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LA CICALA E LE FORMICHE

kamikazeProprio in questi ultimi scorci di anno si sta consumando, devo ammettere prima di ogni più rosea aspettativa, l’epilogo della sciagurata avventura siciliana del servizio idrico integrato affidato in tutto o in parte ai privati. Ricordiamo tutti chi furono i protagonisti di tale opzione in questa provincia. Le responsabilità “manent”, i tentativi di postuma autoriabilitazione “volant”. Ma tutto sta per diventare, è proprio il caso di dirlo, acqua passata. Tutti abbandonano la nave che affonda. Persino il pregiatissimo giornalista de “La Sicilia” che oggi celebra in un articolo, con malcelato piacere, la fine degli ATO idrici in Sicilia, ma che nel passato si era invece dimostrato fin troppo zelante nel diffondere i comunicati “aziendali” della SAI8. Insomma, si sente il vento che cambia, e nessuno vuol farsi sorprendere “off line”. Dopo la resa giapponese nel settembre del 1945, molti soldati giapponesi di stanza in sperdute isole del Pacifico, a Bali, come nelle Filippine e in Manciuria, privati dei contatti con la madrepatria, a corto di rifornimenti e di munizioni, continuarono a combattere per anni la loro assurda guerra. Addirittura le cronache raccontano che l’ultimo “difensore” nipponico delle Filippine, l’ottantacinquenne Noubo Sangrayban, fu trovato, veramente male in arnese, nel gennaio del 1997 nell’isola di Mindoro. Nell’altra parte del mondo, a Noto e nel 2012, pare che qualcuno voglia, a modo suo, emulare l’indomito Noubo, non accettando che la “guerra” a favore della SAI8 è ormai perduta.  Ed è quindi passato, con l’avallo del Commissario Cardaci e del Comune di Siracusa e di non so chi altri, un bilancio pluriennale che fa a pugni con l’imminente/incombente legge che sta per restituire la gestione ai comuni e, cosa non meno grave, è passato anche il bilancio preventivo per il 2013 con la previsione di un discutibilissimo quanto oneroso indennizzo alla SAI8.
Probabilmente, dato l’accavallarsi degli eventi, neanche la SAI8 avrà il tempo di esprimere la propria gratitudine. Un tempismo da eroe nipponico di altri tempi, non c’è che dire. Una occasione mancata per la nostra amministrazione e per il nostro consiglio comunale che, pur predicando bene con ridicoli consigli aperti bipartisan, è riuscita a lasciarsi sfuggire l’ultima vera possibilità per esprimere il proprio formale dissenso. Già da tempo, comunque, l’opinione pubblica netina ha classificato come meritano, i propri insulsi rappresentanti e un recupero in zona Cesarini a nulla sarebbe valso.
Una ingenuità politica, senza appello, che trova macroscopici riscontri anche in una vicenda che potrebbe annoverarsi tra le classiche questioni di palazzo: l’ancora sotterraneo braccio di ferro tra l’attuale sindaco e quello che, chiaramente, si proporrà come sua più accreditata alternativa nel 2016. Parlo ovviamente del rampollo della famiglia Figura, il sorridente e cordiale presidente del consiglio comunale. Lui è solo la punta dell’iceberg dell’intelligente lavoro certosino che fin dalle scorse elezioni comunali sta imbastendo il team familiare, interpretando in modo singolare, ma efficace, l’esigenza di rinnovamento che ha la politica locale. “Il progetto a cui miro nell’impegno politico è quello del cambio generazionale e di mandare a casa questa classe dirigente …”, tuonava dalle pagine de “l’Occhio” il neo candidato regionale, auspicando, infine, un ritorno “alla vera politica dei nostri padri” (?!). Chiaro il teorema? La strategia di fondo è elementare, ma non da tutti: acquisire una posizione, consolidarla e passare ad un livello politico “superiore”. Così dopo il plebiscito delle scorse elezioni, pur in un sistema in cui “uno vale uno”, senza neanche il bisogno di dichiararsi indipendenti, non appartenendo ad una vera entità politica da cui dissociarsi, sono riusciti a consolidare la loro posizione con la presidenza del consiglio, sicuramente facendo balenare allora, a uno o più di quelli che un anno dopo sarebbero stati trombati alle regionali, la promessa di un loro rilevante apporto elettorale. Con la medesima determinazione, mettendo in campo anche l’altro rampollo, letteralmente uscito dal cappello, la famiglia ha puntato e ottenuto un ulteriore accreditamento politico a livello regionale. Nel frattempo, nel consiglio, “il cordiale” ha iniziato a porsi come riferimento per transfughi e orfani d’onorevole, seminando pazientemente per allontanare il pericolo della più volte annunciata e temutissima mozione di sfiducia che, se realizzata, renderebbe un po’ più problematiche le future ambizioni. Resta ora da giocare la carta delle nazionali scegliendo ed appoggiando il cavallo giusto, per poi battere cassa alle provinciali di inizio estate, per avere così modo di consolidare il nuovo orizzonte raggiunto. In tutto questo il primo cittadino, ancora inebriato dall’insperato successo elettorale, così come i vari esponenti dei partiti di “opposizione” e “maggioranza”, appaiono inermi spettatori. Si naviga a vista sia nell’amministrazione che nella gestione del potere. Lascia sgomenti come il sindaco stia sistematicamente dilapidando la sorprendente credibilità guadagnata con la sua elezione. “Unni ta fatto a’stati, fatti ummiernu” dicevano gli antichi e anche la famosa formica alla famosa cicala. Si sono ovviamente accorti dell’inesorabile gioco al rialzo delle “formiche” Figura, i “volponi” capizona, che vorrebbero correre in tempo ai ripari, telecomandando gli assopiti burattini locali nella direzione della detta mozione di sfiducia. Ma anche in questa occasione, in cui è in ballo il mantenimento della propria esistenza politica, i “nostri”, senza distinzione di grado e di appartenenza, stanno dimostrando la loro modesta statura. Ma se tanto mi dà tanto, vuol dire semplicemente che ci meritiamo una “nuttata” più lunga.

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