie per le amministrative locali, è veramente altra.

Famiglie e micro-gruppi di interesse variamente assortiti, in vendita senza alcun pudore per il più recente o il prossimo favore (“pagnotta” o soldi che procurino), voti che viaggiano su buoni di benzina, ricariche di telefonino, gadget di tutte le dimensioni fino a quelle di lavatrici, se non in più “compatte” banconote da 50 e 100 euro.

Strategiche composizioni di liste per disaggregare e depotenziare ad arte coalizioni elettorali di natura familiare e lavorativa.

Senza disdegnare le formazioni “politiche” con malcelati precisi interessi economici. Insomma un pot pourri (nella traduzione letterale del termine di “pentola putrida”) che tiene fuori dai giochi quell’ambito ed idealizzato voto “di opinione” che, ammesso che veramente esista a Noto, è tradizionalmente, anche se inconvintamente, centrodestriano. Un voto “di opinione”, irrilevante nella prima tornata, che può assumere, forse, un certo ruolo in caso di ballottaggio.

Arriviamo quindi al dunque. A Noto, a meno di apocalittici stravolgimenti, alle prossime amministrative ci saranno numerosi candidati a sindaco. Ne consegue la quasi certezza di un doppio turno. Nel passato si è visto che con meno di 3.500 voti, centinaio più o meno, si rischia fortemente di essere tagliati fuori dal ballottaggio. Volenti o nolenti i numeri, qualsiasi sia la loro origine, sono quelli che stabiliscono i successi e le sconfitte in democrazia.

Quindi a che pro e a chi, quest’appello del consigliere Tiralongo?

Ad un blocco di sinistra che a Noto è perdente quasi per definizione se non si associa in qualche modo a qualche autorevole frequentatore degli inferi della politica, così come li intende il Nostro?

Un coerente ed unito (??) PD con l’apporto di microcespugli e microgalassie, magari con l’innesto del SAL di Coltraro, esprime non più di 2.500 voti.

A quel punto occorre fare ancora il salto decisivo e scegliere da dove devono venire almeno altri 1000 voti. Una lista, di un possibile papa nero, ammesso che ne fiutino il vantaggio? Che altro?

Chiarisca Tiralongo, allora, al di là delle ineccepibili esortazioni verso un mondo migliore, se la sua è o meno una chiamata ad un manicheo mondo di “buoni”. Lecita quanto volete, ma che deve essere chiaramente perimetrata e magari pesata depurandola da personalissime valutazioni statistiche spesso basate su sensazioni “a pelle” trasmesse dalla ristretta cerchia delle proprie selezionate frequentazioni.

Essendo però propenso a pensare che il consigliere Tiralongo non sia affatto un ingenuo, mi chiedo pertanto a quale accettabile “cartello” elettorale, e soprattutto politico, intende far riferimento.

Un simile colpo di tosse, potrà far rumore nel formicaio, ma all’aria aperta …

EVARCO: Beh, ormai è chiaro! La campagna elettorale, è inutile negarlo, è partita già da almeno qualche mese, le riunioni “alla carbonara” si susseguono sera dopo sera e, anche il contenuto di certe dichiarazioni comincia a diventare infuocato.

Oggi possiamo dire che non è arrivato il momento delle scelte definitive ma è del tutto evidente che i soliti noti stanno fiutando l’odore e soppesando, con attenzione, il peso specifico dei possibili compagni di viaggio.

Gli strateghi, gli spin-doctor, i tattici, gli esperti in estimo sono richiamati in servizio attivo e permanente, dopotutto il potere è un miele irresistibile, la fetta di torta è lì e qualcuno la deve mangiare.

Al momento l’opposizione, a quanto pare pilotata da uno stratega del ciclismo, sembra essere ricompattato dal collante comune della ricandidatura di Bonfanti, salvo esplodere nel caso in cui il primo cittadino decida mestamente di ritornare a fare il bancario.

Dall’altro lato il Sindaco, con spericolati equilibrismi, imbarcando pezzi degli sconfitti alla precedente elezione, l’inossidabile Tardonato, la consigliera Pennavaria-Cultrera e altri, ricucendo con l’on.le Gennuso e con Uniti per la Città ha inteso raggiungere quella massa critica di consensi che lo potrebbero portare almeno al ballottaggio.

Beninteso equilibri fragili che, visto i comunicati degli ultimi giorni, potrebbero polverizzarsi in men che non si dica.

Ed allora il mitico foglietto bianco della sommatoria elettorale che ogni navigato politico tiene in tasca potrebbe essere strappato e riconsiderato con sommo dispiacere di Corrado Bonfanti.

In mezzo il popolo bue che non conta nulla!

Se questa è la situazione, ben vengano i “colpi di tosse” o il “manicheismo” di Aldo Tiralongo, è una sfida che vale la pena raccogliere. Magari più “colpi di tosse” potrebbero far venire la bronchite al corpo malato della politica netina!

E poi anche io penso che non bisogna rassegnarsi a una logica e ad una prospettiva elettorale, a una classe dirigente ipocrita e autoreferenziale che, francamente, nulla può offrire alla città e tutto può continuare a depredare.

Il sentiero di Progetto Noto, per chi ci vuole stare, è ancora lì, può essere ripercorso facendo tesoro degli errori commessi ma con il conforto di idee potenti e convincenti.

Caro Lincontinente  immagino già il suo sorrisino cinico, ………… Come fare?

Ancora una volta, né di destra, né di sinistra, ma con la consapevolezza che le radici sono in quest’ultima!

Né neutrali, né indifferenti perché per natura contro le obbedienze identitarie e ideologiche, contro i privilegi corporativi, contro una casta di comando controllata dalle segreterie nazionali, regionali e provinciali, invece fautori della legalità come strumento di eguaglianza anche sociale che costringe l’establishement a non prevaricare, per l’analisi dei problemi del proprio territorio, per l’individuazione delle soluzioni concrete più opportune e degli uomini più capaci per raggiungere obiettivi condivisi, valorizzando intelligenze e competenze spesso escluse.

E’ necessario intestarsi un ruolo di mediazione fra tutte le forze cittadine, sociali, economiche e politiche per costruire un progetto di rinascita economica, sociale e culturale della città e, in secondo luogo, puntare ad avere rappresentanti nell’istituzione consiliare comunale e nell’amministrazione attiva, sostenendo qualcuno che rappresenti i valori della Cittadinanza, qualcuno che lo faccia “a tempo determinato” utile ad agevolare la partecipazione attiva dei cittadini.

Qualcuno può dire: abbiamo già visto e il risultato è sotto gli occhi di tutti!

A costoro rispondo che gli interpreti sono stati, salvo qualche sparuta eccezione, veramente scadenti!

Non so immaginare altro …… se sarà …. bene! se non sarà ….. pazienza … continueremo a fare quello che stiamo già facendo.

C’è ancora speranza! …… ?

Carmelo Filingeri


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