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SUL CASO DELL’ASSESSORE FORESTIERO

GUADOE’ convinzione generalmente diffusa nella fauna politica italiota che la verità non si può dire sempre e comunque ed anzi la menzogna, attraverso il mezzo della mistificazione, può essere tranquillamente accettata o tollerata a supporto del principio “Fai quel che devi, perché accada quel che vuoi”, ma io sono convinto che “nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”.

La comunicazione politica, nonostante alcuni luoghi comuni, non è necessariamente dannosa, anzi può essere utile alla crescita democratica delle comunità, basti pensare al circuito virtuoso, proprio della vera democrazia partecipata, dell’informazione, della consultazione e della partecipazione. Diventa, invece, particolarmente pericolosa, in quanto tecnica di manipolazione, al verificarsi di almeno due condizioni:

La prima – necessaria – che i politici-amministratori tentino di mascherare incapacità o inconcludenza attraverso una strategia comunicativa fatta di proclami e annunci solenni che sorreggono, anche con una certa maestria funanbolica, quel miscuglio indistinto di piccolissime realtà oggettive e grandissime realtà “fantasiose”, la seconda, sufficiente, che il “quarto potere” si accontenti di pubblicare, senza alcuna verifica, le mezze-verità o le mezze-bugie della comunicazione politica promuovendola in questo modo al livello di “Informazione” che il lettore glocalizzato percepisce come verità.

Questa città vive perennemente in mezzo al guado, tra accuse e controaccuse si mettono in piazza tante cose ma non si arriva mai sino in fondo a definirne una che sia una.

Il caso dell’assessore forestiero è emblematico!

L’assessore Medica è incompatibile, si deve dimettere”, tuona l’opposizione cittadina!

Puntuale la replica di Corrado Bonfanti: “I cittadini sono vittime inconsapevoli di politicanti di bassa lega, pronti a denigrare e mettere in cattiva luce l’immagine del sindaco e dell’assessore ai lavori pubblici. Non c’è nessuna diffida, nessun conflitto di interessi, nessuna incompatibilità e nessuna violazione della legge. Bastano queste sole affermazioni per etichettare come inconcludente falsa nei contenuti e non autorizzata l’attività di volantinaggio che ha sortito un solo effetto: sporcare le strade della città”.

A questo punto sembrerebbe tutto semplice.

I firmatari del volantino – a proposito, come mai non è stato firmato anche da Forza Italia, Noto Nostra?– avrebbero a questo punto l’obbligo di tirare fuori le carte e costringere il primo cittadino agli atti conseguenziali, altrimenti ha ragione il sindaco a dire che è solo falsa informazione e depistaggio elettorale.

E così anche l’intervento dell’amico Pippo Bosco nell’ultimo consiglio comunale sulle implicazioni per il comune di Noto del superamento dei tempi medi di pagamento delle PA con l’intenzione di accendere un campanello dall’allarme sulle nomine di Comandante della Polizia Municipale e sulla nomina di Capo Staff.

Chissà se è mai stata trasformata in interrogazione formale a risposta scritta?

Per la verità l’esperienza pregressa induce ad un certo pessimismo della ragione, vedrete che, in questo caso, tutto si ingrotterà magari, non perché, come si dice, il fatto non sussiste ma in quanto si è già esaurito con l’effetto mediatico.

Per ultimo, per fare il controcanto ad un “post” di un mio virtuale amico feisbukiano, in città effettivamente si avverte l’assenza di un mezzo – foglio o spazio web – che in maniera strutturata, sul modello di agoravox, sito a cui fortemente mi sono ispirato nella creazione di evarconews, dia voce alla cittadinanza.

E lo ribadisco, un progetto di “comunicazione sociale”, attraverso le parole chiavi della democrazia partecipata – informazione, consultazione, partecipazione- ha lo scopo di avviare una serie di iniziative che portino le persone ad essere più consapevoli nelle proprie scelte, fornendo e ricevendo informazione obiettiva, ascoltando e parlando attraverso sondaggi, interviste e attività nei quartieri, chiedendo condivisione e partecipazione ai cittadini sulle scelte importanti.

Un foglio che potrà essere il primo tassello con il quale cercheremo di sparigliare le carte del sonnambulismo quotidiano di Noto, proponendo un modello di informazione in cui “l’uomo della strada” sarà il “reporter diffuso” a cui è affidato il compito non solo di evidenziare il problema ma anche provare a darne soluzione.

Certo, per fare questo, occorre avere una chiara e comune visione dell’obiettivo che si vuole raggiungere, una consapevolezza della situazione cittadina, un gruppo strutturato con il quale interagire continuamente, risorse strumentali e risorse finanziarie a disposizione.

