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ASPETTANDO LA VENDETTA DI SILVIO

VENDETTA SILVIO“Alfano vuole fare il grande centro, ma sarà solo la stampella della sinistra. Il governo lo buttiamo giù in pochi mesi”. È nel vivo nello strappo, a ferita ancora aperta che Silvio Berlusconi è un’ira di Dio. E medita vendetta. Su Angelino e sul governo. E’ la spallata il pensiero fisso. Con tutta la “sua” delegazione al governo passata con Alfano è già, di fatto, all’opposizione.

Ora l’obiettivo è fare a Letta la fine di Prodi. Alzando da subito i toni su legge di stabilità e decadenza: “Scateneremo l’inferno” è il grido di battaglia. Prima che Angelino possa determinare la slavina nei gruppi. I numeri della scissione non sono banali. Angelino può vantare 31 senatori, compreso Schifani che subito dopo l’annuncio rassegna le sue dimissioni da capogruppo. Alla Camera sono molti meno, i deputati sono 27. A cui aggiungere 9 europarlamentari. Ma il “piano” di Angelino è di prosciugarlo dopo la decadenza. Tanto che una vecchia volpe come Casini, uno che la manovre di Alfano le conosce bene, a Virus prevede che “i parlamentari di Alfano saranno molti più di oggi”. Non è un caso che Verdini sia già corso ai ripari. Garantendo, nero su bianco, la ricandidatura a tutti quelli che nella grande conta si sono schierati con Berlusconi.

Il minuto dopo la rottura il clima pre-annuncia già una faida cruenta. Perché Alfano non è Fini. È, anzi era “sangue del mio sangue” ripete il Cavaliere. Il tradimento è di quelli che scavano una ferita profonda. Che non si rimargina. Perché ormai è difficile tornare indietro. L’ex premier è convinto che la rottura sia “irreversibile”. Ne ha maturato la convinzione nel corso della trattativa pomeridiana. Quando Alfano ha rifiutato una dopo l’altra le ipotesi di mediazione. E ha tenuto il punto: “Senza garanzie sul partito e sul governo, io non vengo al consiglio nazionale e annuncio i gruppi autonomi”.

Anche con Fini iniziò così, ricordano a palazzo Grazioli. Con la “terza gamba”. E poi la guerra nucleare. Già perché è vero Alfano, a caldo, ha tratteggiato il profilo di gruppi “amici” di Berlusconi sulla decadenza, responsabili al governo dove continueranno a sostenere alcuni punti del programma di Berlusconi. E che Maurizio Lupi ha assicurato che Berlusconi resta il punto di riferimento e che “non faremo come Fini”. Ma nessuno scommette che, in futuro, le strade siano destinate ad incontrarsi di nuovo. Sergio Pizzolante, uomo forte del gruppo di Alfano, trafelato all’uscita del palazzo di Santa Chiara taglia corto: “Ora ci sono due partiti diversi, alleati sulla difesa di Berlusconi, distanti sul governo e sulla prospettiva si vedrà”.

Già, si vedrà. Si capisce dalle raffiche successive all’annuncio di Alfano che il bon ton di maniera ha già ceduto il posto a un duello rusticano. Raffaele Fitto, appena gli portano le dichiarazioni del ministro dell’Interno a San Lorenzo in Lucina, ci va giù durissimo: “Da Alfano è venuto un atto gravissimo contro la sua stessa storia e contro Silvio Berlusconi, i nostri programmi e i nostri elettori. Il vero popolo di centrodestra giudicherà”. È solo l’inizio. Con i governativi che bollano come “estremista” il gruppo di comando del Pdl. E i “lealisti” che accusano Alfano si “tradimento”.

Ed è proprio perché Berlusconi pensa che il disegno di Angelino sia irreversibile che a questo punto ha deciso, da subito di alzare i toni sul governo. Nel suo ragionamento la manovra centrista è forte nel Palazzo ma non nel paese. Anche perché Alfano non può usare il marchio Pdl. Ecco lo schema usato contro Prodi. Con Renzi nel ruolo di Veltroni come principale rottamatore del governo dall’esterno. Rinasce Forza Italia. È sinonimo di opposizione dura.

http://www.huffingtonpost.it


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