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LA CULTURA A NOTO

Mi dicono che per criticare alcune cose occorre essere uomini di cultura ….. o donne .

La mia vuole essere una riflessione sul metodo e prendo come esempio la recente  2^ edizione del Giardino della Bellezza, una rassegna che ha avuto dai costi elevati dove non c’è stato il grande pubblico, vista la precedente dello scorso anno dove le presenze si contavano sulle dita di una mano ognuno faccia i propri conti.

Sulla politica e sulla programmazione degli spettacoli ho apprezzato la calendarizzazione degli eventi che mette al riparo dall’improvvisazione, ma se esce dal cilindro il classico coniglio ci si ritrova delle manifestazioni di cui appare lecito dubitare senza essere dei maghi della cultura.

L’impegno è destagionalizzare gli eventi,  se concentriamo un periodo già pieno di per se l’evento passa comunque in secondo ordine, se necessita elevare il livello culturale nei giovani in città che ben venga, sarebbe il caso di capire chi lo fa, con chi e come.

La morigeratezza e la voglia di differenziarsi rispetto agli altri sta nell’usare un metodo diverso a partire dalla spesa pubblica, nei patrocini da parte del Comune non si dovrebbe arrivare alla copertura del 75% dei costi.

In tempi di crisi dove il cittadino viene spremuto dallo stato e dagli enti locali le spese andrebbero centellinate e capire se ce le possiamo permettere, se c’è una programmazione la stessa segue una copertura finanziaria, qualsiasi fuori programmata fa saltare i costi.

La politica fa sempre la sua parte e di norma tranne in casi eccezionali queste associazioni che propongono cultura hanno un area di riferimento, in questo momento ben individuabili. 

Quali criteri segue un progetto presentato all’ultimo momento ?

E’ un operazione di cultura?

Ha un senso organizzare una manifestazione quando già la città è piena e si prepara all’infiorata?

I flussi organizzati hanno le loro date e se c’è una programmazione inviata ad agenzie e tour operator anche questo avrà pure un senso.

La nostra città ha il suo risveglio culturale, forse manca la voglia di valorizzare  quello che abbiamo, perché straniero è bello e fa tendenza.

Forse manca una regia nel campo della musica e del teatro, pensandoci la crescita culturale dei ragazzi passa dal buon esempio che devono dare gli aadulti.

A volte si vuole cambiare se è pur vero che siamo soci nella Fondazione Teatro con la Provincia penso si debba discutere come prima cosa nel togliere due impiegati della Provincia dal CDA.

Ogni cosa ha un suo dinamismo si può cambiare purché si abbiano obiettivi oggi con lo sfascio della politica e la volontà di sopprimere le Province con un fine mandato dietro l’angolo il Presidente Bono chi rappresenta ?

E’ al capolinea ma forse non gli è chiaro.

La grave crisi economica impone una riflessione sull’uso dei fondi pubblici in tutti i settori non solo nel campo del turismo o della cultura, i tempi delle vacche grasse sono finiti e per organizzare determinate manifestazioni non sarebbe male strizzare l’occhio anche in questo campo al low cost.

Il tempo dei “nomi “ con parcelle esose è finito anche nel campo dello spettacolo.

Daniele Manfredi

 


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One Response to LA CULTURA A NOTO

  1. avatar

    Roberto Bellassai Rispondi

    18 maggio 2012 at 19:41

    Ho seguito in parte la seconda edizione de ” Il Giardino della bellezza ” ,che penso sia una manifestazione di buon livello culturale,ma  penso che debba crescere sotto alcuni aspetti! La Città di Noto,deve porsi il problema e gradualmente risolverlo di unire il centro storico con le varie periferie sia urbanisticamente,che culturalmente! Non si può continuare a fare manifestazioni culturali solo nel centro storico,ma bisogna sotto questo aspetto lavorare anche nelle periferie,nei quartieri,provare a dare strumenti a chi non li ha!  Nei quartieri dormitoio,dove la gente comune non legge nemmeno un giornale,prevalgono stili di vita familistici,che non hanno niente a che vedere con la cultura della bellezza,nè con quella civile,c’è solo miseria culturale, che oltre a toccarla con mano,si respira!
     Io me lo pongo da molto tempo,e lo voglio ricordare all’Amministrazione Bonfanti e all’Assessore ai beni culturali,Costanza Messina.  

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