Io sono pronto, c’è qualcun altro?

Carmelo Filingeri


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6 Responses to SUL CASO DELL’ASSESSORE FORESTIERO

  1. avatar

    Sindaco Rispondi

    1 aprile 2015 at 12:29

    Caro Carmelo, come saprai, il comunicato con il quale si contestano le false accuse, è stato corredato dal documento ufficiale dal quale trae spunto il volantino; quale migliore strategia comunicative del dire e dimostrare con atti.
    Per l’interrogazione verbale, formulata nel Consiglio Comunale del 17 marzo scorso, da parte del Consigliere Giuseppe Bosco, e da te riportata nelle pagine di questo blog, comunico che in data 30 marzo 2015, il sottoscritto ha risposto, per iscritto, inviando copia all’interrogante, al Presidente del Consiglio Comunale ed a tutti i Consiglieri comunali.
    Buon lavoro.

    Corrado Bonfanti

  2. avatar

    admin Rispondi

    1 aprile 2015 at 12:38

    Bene! Il Sindaco è stato chiaro. Adesso tocca alle opposizioni.

  3. avatar

    Daniele Manfredi Rispondi

    1 aprile 2015 at 18:40

    L’altro giorno penavo a questi netini di residenza o presunti tali e mi è venuto in mente che è già successo proprio ai compagni ex comunisti quando venne eletto consigliere comunale il Verde Paolo Pantano.Residenza effimera a Noto vita vera ad Avola.

