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BIAGIO IACONO RISPONDE AL VESCOVO DI NOTO

img_0001UNA RISPOSTA AL VESCOVO DI NOTO, MONS. A. STAGLIANO’

 Caro Monsignore,

su queste colonne, il 30 gennaio u.s., ho pubblicato il breve testo col quale Lei, anche agli Amici come noi, chiede: –

  1. << – Cosa pensi del fatto che alcuni vescovi convochino i loro fedeli a pregare “affinché Dio blocchi le scosse di terremoto nel Centro Italia, ponendo fine alle sofferenze di tanti nostri fratelli”?
  2. – Cosa pensi del fatto che “dopo queste intense preghiere di centinaia di migliaia di cattolici, ieri ad Amatrice una nuova scossa abbia fatto crollare la Chiesa di Sant’Agostino?”.
  3. – Quale idea di Dio passa nel cuore della gente con iniziative cattoliche del genere e questo Dio assomiglia a qualche tratto del volto che di Dio ci ha comunicato Gesù?

Conclude riflettendo: – << Interrogativi della fede del popolo che una pop theology aiuta a identificare per aiutare la gente del popolo a capire criticamente che certo “cattolicesimo convenzionale” rischia di parlar molto male del Padre di Gesù…trasformandolo nel Deus ex machina dei tempi passati, mentre i suoi fedeli restano “astemi in coma etilico“(Gabbani). È tempo che con chiarezza il cristianesimo cattolico si “smarchi” definitivamente dal cattolicesimo convenzionale…Buona giornata.>>

img_0002Ecco una delle mie possibili risposte:

 Da tempo, su questo giornale, io L’ho invitata ad un pubblico incontro per scambiar poche ma chiare parole che, sul piano della Fede, necessitano comprensione reciproca delle  tante ragioni che ci affratellano e sulle poche divisive, senza averne avuto riscontro. Segno che Lei rimanda un tale confronto filosofico-religioso con tanti di noi che, pur battezzati, non crediamo più ai dogmi ed alle liturgie della Chiesa Cattolica ma – per usare il suo stesso linguaggio – anche se – “pecorelle smarrite” siamo rispettosissimi dell’altrui Fede e vicini alla Chiesa di Noto.

Meraviglia, pertanto, il suo estemporaneo invito a rispondere sui tre interrogativi, constatando che ciò avviene nel calcolato fragore di sue massicce presenze sui media, in determinati periodi, ed in altrettante silenziose assenze-presenze alternate: lo strumento “Parola” con la maiuscola del Ministero o con la minuscola del militante Giornalista, che è in Lei, va usato quotidie sì, ma uniformemente anche sui media dei nostri cosiddetti “laici”!

Fatta questa necessaria ma serena premessa, mi stupisce che Lei – un bel mattino – ci faccia giungere la sua voce chiedendo a noi ed al suo Popolo di Dio la parola in merito a fatti sui cui Lei, per primo, fa già intendere la sua negativa risposta: per cui, non Le  pare che sarebbe opportuno che Lei per primo, da evangelico Buon Pastore, ci spieghi quei fatti che non tutti potremmo conoscere, dandoci la sua risposta agli interrogativi che pone senza attenderne altre, da Cattolici e non, che  invece da Lei le vogliamo?

Da parte mia, potrei risponderle in mille modi, con Dante o con Manzoni, coi dubbi di S. Agostino sul problema o sul “dono della Grazia” per ottenere la Fede; oppure scetticamente, agnosticamente, kantianamente o come uno qualunque del tutto indifferente a tali quesiti: e, tuttavia, Le rispondo che certo, sì, fanno male alcuni Suoi confratelli Vescovi ad usare la Fede in Dio per la cosiddetta “scienza” dei terremoti, come dimostra la seconda domanda.

Ma sull’IDEA di DIO del terzo quesito, Lei, da straordinario e profondo studioso di Antonio Rosmini, dovrebbe cominciare a confrontarsi con chi non l’ha, come Lei dice di averla, quella stessa Fede, e… cristianamente allargare un tale orizzonte in Diocesi, visto che fra i battezzati, non credo d’essere il solo a cartesianamente dubitare, prima, per giungere al Kant che di Dio non fa “scienza” per, poi, non accogliere nessun  passo o salto della Fede!

Le suggerirei, azzardando una qualche altra risposta in merito, di partire spiegandoci un testo che Lei conosce perfettamente: quello “Delle cinque piaghe della Santa Chiesa” del Rosmini, il quale metteva già a nudo nella prima piaga  ”la divisione del popolo dal Clero nel pubblico culto” cioè proprio la distanza del “popolo di Dio” dalle gerarchie e dal sacerdote che voltava le spalle ai fedeli in una lingua latina fatta e conosciuta da pochi!  E, come Lei ben sa, Rosmini in quell’opera denunciava già, negli anni Trenta-Quaranta dell’Ottocento, la “…insufficiente educazione del Clero”, la “…disunione dei Vescovi” – di cui nei suoi interrogativi, caro Monsignore, emerge un chiaro segno – per cui, dopo quasi due secoli, tornano gli stessi

interrogativi m a in tempi e modi diversi, ai quali né Lei né altri Cattolici potranno rispondere senza quella “Fede in Dio” che muove il sole e l’altre stelle: cioè col “Mea culpa!” che da oltre mezzo secolo attraversa la Chiesa Cattolica nel suo dottrinale e storico revisionismo militante, fatto di scuse e di richieste  di misericordiosi perdoni sui propri plurisecolari peccati a quegli stessi Cristiani o Musulmani che aveva combattuto e massacrato!

Non so se anche in Lei, il nostro dubbio-certezza sulla memorabile lezione del Gattopardo prevalga quando, l’esaltazione dell’Umano in Cristo – per esempio – non sia, specie nei suoi discorsi od omelie, uno straordinario cavallo di Troia per reinserirsi a galla come Chiesa, in questo tempo di trionfante indifferenza al problema, con le stesse armi filosofiche e di pensiero che, invece, con Rosmini avevate combattuto “cristianizzando” il pensiero kantiano delI’Idealismo ateistico del primo Ottocento in Italia ed Europa, proprio quando oggi, mi si dice e leggo, nel Duemila le piazze sono piene ma le chiese sono vuote di Fedeli.

Ma il discorso è complicato e, per questo, temendo di mettere troppa carne al nostro discorso, Le suggerisco di organizzare e far programmare anche più Incontri fra noi, visto il crescente bisogno di Dio che pur emerge nel Popolo, fermo restando il massimo rispetto per chi o coloro che Fede non hanno e condividono però la loro stessa “Humanitas”  nel Cristo che Lei da sempre esalta!

La ringrazio anticipatamente se, un giorno, ci incontreremo proprio su questi temi senza pregiudizi reciproci e nel massimo rispetto delle nostre scelte esistenziali.

Cordialmente.

Biagio Iacono


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