  4. avatar

    Salvo Gionfriddo Rispondi

    2 aprile 2015 at 00:56

    Perché a distanza di circa tre settimane dalla nomina del nuovo assessore ai lavori pubblici, si sente ancora discutere e si percepisce un diffuso malcontento nella collettività? Quotidiani locali, manifesti, internet, nelle piazze e nei mercati, oramai in giro non si parla d’altro.
    Anch’io vorrei esprimere il mio rammarico circa l’affidamento della gestione di un importante segmento della cosa pubblica netina ad un cittadino di un altro comune, per puri stratagemmi di opportunità politica.
    V’è da rilevare, anzitutto, che i frutti dello scarso amore per il territorio non hanno tardato ad arrivare; infatti, proprio la scorsa settimana, sono stati eseguiti i lavori di rattoppo delle buche stradali, provocate dalle ultime piogge; nelle vie del piano alto (via Sergio Sallicano e zone limitrofe alla piazza del Crocefisso), dove la pavimentazione è costituita da mattoncini neri, le buche sono state riempite con asfalto comune. Un vero scempio a danno del nostro patrimonio artistico (viene da chiedersi se a Rosolini avrebbe fatto lo stesso?).
    Non sono un esperto di sociologia, tuttavia vorrei provare ad argomentare sulla questione, non tanto per valutare la scelta effettuata, ma quanto per giustificare il malumore manifestato dalla collettività.
    L’appartenenza di un individuo a una comunità e al suo territorio è una questione che non può essere trascurata, in una città fortemente identitaria come la nostra. Punto di partenza sono due interrogativi: Cos’è che lega un individuo al suo territorio? Qual è il legame di appartenenza che qualifica una persona come netino, avolese, rosolinese, ecc. ecc.?
    È risaputo che gli individui necessitino di un legame di appartenenza al territorio per esprimere e svolgere serenamente la propria esistenza; identità e appartenenza al territorio sono il legante fondamentale di ogni comunità; sono inoltre condizione necessaria per una democrazia partecipativa. È dunque normale che gli individui percepiscano un legame sentimentale per la terra in cui vivono e manifestino una certa ostilità nei confronti di coloro che non condividono questo legame; ed è naturale che la collettività desideri che la città venga gestita e amministrata solo da coloro che condividono questo sentimento di appartenenza.
    L’identità locale si determina gradualmente durante la crescita dell’individuo, attraverso la percezione di appartenenza al territorio e alla sua comunità, e diventa parte integrante del nostro modo di essere. È un fenomeno complesso in cui interagiscono moltissimi aspetti della vita sociale di un individuo; di fondamentale importanza risulta in questo caso la nostra routine. Infatti, puntualmente, per svariati motivi, siamo soliti frequentare determinati luoghi e interagiamo con essi: effettuiamo un determinato percorso per andare a lavoro, prendiamo il caffè quasi sempre nello stesso bar, facciamo acquisti in un particolare negozio, e magari ci piace sedere su un particolare gradino della cattedrale o del municipio, ecc. ecc. In virtù di questi fattori tendiamo a interiorizzare una serie di luoghi che, attraverso i suoni, gli odori e i colori, ci trasmettono specifiche sensazioni.
    Queste emozioni risiedono in ognuno di noi, ci sono trasmesse dalla particolare organizzazione dello spazio in cui viviamo e dagli individui che abitualmente frequentiamo; incidono soprattutto i legami di parentela con la comunità locale. L’arte, la cultura, le tradizioni e le feste popolari: sono tutti elementi attraverso i quali la comunità esprime dei sentimenti, dei valori, che il singolo individuo, attraverso la partecipazione alla vita locale, interiorizza e interpreta elaborando così modelli di comportamento che indirizzano scelte e azioni.
    Interagendo col territorio e la comunità locale si sviluppa un legame affettivo indissolubile che tende inevitabilmente a indirizzare le nostre azioni. Entrambi elementi conferiscono nel tempo ad ogni individuo uno stile, un’impronta, una foggia, una particolare umanità che ne orienta i comportamenti.
    In sostanza, il senso di appartenenza al territorio e alla sua comunità scaturisce da una molteplicità di fattori, fra loro connessi, che non è possibile semplicemente ricondurre al luogo di nascita, di residenza o a quello in cui si è frequentata la scuola.
    Prescindendo da questa premessa, sarebbe stato possibile giungere alla medesima conclusione in un altro modo. Infatti, basta andare su facebook, cercare il nome di Enzo Medica e scoprire quali sono i suoi interessi. Fino alla data del 17/03/15 fra i 72 “mi piace” non ce n’era uno che avesse attinenza con la città di Noto o la sua comunità. Solo recentemente è stato aggiunto un mi piace a “tutto su Noto” (per cui ora sono 73). Invece, tra i personaggi illustri troviamo il sindaco Cannata, Stefania Petix, Giorgio Calabrese e ovviamente l’on Gennuso, ma, DEL NOSTRO SINDACO BONFANTI NEMMENO L’OMBRA. Desta perplessità soprattutto un articolo di giornale dove si scopre che già nel 2012 qualcuno aveva provato a piazzarlo nella giunta di Pachino, ma l’operazione non era andata a buon fine (onore ai Pachinesi). L’articolo è breve ma interessante, soprattutto il titolo: “Vincenzo Medica smentisce. «Io assessore? Voci senza fondamento, sarebbe offensivo per i pachinesi »”.
    A QUESTO PUNTO, QUALCUNO SAREBBE COSÌ GENTILE DA SPIEGARE PERCHÉ MAI PER I PACHINESI LA SUA NOMINA SAREBBE STATA OFFENSIVA, MENTRE INVECE PER I NETINI NO???
    Riflettendo su queste considerazioni, sorgono altri interrogativi in merito alla nomina del nuovo assessore. Quali sentimenti lo legano alla comunità dei netini? Com’è possibile affidare la gestione di un importante segmento della cosa pubblica netina ad un individuo privo di radicati e reciproci legami con la nostra comunità? In tal modo, il destino della collettività viene a dipendere da decisioni prese altrove (e magari anche da qualcun altro).
    È mai possibile che a fine legislatura, con la macchina amministrativa già ben avviata, nella classe politica netina non vi sia nessuno in grado di svolgere queste funzioni!
    Sarà una mia impressione ma sembrerebbe proprio che qualcuno voglia abituarci all’idea di essere governati dai forestieri. Non bastavano i consiglieri di Rosolini, adesso abbiamo pure un assessore. Da qui, a ritrovarci ad avere un sindaco che non è di Noto il passo sarà breve. Infatti, con l’abolizione delle provincie molti baroni della politica locale, che temono di rimanere disoccupati, o già lo sono, busseranno alla nostra porta e troveranno certamente partiti e movimenti corrotti disposti ad accoglierli nella speranza di vincere e dominare (a dire il vero qualcuno sta già bussando insistentemente).
    Amministrare e avere giurisdizione su un comune di 550 km quadrati di territorio è un’ambizione troppo grande, i motivi sono tanti e vari: dominare l’imprenditoria locale e il mercato immobiliare; il PRG è un capitolo ancora da scrivere; il nostro comune non è ancora in dissesto finanziario (tasca mia fatti capanna); quanta terra a disposizione per realizzare una bella discarica (il nostro territorio è estremamente vasto e tutte le discariche in Sicilia sono ormai stracolme); quanti chilometri di costa per costruire uno stabilimento balneare; e infine, vuoi mettere che le trivellazioni petrolifere sono ormai legge: chi in passato ha avuto mire espansionistiche a riguardo, troverà adesso la legge dalla sua parte (l’illusione di creare posti di lavoro è sempre dietro l’angolo).
    Proprio il sentimento di appartenenza al territorio ci ha permesso di impedire, in questi ultimi anni, che la nostra terra venisse seviziata dalla Panther Oil (che forse adesso sta già facendo il tifo per qualcuno); la realizzazione di una discarica in contrada Stallaini; la costruzione di uno stabilimento balneare a Eloro e tanto altro ancora. Sappiamo, invece, quali battaglie da tempo conducono i comuni limitrofi per strapparci lembi di territorio. Che dire poi delle lunghe lotte per mantenere il presidio ospedaliero, che pezzo dopo pezzo ci stanno portando via.
    In passato siamo riusciti a farci strappare l’identità di alcuni importanti prodotti coltivati nel territorio di Noto solo perché venivano lavorati e smistati dai mercati di altri comuni. La mandorla coltivata nel territorio di Noto è conosciuta a tutti come “la mandorla di Avola”; dicasi lo stesso per il “ciliegino di Pachino”, prodotto nelle serre del nostro territorio. TUTTO CIÒ NON È BASTATO, ADESSO VOGLIONO PORTARCI VIA ANCHE LA GESTIONE DELLA CITTÀ E LA NOSTRA IDENTITÀ. E allora, il campanilismo comunale non c’entra assolutamente nulla, ma tutto ciò non è più tollerabile. NOTO DEV’ESSERE AMMINISTRATA DAI NETINI.
    Noto ha avuto sempre un posto centrale nella storia e grazie al legame di appartenenza di cui godono i netini è riuscita a costruire e conservare un nome, un’immagine, un senso di sé. NOTO NON PUÒ ESSERE CONFUSA CON NIENT’ALTRO.
    Ciononostante, in questi quattro anni, il territorio sembra abbia perso la capacità di generare e imporre significati all’esistenza di certi individui. Costoro, lungi dal tenere compatta e unita la comunità che rappresentano, sono solo in grado di perpetuare la solitudine da cui sono animati. L’obiettivo primario è solo quello di riscuotere consensi. La cosa più triste è che, per alcuni, il nostro territorio rappresenti ormai solamente un bacino per la raccolta di voti; a seconda delle circostanze il cittadino viene considerato come “l’elettore”, “il consumatore”, “il turista”, “l’immigrato” ecc.. In sostanza, ogni persona viene valutata solo in base alla sua utilità.
    Di fronte a questo malgoverno, spetta a noi cittadini riprendere in mano le redini della città e cercare di riscrivere il patto che lega la politica al territorio, ristabilendo il nesso tra comunità e identità territoriale che alcuni politici stanno cercando di lacerare. Ripongo estrema fiducia nei miei concittadini, e sono sicuro che tutto ciò cui stiamo assistendo sarà tenuto ben in considerazione alle prossime elezioni, ne abbiamo già dato prova alla scorsa tornata elettorale e riusciremo a farlo una seconda volta. Diffidate dunque da coloro che asseriscono di provare sentimenti viscerali per Noto, non sempre dalle viscere partono buoni propositi.
    In ultimo, vale la pena citare uno slogan dell’onorevole Gennuso, visto sull’account facebook sopraccitato, che recita: “La Sicilia ai siciliani”; per cui, in analogia e stando al principio, vorrei concludere dicendo: “NOTO AI NETINI”.
    Il pesce d’aprile è passato, invito comunque a considerare sempre le mie riflessioni come racconti di fantasia.

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      Corrado Bonfanti Rispondi

      2 aprile 2015 at 08:21

      Egregio Gionfriddo, innanzitutto Buona Pasqua a lei e ai suoi cari.
      I lavori di rattoppo per le strade del piano alto sono la soluzione migliore per chi, ha già pronto il progetto di rifacimento delle strade, con tutti i pareri acquisti e l’approvazione della Giunta Municipale. Si aspetta solo l’approvazione del bilancio di previsione 2015.
      Per quanto riguarda la mia scelta sul nome dell’Assessore, mettendo da parte che il dott. Medica è nato a Noto, ha studiato a Noto, risiede a Noto e paga le tasse all’Ente Comune di Noto, sarebbe cosa buona e giusta valutare l’attività che il neo Assessore saprà mettere a servizio della nostra città a posteriori.
      A me sembra poco condivisibile quanto da lei scritto: meglio netino anche se poco attivo e poco competente che forestiero, preparato, esperiente e in grado di apportare valore aggiunto.
      Io penso che sia meglio un uomo o una donna della nostra comunità che abbia tutte le caratteristiche sopra riportate. La prossima tornata elettorale darà questa opportunità; chi corrisponde a questo identikit si faccia avanti e convinca la nostra comunità di elettori. Non è questa la democrazia?
      Affettuosità.

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        Salvo Gionfriddo Rispondi

        2 aprile 2015 at 09:48

        Un cordiale augurio di buona Pasqua anche a Lei e famiglia.
        La ringrazio per la Sua attenzione e la saluto rispettosamente.

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